Il voto umbro ha creato non uno, ma ben due problemi ai soli schieramenti ancora degni di questo nome (destra e sinistra). Esaminiamoli. Non senza di aver premesso, innanzitutto, che la sinistra umbra ha pagato il giusto fìo per tutte le vicende che l’hanno lordata, facendo decadere la legislatura regionale. Fin qui tutto scontato: se sbagli paghi.  É giusto.  Perché l’elettore non perdona più chi trasforma la pubblica amministrazione in una sorta di ranch riservato, in special modo di questi tempi, che sono segnati dalla inesistenza del concetto di “fedeltà” (che ti faceva accettare ogni cosa, “perchè non si può.. per così poco… abbandonare il campo al nemico”) che veniva tramandato, in una sorta di eredità di padre in figlio, come se fosse una proprietà immobiliare.  Detto questo appare particolarmente intrigante la prospettiva scenografica che ci si sta aprendo e qui apro un’altra piccola parentesi.  Sbaglia di brutto chi ritiene che questo voto anticiperà la fine della presente Legislatura. Anzi. Al contrario, è proprio da questo voto essa troverà una sorta di perenne stabilizzazione.    Perché, nel mentre già si ode un impaurito tintinnío di denti da parte degli imberbi e miracolati parlamentari M5S,  sui crani lucidi di sudore della sinistra volteggia già uno sparviero di nome Matteo.  Pronto sempre a raccogliere, nel Canyon, le budella di un PD squassato  dalla collisione con la propria identità d opera della forzosa convivenza con degli sbracati insolenti che se ne fanno un baffo dei rituali di partito;  sarà -el cóndor- vieppiù lesto nel cogliere l’occasione per aprire la sezione italiana del PPE, posto che l’On. Silvio viene dato per … disperso dalle nebbie.   Dall’altra parte, a destra (ecco il secondo punto), avremo un Matteo Salvini che sarà bisognoso di strutturare una proposta un po’ più corposa del “no alla immigrazione clandestina, porti chiusi per le ONG”, dovendo (avendo ambizioni di rivincita maggiori del misero Viminale) riempire la bisaccia di pagine dedicate – in buon italiano-alla economia, al sociale, alla politica estera, etc.etc. Tutti aspetti, questi, che non mancheranno di scontentare sempre qualcuno.  L’unica che si trova nella perfetta oasi naturale che ti fa ancora crescere in silenzio e solitudine è Giorgia Meloni : ineccepibile interprete di uno spirito di destra puro e vero -che non si è mai sopíto in Italia- e che ha -questo sì- ancora un buon recinto da transennare, visto che si stima attorno al 15% il pieno di raccolto che lei potrebbe accatastare.  Un partito (FdI) che diventerà oltremodo indispensabile per chiunque, da destra, vorrà prendere l’ascensore per il piano nobile di Palazzo Chigi.
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