Leterno problema della politica è il rapporto con il potere. La grande svolta dellilluminismo, anche attraverso le rivoluzioni, le connesse contraddizioni ed i relativi episodi cruenti, consentì alla fine laffermazione della democrazia liberale, portatrice degli innovativi valori della sovranità popolare, del predominio della legge, della divisione ed equilibrio dei poteri. Il mondo moderno ha fatto proprio tale impianto costituzionale di fondo, con le sue inevitabili complicazioni, che per lungo tempo sono state considerate, come erano, garanzie di libertà. Il bonapartismo, negando di fatto le conquiste delle rivoluzioni francese ed americana, aveva finito col consentire, quale naturale difesa, la riaffermazione delle idee liberali ed il mutamento, nonostante la parentesi della restaurazione, degli equilibri negli Stati europei.

Il novecento era stato invece profondamente segnato da tentativi di segno opposto a causa di comunismo, nazismo e fascismo, nelle loro diverse incarnazioni,  che intendevano abbattere le democrazie liberali. Inoltre la guerra più feroce della storia, con morti e distruzioni senza precedenti, aveva fatto pagare allumanità un prezzo altissimo, sia pure con la contraddizione della Russia tra le potenze vincitrici e la conseguente divisione delle aree di influenza nel mondo con gli accordi di Yalta. Tuttavia, dopo la Seconda Guerra Mondiale è stato vissuto il più lungo periodo di pace della storia, salvo qualche piccola guerra regionale, con lintervento degli Stati Uniti nel ruolo di gendarme del mondo. LEuropa occidentale ha potuto consolidare le proprie istituzioni democratiche ed avviare, insieme alla ripresa economica, le prime istituzioni comunitarie, forse troppo timide e cariche di inutile burocrazia. Ad eccezione della Grecia, con il regime di breve durata dei colonnelli, la  democrazia nel Vecchio Continente non è stata mai messa in discussione, nonostante la presenza di partiti comunisti, che la minacciavano e   di cui il più forte era in Italia. 

Il Sud America invece ribolliva tra populismi autoritari, di segno diverso, da Cuba al Cile, dallArgentina al Venezuela, alcuni fortunatamente caduti, altri tuttora vigenti. Limplosione dellURSS e la conseguente nascita di fragili democrazie nellEuropa dellEst ha comportato il grave errore, forse per incoraggiare il cammino democratico o piuttosto per assicurarsi nuovi mercati, di aprire a queste ultime troppo presto le porte della debole Unione Europea. 

Il ventunesimo secolo, insieme alla crisi economica, che ha deluso le aspirazioni delle masse borghesi o di coloro che aspiravano a divenirlo, ha registrato una fase di grande involuzione, portando alla separazione del mondo anglosassone (Brexit e raffreddamento dei rapporti con gli USA) e alla nascita di una nuova forma di populismo autoritario, che, archiviate le parole nazionalismo, peronismo, fascismo, che avevano un sapore novecentesco, ha assunto la denominazione di sovranismo, ma è la stessa identica cosa. Donald Trump e Boris Jonson sono una grave minaccia per le loro pur solide democrazie, ma nellEuropa continentale il rischio della medesima tendenza è quella di scivolare verso forme autoritarie di stampo sudamericano. La nascita di movimenti nichilisti, contro lo sviluppo e negatori della libertà, come il M5S, o la trasformazione di partiti di protesta qualunquista ed egoista, come la Lega, in soggetti populisti a guida padronale, stanno producendo una pericolosa contestazione dei complessi meccanismi di garanzia della democrazia liberale e la conseguente demolizione dei relativi strumenti. Lattacco alle Autorità indipendenti, la delegittimazione del Parlamento, (definito come il pollaio di una Casta da distruggere) e la creazione, al posto della democrazia rappresentativa, di un sistema plebiscitario pericolosissimo per la libertà, sono il segnale di una grave china autoritaria, che al momento sembra inarrestabile.  

Lambiente in cui viviamo è in pericolo, ma assistiamo sovente ad una strumentale enfatizzazione, priva di supporto scientifico e di corrispondenza alla realtà. La sinistra mondiale, dopo il clamoroso fallimento del socialismo in tutte le sue forme, sta tentando di cavalcare un verdismo contrario al progresso, che si limita  a grida di piazza, senza essere capace di formulare concrete risposte e principalmente di comprendere che una politica ambientale che sappia guardare al futuro, sarebbe in grado di far ripartire leconomia reale, sconfiggendo quella esclusivamente finanziaria, che ha dominato la scena mondiale negli ultimi anni. La strada da percorrere sarebbe quella di un approccio del tutto nuovo al serissimo problema dello smaltimento dei rifiuti, attraverso un importante investimento per termovalorizzatori di ultima generazione, che rappresenterebbe il primo e più concreto terreno di applicazione della economia circolare. Inoltre urge la scelta di un impegno forte per la riforestazione, che sarebbe la maggiore divoratrice del pericoloso CO2, responsabile del riscaldamento globale, anche se non ne è lunico fattore. Infine bisogna far comprendere la urgenza di grandi iniziative per la difesa dallinquinamento e la necessaria salvaguardia del mare e delle sue risorse ittiche, a rischio di estinzione. 

Questi potrebbero essere i principali spunti per una politica liberale moderna, conservatrice per quanto attiene alla intransigente difesa degli istituti della democrazia liberale in pericolo, progressista per una rinnovata cura della nostra unica madre terra, insieme ad un allarme, che il mondo liberale lancia da molto tempo per la liberazione dei cittadini da una giustizia ingiusta, da una inutile spesa pubblica esorbitante, finalizzata a sprechi di natura esclusivamente clientelare, connivente col mostro burocratico onnivoro e corrotto, mentre non è più rinviabile la reale riduzione della insopportabile pressione fiscale, che è lunica efficace forma di lotta allevasione, che, altrimenti, in molti casi,  è divenuta di necessità.

Quella liberale è destinata ad essere una lunga marcia forse solitaria, inizialmente solo di testimonianza, ma che presto ci auguriamo possa dotarsi della forza sufficiente e trovare alleati determinati, mentre va ribadita con fermezza la nostra netta ostilità al sovranismo e la più totale diffidenza nei confronti degli eredi del comunismo italiano, prima servile nei confronti di Mosca e Stalin ed oggi, anche a causa delle recenti scissioni, sospinti al recupero della sinistra più estrema ed al consolidamento dellalleanza con  il M5S, che come partito dichiaratamente antisistema, lavora per la decrescita economica ed il fallimento dello Stato di diritto.

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