Ho fatto un sogno. In una mattinata di tarda primavera o d’inizio estate – il dettaglio è davvero insignificante – ho partecipato ad un’affollata riunione di persone che sostengono di condividere un qualcosa in comune. Ero molto attento ai dialoghi anche perché in qualche modo ritengo di avere maggiori obblighi rispetto ad altri in quanto mi sento direttamente coinvolto da questo “qualcosa in comune” ma soprattutto perché mi veniva naturale per formazione, convinzione ed appartenenza. Insomma, se partecipo, devo pur dare un senso al mio coinvolgimento, altrimenti me ne resto comodamente a casa o scomodamente al mare. Insomma, resto dove sto.

L’atmosfera era di grande serenità e condivisione (a tratti pervasa da granelli di gioiosa leggiadria), tutto era pronto per un atto formale che, dopo gli interventi di molti, avrebbe sancito programmi elaborati negli incontri precedenti all’unanimità e nel rispetto di Regole e Regolamenti.

Orbene (avrebbe detto il Vate), in men che non si dica uno tsunami umano concentrato in un solo corpo con l’ausilio di uno scudiero dalla foggia barbarica irrompe nella sala e comincia a diffondere veemenza nell’aria e inconsueti affronti verso chiunque gli si parasse innanzi. Alcuni dei convenuti tentano allora di riportare senno e giudizio ma lo Tsunami sembrava trarre proprio da questi tentativi un vigore interiore che spesso rasentava la volgarità, non tanto delle parole bensì del pensiero. Il culmine è raggiunto quando dal fondo dei saloni, accanto ad un salotto di broccato giallo è echeggiato un sonoro “me ne frego” (…delle Regole).

Allora, d’improvviso il motto fiumano d’ispirazione dannunziana ha trasformato lo tsunami nella macchietta di un Podestà di provincia; i suoi abiti si sono velocemente trasformati in nero pece e le leggere scarpe da giorno in pesanti stivali d’ordinanza. Sul capo un largo cappello militare a celare la chioma canuta ma velata da tinte giovanili a corona di un volto paonazzo.

Attimo di smarrimento tra noi tutti poco avvezzi alla gestualità volgare. Un gran viavai di uomini e donne, capannelli di curiosi come in autostrada si accalcavano in un ingorgo di parole attorno al reo; e ancora non saprei se per naturale e innocua curiosità umana o semplicemente per rispondere “per le rime”. Il tutto poi si è risolto come doveva che si risolvesse anche per manifesta assenza di contenuti (idee alternative) a suffragio della volgare arroganza del Podestà e per palese superiorità intellettuale della gran parte dei presenti.

Sin qui il sogno. Voi direte perché voler raccontare un pensiero onirico intriso forse da condizionamenti interiori? E’ vero, me lo sono chiesto anch’io. La verità è che da allora mi chiedo ogni mattina davanti allo specchio con il rasoio tra le dita se ci si può confrontare con un “me ne frego”. Si può mettere a confronto un proprio pensiero con ciò che rappresenta giammai un pensiero alternativo ma la negazione a priori del pensiero stesso come categoria filosofica? E allora, per estensione, l’enfasi “menefreghista” la ritroviamo proprio nella politica casalinga di questi ultimi tempi. Una negazione delle Regole, delle Persone, delle Individualità, una pura e semplice opposizione all’altro senza neppure accennare ad un alternativo altro. Insomma, un’assoluta assenza di pensiero che è causa stessa di arrogante volgarità.

Ed è proprio ora che dobbiamo avere il coraggio di irrompere con vigore nella realtà dell’attuale scenario politico, noi che ancora riteniamo le Regole come qualcosa di Reale (almeno fino a quando non ne condivideremo un cambiamento), noi che ascoltiamo le parole del nostro interlocutore senza pregiudizi ma per semplice ambizione di arricchire il proprio sapere, noi che crediamo di poter tornare ad essere fieri (qualora il sentimento si fosse affievolito) di essere noi stessi, noi che abbiamo ben chiari idee, progetti e programmi per salvarci da questo mercimonio delle menti. Ed il motivo sta proprio nel fatto che certi Pensieri sono immutabili nel tempo ed anzi si rafforzano proprio nella loro perpetua attualità.

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1 COMMENTO

  1. E’ un sogno ricorrente anche per il sottoscritto: il sogno o peggio l’incubo di vedere trionfare oggi le ideologie nefaste che più hanno contribuito al tentativo di sopraffazione delle più logiche componenti legate alla libertà individuale ed alle attività parlamentari, espressione istituzionale dello Stato di Diritto. Certo, comunismo e fascismo si sono mimetizzati, fanno parte di gruppi politici che inneggiano alla libertà d’espressione e di confronto e che non sono estremistiche ma, al loro interno cercano di far passare le tesi dure ed oltranziste che vogliono lo scontro sociale come esaltazione di una oramai obsoleta politica sconfitta dalla storia. Lo scontro sociale, il mostrare i muscoli, più scientifico quello comunista rispetto a quello fascista, viene così evidenziato ovunque, in televisione come nelle piazze, viene ricercato come punto focale di una strategia che ha come fine il tenere sempre alta la tensione, quindi largo uso di demagogia, di retorica e slogan dal sapore becero ma che fanno presa sulla gente meno proparata. Oggi chi è il grande nemico di queste due forze equidistanti nel continuum destra-sinistra…..il moderato. Il moderato, per natura è ripettoso delle leggi, crede in un sistema parlamentare che decide per il bene della popolazione tutta senza esclusione di nessuna categoria che ne fa parte, che deve esistere per democrazia l’alternanza politica perchè solo così si consolida la democrazia, crede nel dialogo anche partendo da presupposti completamente diversi, non intende gridare o usare toni violenti per fa valere le proprie ragioni ma preferisce parlare con pacatezza. Il moderato è colui che crede si possa fare del progresso senza per questo rinunciare a importanti tradizioni del passato che restano valide sempre nel tempo. Così anch’io finisco per sognare che tutti i moderati si ribellino alla logica di questo bipolarismo distruttivo e tornino ad incontrarsi ed a discutere insieme per il bene di questa nazione malata. Poi mi sveglio….ma il sogno non m’abbandona mai.

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