“Stiamo addormentando il gigante”, sembra una frase tratta dalle favole che ci raccontavano da bambini, invece è la realtà in questo nostro Paese.  Il copyright di questa affermazione, per la verità, appartiene non so a quale operaio degli stabilimenti EX-ILVA di Taranto che in tal modo ha sintetizzato il graduale spegnimento degli altoforni di quelle strutture industriali, ma è la esatta fotografia dell’intera nostra politica nazionale.

Incapace di reagire, con un sussulto di dignità e con un vigoroso colpo di reni, all’apatia che si va diffondendo per ogni dove. A cominciare dal partito di maggioranza relativa, quel M5S che è del tutto privo di una spina dorsale, che lo inchiodi alla scrivania delle responsabilità: perché una forza politica degna di questo nome non può andare solo a urlare nelle piazze le sue indignazioni, ancorché eventualmente giuste ma, una volta riempite la AULE parlamentari, espugnato Palazzo Chigi e i Ministeri più importanti, deve -ripeto deve- attivarsi concretamente per dare a tutti la certezza di non avere scherzato. Altrimenti il ritiro é doveroso. Perché governare significa talvolta, anzi molto spesso, dover prendere decisioni difficili e impopolari: pena la perdita di ogni valore sostanziale della democrazia, che comporta autorità e responsabilità come due facce della stessa medaglia.  Senza quest’ultima, non è possibile neppure “farsi una famiglia”. Se non c’è la responsabilità e se non si è in grado di rinunciare a qualcosa, pretendere di governare diventa un’impresa impossibile. Un Paese come l’Italia, poi, pieno di emergenze: da quella finanziaria a quella dell’ordine pubblico; dall’immigrazione ai rifiuti; dalla scarsa credibilità internazionale alla occupazione; dalla instabilità politica agli ammassi legislativi, che si sovrappongono l’un l’altro affidando alla interpretazione del Magistrato di turno la ricerca della volontà di un incerto legislatore. Con le Toghe a farla da depositari del senso comune, sovente in modo molto soggettivo. Nonostante tale pericolosa tendenza, dobbiamo dire che per fortuna ci sono loro a interpretare, altrimenti saremmo alle lotte tribali, con il coltello tra i denti.

Altro che canotti. Perché, ormai, “l’esatta interpretazione normativa” é divenuta l’elisir per ogni evento.

In un Paese, (da sempre bizzoso e di non agevole controllo, che, con i nodi che stanno venendo al pettine anche dallo scenario geopolitico, economico e finanziario internazionale) che rivela un corpo debilitato- pare essersi avviato verso uno stato comatoso irreversibile, con la sua classe politica del tutto incapace di reagire e di chiedere un aiuto per salvare -tramite un bypass coronarico- il paziente sofferente.

Laddove le crisi continuassero a susseguirsi (un tessuto nazionale così ridotto non può che esserne il terreno più fertile) è assai probabile la nostra fine.

Urgono soluzioni d’emergenza.

Perché alla crisi economica si va sommando una vera e propria afasia politica.

 

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