Robert Paul Wolff agli inizi degli anni ’60 pubblicò un saggio di filosofia politica che aveva come oggetto il pensiero anarchico, e anche su come l’anarchia fosse l’unica alternativa possibile ad una ‘’migliore forma di governo’’, in quanto il potere stesso secondo l’intellettuale era contaminato dal sistema democratico e dall’esistenza di uno Stato. Wolff sostiene che lo Stato essendo l’autorità suprema, imponendo delle regole a tutti i consociati definisce ‘’confusione’’ fra il concetto di autorità e di potere. L’obbedienza all’autorità deve essere distinta dalla ‘’paura’’ dell’uomo di adottare una modalità di condotta differente a quanto prescritto dalle leggi.

I principi cardine della ‘’dimostrazione scientifico-politica’’ di Wolff sono:

-L’uomo essendo dotato di libero arbitrio, è libero sul piano metafisico, è capace di scegliere e distinguere il bene dal male mediante il possesso della razionalità.

-L’uomo non è soggetto alla volontà altrui, in quanto completamente autonomo, l’autonomia si può perdere ma la propria responsabilità morale in quanto intrinseca, invece no.

-Non vi è alcuna risoluzione al conflitto fra la totale libertà morale che guida l’individuo nella realtà, la quale secondo Wolff è contrapposta all’autorità statuale concretizzatasi mediante l’insieme di norme che si fanno ordinamento giuridico.

Questo pensiero, seppur intellettualmente affascinante non è applicabile nella realtà. Wolff come molti anarchici, sono propensi alla sostituzione dello Stato con comunità organizzate fra loro, ove non esiste coercizione o regole di fondo, in quanto il concetto stesso della ‘’coercizione’’ viene visto dal pensiero anarchico come un ‘’male’’. Vi sono molte problematiche di fondo, potrebbero crearsi gruppi di sopraffazione, la situazione sociale mutuerebbe in uno ‘’Stato Delinquenziale’’, completamente privo di regole che dovrebbero disciplinare i soggetti. Inoltre oltre alle notevoli ripercussioni sull’economia se realmente si costituissero queste ‘’comunità anarchiche’’ vi sarebbe la maggior problematica nella produzione di ‘’una dottrina della non-violenza’’ difficilmente applicabile, per via della conoscenza pedagogica della natura umana. Soprattutto nella realtà odierna, creare comunità di questo tipo è altamente indesiderabile soprattutto con l’avvento della globalizzazione.

La sfumatura del pensiero anarchico appartiene ad un area ‘’romantica’’ ma anche politicamente perversa, in particolare immaginando realisticamente le conseguenze, chi commette trasgressioni verrebbe punito con la diffamazione, il pettegolezzo, l’ostracismo considerando anche le vie estremiste.

Ciò dimostra che l’anarchia non è un ideologia politica, ma solamente una forma di anti-filosofia  che proietta la realtà in una dimensione non applicabile e nemmeno desiderabile.

*Contributo di un giovane della Gioventù Liberale Italiana

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