È del tutto inutile dibattere, qui, della annosa dicotomia del povero SUD versus il ricco NORD.

È inutile, qui, riproporre temi usuali come un NORD che, a fronte di incomprensibili politiche economiche nazionali e di DEF sempre affamati di soldi, drena risorse al SUD.

È inutile contemplare della crescita del divario fra queste due regioni del Paese; divario che nessun governo è mai riuscito a colmare.

Non è cambiato mai niente, e tutto procede nel lamento generale del NORD e del SUD.

Fin quando non ci sarà consapevolezza che al Paese Italia è necessario un SUD competitivo, si sentirà sempre la stessa monotona musica.

Qui, invece, è opportuno e necessario sottolineare che il SUD è stanco di subire le emorragie di giovani intelligenze, di spontanee creatività, di qualificate competenze, che, costruite nel Meridione, vanno invece a rafforzare le potenzialità di altri territori e paesi, depauperando le regioni meridionali e ipotecando ogni loro possibilità di crescita; furto di futuri benefici per il SUD.

Qui, invece, è opportuno sottolineare che lo Stato, con le sue demenziali e reiterate politiche economiche per il Mezzogiorno, sempre decantate ma con effetti contrari a quelli promessi e attesi, impoverisce il SUD non solo economicamente, ma lo priva anche di ogni potenzialità di sviluppo.

Uno Stato come questo va cambiato nelle strutture, nelle politiche, nella cultura.

Qui, si vuole affermare che il SUD ha voglia di riscatto: ora, prima che sia troppo tardi per invertire il processo degenerativo. Affermare con determinazione, senza il filtro del politically correct.

Ma cosa fa lo Stato di tanto grave?

Lo Stato non è equo, perché “investe” al NORD piuttosto che al SUD.

Qualcuno potrebbe obiettare che non sia vero; che le risorse dedicate al NORD, è vero che sono maggiori, ma anche il SUD ha la sua non trascurabile parte.

È qui che casca l’asino. Ci si riferisce allo Stato con tutta la schiera di economisti.

La obiezione è semplice: mentre al NORD i soldi sono, principalmente, usati per potenziare strutture ed infrastrutture, agevolando così efficienza, produzioni, traffici, mobilità e così via; al SUD i soldi sono, principalmente, usati per l’assistenzialismo.

Assistenzialismo: questi maledettissimo vocabolo, disdetta e tragedia per il SUD; una delle forme becere di statalismo.

Dal punto di vista economico, l’assistenzialismo, a imprese famiglie cittadini, significa, che i soldi impegnati rappresentano costi non investimenti; sono tattici, contingenti, senza futuro, senza ritorni, ripetitivi; pretendono un “grazie, padrone” che, intanto, ti sfrutta.

Ma, inoltre, qualcuno li deve pagare? E chi se non il NORD ricco?

Cosa comporta tutto questo?

Che il Nord, ricco, si lamenta di dover “mantenere il SUD”, lo schernisce e lo dileggia, gli inveisce contro, lo tratta da sfaticato e parassita, lo detesta come incapace; pur venendo, poi, al SUD per drenare quegli stessi soldi, e, in più, risorse e voti.

E così si impoverisce il SUD e gli si ruba il futuro.

Che altro significa l’assistenzialismo?

Significa che, il cittadino del SUD, per accedere ad esso, deve “trattare con la burocrazia” che, inesorabilmente, si potenzia sempre e, sempre più, diventa centro di potere, aumentando la sua capacità di soffocamento della libertà individuale e della impresa.

E lì dentro, nella burocrazia, si favoriscono raccomandazioni, crescita di posti di lavoro statali inutili e costosi da distribuire agli amici ed elettori, mentre tanti giovani emigrano.

Questo scenario, è tanto banale da essere inutile spiegarlo, è l’humus di una corruttela dilagante, favorisce piaceri e compromessi, mance e criminalità.

C’è da aggiungere altro? Il quadro appare chiaro e ragionevole.

