Una politica di qualità si misura sul confronto ed eventualmente sulla capacità di mediare tra proposte diverse. Soprattutto in un Paese come il nostro, che è stato storicamente diviso sia dal punto di vista delle identità territoriali locali e pure tra le componenti di pensiero cattoliche e laiche: popolari socialiste, comuniste, socialdemocratiche, repubblicane, di destra anche fascista, o liberali. Tutto ciò portava, ieri, a laboriose mediazioni politiche e programmatiche (é storia della I^Repubblica), ma che successivamente ha avuto (è storia recente, la II^Repubblica) la sua forma di approdo in coalizioni e programmi “omogenei” (??).
Oggi stiamo vivendo un momento in cui il fattore personalistico si sovrappone al tradizionale aggregarsi di pensieri politici e programmatici, con formazioni non del tutto sovrapponibili; tuttavia il voler forzatamente ricalcare (come fosse una carta-carbone) la richiesta che sale dai mezzi di informazione di massa, sotto la spinta di poteri commerciali, con gli sponsor e le pubblicità a farla da padroni, non è affatto salutare. Perchè queste forme di coalizioni personalizzate hanno di fatto soppiantato antiche strutture e pure rituali incontri di partito, che avevano nelle sezioni territoriali e nei militanti, nei loro comitati direttivi e nelle stanze piene di fumo (con i portacenere ricolmi di “cicche”), un vero riferimento per un popolo che votava, eccome se votava… Insomma quegli incontri erano (direbbe oggi il sovranista) una “rottura di palle” bella e buona. Insomma un inutile orpello: una “perdita di tempo”, per il trinariciuto elettore, che vuole sempre “il sangue” e pure “l’uomo solo al comando”. Senza ricordarsi (o, peggio, senza conoscerla proprio, la storia patria) che quella stessa logica ha già recato a questa nazione -dai mille volti e dai mille campanili- dei danni colossali: con un popolo che, il giorno prima, riempiva le piazze e osannava “l’uomo solo al comando” (che si autocompiaceva non poco della sua capacità di convincere), salvo -il giorno dopo- riempirlo di sputi, appeso assai poco cristianamente a testa all’ingiú, quasi fosse una bestia. Perché il sovranismo (ove non temprato da secoli di storia, com’è in Gran Bretagna e da un parlamentarismo disegnato su misura), o il personalismo, in Europa non hanno mai attecchito e pure non hanno mai fatto bene ai popoli. Soprattutto quando ad essi (pur legittimati dal voto popolare) si accompagnano -come sta accadendo ora in Turchia- delle operazioni di vera e propria “pulizia etnica”. Anche di questi orrori sono pieni i nostri TG che, però, stentano assai a inculcarci nella mente il concetto di come una civiltà democratica sia tutt’altra cosa rispetto alle giuste ambizioni umane. Chi e cosa ci riporterà sulla retta via prima che sia troppo tardi?

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