Dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi, il  panorama (rectius: lo scenario) del Pianeta è profondamente mutato.

L’industria pesante delle armi, dei missili, delle testate nucleari continua a essere il polo produttivo più importante e rilevante del mondo, ma una sorta di controllo, impalpabile, impercettibile, imprecisabile  sulla scelta dei luoghi della guerra sembra tenere lontani i conflitti interni dalle grandi potenze più fornite di strumenti bellici. Gli scontri, anche duri, avvengono con altri mezzi, non cruenti, meno violenti e, comunque, non distruttivi delle cose in senso materiale.

In Occidente (e segnatamente nella parte anglosassone di esso) Boris Johnson e Donald Trump, al fine, dichiarato e verosimile, di salvare i loro Paesi  dall’inevitabile declino, prodotto dalla prevalente dimensione monetaria impressa dalle Banche al capitalismo (nato agli albori della società industriale, come poliedrico e variegato  polo produttivo), stanno conducendo una vera e propria “guerra” contro il mondo dell’alta Finanza.

Certamente la loro lotta non è paragonabile a quella di Winston Churchill e di  Franklin Delano Roosevelt contro il Nazismo. Il suo carattere non è cruento e distruttivo. Hitler aveva una forza militare straripante e soprattutto ne poteva disporre in assoluta libertà: bisognava necessariamente annientarlo con una guerra disastrosa e con una più che prevedibile, catastrofica e  immane perdita di vite umane. D’altronde,  dopo gli atti aggressivi compiuti dal Fuhrer in Europa non v’era alcun spazio per trattative.

L’unica, minima nota comune che potrebbe riscontrarsi nei due tipi, diversissimi, di scontro, sta nel fatto che anche con il sistema finanziario, non è possibile  trattare.

Johnson e Trump sono costretti a combattere per non soccombere, perché nessuno può venire a patti con loro per trovare un compromesso. E’ una guerra in cui, in buona sostanza vige il motto: mors tua, vita mea.

Il potere, pur concretissimo e implacabile, dei grandi Finanzieri  è, infatti, nascosto, celato in ovattate stanze;  si presenta fluido, impalpabile; può apparire addirittura evanescente, perché le centrali della Finanza occidentale non occupano fortilizi che devono essere espugnati, nè hanno divisioni corazzate da mandare in battaglia.

E qui torna alla mente una frase del dittatore sovietico alla conferenza di Jalta, per sottolineare un’interessante similitudine di situazioni.

All’epoca della seconda guerra mondiale, il Papa non aveva truppe armate (e, a giudizio di Stalin, per tale mancanza non poteva interloquire negli assetti del Pianeta).

La sua potenza, però, era straordinaria: la Chiesa cattolica poteva avvalersi, mediante le sue parrocchie diffuse nel territorio, le associazioni religiose, le aggregazioni e le  istituzioni cattoliche sparse sul Pianeta di un potere, eufemisticamente denominato “spirituale”, ma, in realtà, di efficacia e di portata  enormi; poteva avvantaggiarsi di una rete di relazioni più potente di ogni sistema d’intelligence.

Anche oggi, il mondo dei Paperoni ha una pletora sterminata di sportelli bancari, di agenzie e istituti di varia importanza, di centri potentissimi di studi internazionali e di consulenze strategiche (Goldman Sachs, Aspen, Bilderberg e altre), di consorterie vicine e allineate  con una capillarità che travalica (e peraltro comprende anche) quella della Chiesa (che con lo IOR è tra i maggiori esponenti del sistema creditizio).

In più, i super-ricchi di Wall Street e della City possono disporre di un apparato mass-mediatico neppure lontanamente paragonabile a quello di cui possono avvalersi i loro avversari, costretti nei confini dei giornali on line, dei social  e di qualche sporadica rete televisiva locale.

Con campagne di stampa e televisive ben pilotate, con il potere corruttivo del denaro che penetra dappertutto (nella pubblica amministrazione, nel mondo degli affari, nelle sedi diplomatiche e dei servizi segreti e così via) il mondo delle banche rappresenta una potenza quasi invincibile.

La linea d’azione è la stessa seguita dalla Chiesa per due millenni: per progredire e avanzare su una strada ai trionfi economici avvezza, bisogna avere il sostegno dei poveri, dei diseredati, dei derelitti, degli emarginati, degli esclusi, dei negletti e reietti del Pianeta.

Il conforto ideologico dei movimenti religiosi e dei partiti politici che dicono di sostenere le loro cause, è prezioso. Puntare sugli universalismi per convincere gli scettici che s’intendono perseguire il bene dell’intera umanità e la felicità planetaria (e non solo di una parte di essa),  dicendo, elaborando e perfezionando i più vieti luoghi comuni del gauchisme mondiale è una ricetta che ha dato sinora (e continua a dare)  risultati sorprendenti.

Oggi, in aggiunta a tutto ciò v’è, a sostegno del potere finanziario, l’incremento spaventoso delle fake news mass-mediatiche.

Il recente caso di cui è stato vittima Donald Trump, per lo zelo dello speaker democratico della Camera, Nancy Pelosi D’Alessandro, che si è dichiarata con non poca ostentazione, guardia inflessibile della “moralità pubblica”, è significativo ed emblematico delle difficoltà che incontra  chi osa mettersi contro i poteri “che non hanno divisioni corazzate”.

Il caso può così riassumersi. Un agente della CIA diffonde, per chiari scopi di lotta politica interna al suo Paese (e sotto l’eventuale e molto probabile protezione degli apparati pubblici pagati dai contribuenti statunitensi per fornire il necessario supporto di intelligence al Presidente della Repubblica) informazioni raccolte nella sua attività di spionaggio.

Ebbene, l’uomo, lungi dal denunciare, a sua scusante,  il comportamento illecito di colleghi o superiori, alle autorità del suo Paese – come sarebbe stato suo diritto e dovere – spiffera, invece,  ai mass-media una “soffiata” di cui è venuto a conoscenza, per motivi di lavoro.

La notizia finisce  per alimentare una sorta di complotto contro Donald Trump che una parte della pubblica opinione ritiene ordito dai suoi nemici (ed è facile individuare chi siano) contro la sua Presidenza.

Concludo con le mie consuete domande e una sintetica considerazione finale.

Prima domanda: come può definirsi, se non come operazione di propaganda politica, la diffusione di una tale “bufala” (come l’ha chiamata Donald Trump) da parte dell’intero sistema mass-mediatico mondiale?

Seconda domanda: come devono interpretarsi le iniziative minacciate (inasprimenti fiscali), avviate o condotte a termine (mozione approvata dal Parlamento europeo) contro websocial,siti alternativi on line, ritenuti responsabili di quelle fake news che, come dimostra il recente episodio della talpa canterina statunitense,   sono strombazzate, per fini propagandistici, proprio dai giornali “più paludati” e dalle reti televisive più seguite?

Conclusione: Carl Von Clausewitz, se vivesse oggi, dovrebbe aggiornare, riferendosi all’Occidente, il suo famoso motto: “La politica attuale in Occidente non è che una guerra permanente combattuta con altri mezzi diversi dalle armi tradizionali”.

 

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