Ma non è tutto: da punto di vista sociale, l’assistenzialismo fa divenire mendicante chi ne beneficia, toglie la voglia di vivere, genera pessimismo, deprime entusiasmi e idee e proposte, brucia e annichilisce ogni futuro di sviluppo.

Ci si domanda: come mai certi Soloni, politici, professori, eminenze economiche, …, non lo capiscono?

Fra l’altro si è legittimati nel chiedersi: l’assistenzialismo al SUD, la cui origine si perde nella notte dei tempi, è stato praticato da sempre, a cominciare dalla famosa e storica Cassa per il Mezzogiorno (altra forma di statalismo). Quindi, sperimentato e verificato, con consuntivi meno che nulli, visto che il divario Nord-Sud è cresciuto!

Che non sia la ricetta giusta? È mai possibile che chi governa e amministra non tragga le ovvie conclusioni?

La verità è che il SUD non vuole più assistenzialismo, ma vuole che gli si restituisca la libertà di vivere in libertà e liberamente intraprendere.

Per chi sa come, ci vuole poco: ma è necessario recuperare un passato di lunghi anni di sonno.

È necessario unirsi, e interpretare lo sviluppo e il futuro con assiduità, tenacia, compattezza, onestà intellettuale: ragionevolezza senza spinte disgregatrici.

Facciamo, ad esempio e solo ad esempio, una proposta di provocazione.

  1. Il SUD deve acquisire la consapevolezza che non c’è tempo da perdere;
  2. Il SUD deve smetterla di pietire assistenzialismo;
  3. Il SUD la deve smettere di chiedere ponti, strade, ferrovie, aeroporti, …, strutture e infrastrutture, semplicemente perché le reiterate richieste allo Stato, in questo senso, sono sempre state promesse e del tutto disattese; per il semplice motivo che, per ottenerle e fruirle, ci vogliono decenni. Basti ricordare che, per completare la autostrada Napoli – Reggio Calabria, sono stati necessari oltre 30 anni; figuriamoci, ad esempio, una Bari – Palermo. La osserveremo, felici, dall’aldilà.
  4. Il SUD deve acquisire la consapevolezza che strutture e infrastrutture fatte al Nord, non influenzano, se non in nulla, lo sviluppo del SUD: dunque, che se le paghino loro.
  5. Il SUD, nell’osservare che subisce lo stesso regime fiscale del NORD, deve acquisire la consapevolezza che le tasse si pagano per ricevere servizi.

Ma, poiché i servizi forniti al NORD, come detto, sono ben superiori dei servizi forniti al SUD, allora la richiesta da fare è: drastica riduzione delle tasse per il SUD, per cittadini famiglie e imprese, per equilibrio con il livello dei servizi, così come accade al NROD.

Bisogna, inoltre, tenere conto che, siccome i servizi forniti non sono commisurati alle tasse pagate, allora il SUD deve ulteriormente mettere la mano in tasca per compensare il livello stesso dei servizi. Se, per andare da Bari a Napoli non ho a disposizione la ferrovia, allora sono costretto a usare l’auto.

La proposta/provocazione non ha bisogno di lunghi tempi per la realizzazione come accade per la realizzazione di una ferrovia elettrificata.

Allora, con più soldi in tasca, con maggiore liquidità disponibile, il SUD riacquisterà la voglia di intraprendere e non ci sarà una crescita, ma un boom.

Maggiori consumi, maggiore domanda, maggiori investimenti, più posti di lavoro veri e profittevoli.

Allora le autostrade verranno, quasi in automatico.

Questo è un sacrosanto principio di equità liberale, che è il vero fattore propulsivo della crescita.

È necessario che si convochi, al più presto, una conferenza dei Liberali, delle organizzazioni e dei partiti meridionalistici per affrontare questi problemi non più procrastinabili, per formulare soluzioni e prospettare progetti di sicuro successo e fattibilità operativa.

Non mancheremo di far sentire la nostra voce.

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