Strano concetto democratico quello di prendersi tutto con il classico “voto in più”. Potabile, certo, per il popolo, ma assai grezzo e antidemocratico nel suo essere rappesentativo. Soprattutto ove questo principio possa traslarsi fino al più Alto degli Uffici di questo Paese: la Presidenza della Repubblica. Che, per la Costituzione vigente, dovrebbe rappresentare tutto il popolo italiano e pure vidimare (o non farlo ove esse violassero dei principii costituzionali) tutte le leggi approvate dal Parlamento; garantendo pure l’Europa. Naturalmente sranno, poi, tutti a stiracchiare la norma elettorale dalla propria parte : quel voto in più è del partito o della coalizione di partiti pure diversi? Ovvero riunificati prima o dopo il voto? Ovvero, in terzo luogo, tra il candidato Presidente del Consiglio della coalizione o l’uomo scelto anche da altra coalizione? Etc. etc.
Partiamo da un punto fermo: nel 2018 si è votato con una norma di legge, perché il principio teorico deve trovare sempre una traduzione operativa in leggi votate a larga maggioranza. Ebbene, quel voto ci ha raffigurato una torta che, grossomodo (ma non più di tanto in Italia) é suddivisa in 4 fette, che possono allargarsi o restringersi a seconda dei momenti o dei leader più o meno simpatici al “popolo sovrano”. La destra ha ottenuto quasi il 40% dei voti; il M5S circa il 33%; la sinistra circa il 30% e…. il “non voto” il 30%. Totale: “133%”!
“133%”?
Sì, perché questo è -a guardar bene- il più realistico campo di gioco della contesa: ossia il prato su cui dovrebbe elineare, un politico accorto, la sua vera partita per convincere la cittadinanza a esercitare l’interezza dei propri diritti. La riuscita delle manifestazioni propagandistiche nazionali, dopotutto, è piccola cosa: posto che 100, 200 o 300, mila persone, ove fossero rapportate ai milioni di voti che ciascheduna di esse raccoglie, non sono poi questo granché. Infatti, rimanendo alla Piazza S. Giovanni di Roma, la destra ha raccolto oltre 12milioni di voti che si sono tradotti in 250.000 manifestanti. Cioè poco meno del 3%. L’urlo di vittoria sarebbe stato senz’altro più legittimo e comprensibile se quella piazza fosse stata riempita di “incerti”, ma non pare sia stato questo il caso. Quindi complimenti agli organizzatori ma, politicamente, non è stato un fatto rilevante: soprattutto ove si consideri che non appaiono sciolti alcuni quesiti che si dovevano pur dirimere. Come stiamo rispetto all’Europa? E al PPE? E pure: quali dovrebbero essere i percorsi per non continuare a perdere valori, posto che se stanno andando schiere di giovani italiani formati da noi ed essi vengono sostituiti con immigrati che non hanno alcuna caratteristica qualitativa per il lavoro?

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