Dentro il frullatore della destra, sono mescolati almeno tre frutti, che dovrebbero essere uniti da un solido elemento di necessità; posto che
-dall’altra parte dell’elettrodomestico- la sinistra se ne inventa “una più di Bertoldo” per spegnere ogni marchingegno nemico per accamparsi stabilmente a Palazzo Chigi.
Ecco perché un solido succo dovrebbe tenere sempre il più possibile unite la destra “sociale” (Giorgia Meloni, anti-europeista), con quella “sovranista” (Matteo Salvini, che è pure riuscito, perdendo un bel pó di piume, a trasmutare l’animo padano “duro e puro” nel sovranismo italico) e, infine, quella “laica e liberale” (Silvio Berlusconi, udite udite….gente, Parlamentare del PPE). Quest’ultimo poi, essendo stato il papà storico legittimo di quel mix vitaminico, ne rimane oltremodo attaccato, incurante dei lamenti degli altri due soci. Tuttavia quello che è sempre mancato (e ancora difetta) a questo guazzabuglio di frutta, verdura, salumi, soldi e tricchettracche, è il cosiddetto “animus”: vale a dire quel minimo comun denominatore di valori, sentimenti e pure programmatico (al di là dello scontato “meno tasse per tutti”), che faccia sedere tutti attorno al tavolo per lanciare una proposta chiara, unitaria e intelligibile. A questo motivo, ripetiamo, si aggiunge anche l’ingombrante persistenza del Padre Fondatore (“a Roma voterei per Fini”, fu la sua buona intuizione), che non se la sente proprio di lasciare nelle mani dei nipoti quella creatura che pure ha generato, posto che la destra abbisognerebbe ancora di un qualche sdoganamento.
Così, bordeggiando un po’ di qua e un po’ di là, prendendo il vento giusto che soffia per ogni dove in questo lungo Paese di smemorati e avendo capito che l’importante è esserci sempre e comunque a seconda dell’aria che tira, queste tre tipologie di destre hanno visto transitare per le loro stanze più uomini e quaraquaquà (da Bossi a Fini, passando per l’Ercolino-sempre-in-piedi Casini) e si trovano pure in testa nei sondaggi odierni. Questa sospetta immunità a qualsiasi evento negativo che capiti ad essa, non di rado fa prendere a questa coalizione delle topiche colossali, che sono figlie della sua propria superficialità assoluta: com’è stata quella su cui i nostri eroi sono caduti l’altro giorno al Senato. Ma come, tu hai la Presidenza di quella Istituzione e sai che sulla assai delicata, ripetutissima, noiosissima e scivolosissima, “questione ebraica” sono tutti lì -imboscati tra le frasche- ad aspettarti per impallinarti sempre, dovunque e comunque; dài “carta bianca” alla Senatrice Segre che non può far altro che metterci tutta la propria anima in quel “suo” testo; non prevedi alcuna forma di lettura collegiale prima di approdare in Aula e accettare una votazione (che di solito è unanime) e poi pretendi di vincere pure la tenzone?
Polli, siete dei polli.

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