Soffia nuovamente forte il vento che vorrebbe riportare il sistema elettorale nazionale su base proporzionale, sebbene con necessarie soglie di sbarramento utili ad evitare l’eccessiva frammentazione del quadro politico.
Sullo sfondo il fallimento, per ora non ancora ufficialmente dichiarato, del maggioritario spurio invocato da anni e da più parti come salvifica formula per dare al Paese l’agognata governabilità. Niene di tuttò ciò è avvenuto se si osservano con attenzione le dinamiche dell’ultimo quarto di secolo. Il ritorno al passato sembra pertanto essere già confezionato, con ciò non significando che il passato è tutto da buttar via, anzi.
Quando si elaborano nuove leggi elettorali non occorre dimenticare, però, che sono gli uomini a sedere all’interno delle istituzioni e che con essi occorre fare i conti (vedi le transumanze politiche travalicanti l’assenza del vincolo di mandato).
In sostanza pare che i partiti o quello che di essi rimane tra scissioni, ricomposizioni, rotture e riappacificazioni vorrebbero un nuovo, ulteriore strumento elettorale.
Il nobile scopo è ampliare la rappresentanza all’interno delle due Aule evitando l’eccessiva polarizzazione del voto che inevitabilmente premia le formazioni più grandi a scapito degli altri.
Da qui il fatto che alcuni (tra questi senza dubbio Forza Italia, FdI, Italia Viva, Articolo1 etc..) intendono nuovamente scrivere le regole del gioco al fine di non scomparire, o comunque di mantenere posizioni utili al centro della scena.
Sembra cioè che la tanto vituperata Prima Repubblica sia ancora lì come un fantasma capace di suscitare nei protagonisti dell’attuale panorama sollecitazioni e suggestioni.
In realtà anche all’epoca eisistevano appena tre partiti capaci di ottenere un gran numero di voti: Dc, Pci e Psi. Le altre formazioni facevano prevalere la loro forza marginale riusciendo a sedere comunque al governo. Basti ricordare l’esperienza del pentapartito in cui anche le piccole formazioni erano rispettate e tenute nella dovuta considerazione.
Ma la voglia di proporzionale che serpeggia deve essere considerata solo una moda, oppure una reale necessità? Un interrogativo che sarà sciolto tra non molto tempo allorché il Parlamento metterà nuovamente mano alla prossima legge elettorale (l’ennesima in pochi anni).
Senza dubbio la volontà di molti è di arginare la crescita di qualche partito capace di schiacciare gli altri verso un inevitabile logorio ed isolamento.
Cioè è in atto il tentativo di garantire sopravvivenza e potere contrattuale anche a chi riuscirà ad ottenere dal tre al cinque per cento per cento (la soglia è da stabilire).
In questo contesto ancora fortemenete in evoluzione potrebbe dire la proprira un soggetto liberale federato, composto da più formazioni di area, capace di tenere il gioco ai più grandi e strutturati movimenti nel tentativo di esprimere una utile rappresentanza all’interno delle istituzioni. Una sfida difficile che avrà senso solo in presenza di una forte organizzazione e di soglie di sbarramento accessibili. In caso contrario tutti gli sforzi saranno vani, pertanto non utili alla causa.

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