Non c’è dubbio alcuno che sia stata la famigerata I^ Repubblica a edificare, mattone su mattone, quel complesso sistema già noto come “Partecipazioni Statali”, che oggi è occultato dalle nebbie dell’incompetenza e degli scarsi “attributi” conoscitivi in possesso di quella accozzaglia di dilettanti allo sbaraglio che pure scattano la foto di un apriscatole sopra i banchi di Montecitorio. Fu proprio quel complicato dicastero (acronimo: PP. SS.) ad essere il feudo di potenti leader politici democristiani che -da lì- distribuivano a piene mani tanti posti (calibrati con il mitico “manuale Cencelli”): nei Consigli di Amministrazione, di lavoro e pure fìor fiore di appalti alle imprese di tutta Italia. Perché, come scrisse il compianto Ettore Bernabei nel suo libro “l’uomo di fiducia” (Oscar Mondadori, 1999): “il potere è fatto di tanti pezzi diversi: i partiti, ma soprattutto i boss della finanza, i capi delle industrie, le lobby affaristiche, i magistrati, i sindacati, gli stessi giornalisti.  Senza una piena consapevolezza delle autentiche forze in campo si puó credere, magari, che sia in atto uno scontro quando c’è un incontro o viceversa “.  È rimasto ancora tutto così?   Forse sì … Nel lavoro di analisi che Rivoluzione Liberale ha sviluppato, comunque, non sarà radiografato quest’ultimo aspetto – pur interessante- che, di fatto, continua a manovrare quella che, ci sia consentito, continua impavida a rimanere la “ciccia” di uno Stato vecchio nei rituali e pure nelle strutture operative.

Nei giorni scorsi lo abbiamo definito “obeso”, questo Stato: posto che non pare essere cambiato per nulla, nonostante i ripetuti tentativi di azzerarlo, governo dopo governo, maggioranze dopo maggioranze, con le lance in resta per farlo ripartire tutto daccapo.

Ci ha tentato, nel 1992, il referendum Segni; poi, nel 1994, “l’uomo nuovo, un imprenditore al comando” e lo ha fatto infine – nel 2018- il movimento pentastellato: prima con il guascone Salvini, ora con i comunisti, che peraltro di quel potere si erano già più che abbondantemente nutriti in passato. Addirittura i rivoluzionari grillini, questa volta, hanno adottato una immagine-simbolo per il popolo dei creduloni. Così, un deputato esibizionista giocherellone ha fatto finta di “dimenticare” un apriscatole sul bancone della Presidenza della Camera e tutti lo hanno esibito, evidentemente nella disattenzione dei commessi (o con la complicità di qualcuno di essi),  prontamente fotografato tra grandi sghignazzate da osteria, annunciando al mondo intero e al “popolo che mi ama” che avrebbero fatto a fette  la politica tutta.  Oggi, a metà del percorso, un biennio dopo e con un governo dopo, possiamo certificare -carte alla mano- che non è cambiato proprio nulla.  Sostituiti i sistemi elettorali e gli inquilini dei palazzi ministeriali più volte, gli apprendisti stregoni si illudono di aver preso a guidare il Paese, di fatto occupando tutti i posti di sottogoverno, ma il vero tesoro che l’inaffondabile sistema DC ha messo in piedi è ancora lì che vive, distribuisce le carte e gode di ottima salute.  Un sistema che ha cambiato l’abito giuridico sì delle Società; che si è adattato alle regole europee distorcendole modellandole con grazia ma che, di fatto, lascia nelle mani del Ministero della Economia (solo per rimanere a livello centrale) e di tanti altri dicasteri, appunto la “ciccia”. Per non parlare delle centinaia e centinaia di partecipate locali che, a ruota, seguono le stesse orme; con tanti nani e ballerine al seguito. Questo rapporto avrebbe bisogno di tanto spazio,  però vi faremo sorbire lo stesso a piccole dosi.

In capo a tutto abbiamo le Società direttamente partecipate dal Ministero della Economia: trattasi di 30 Società di primo livello (tanto per non far nomi: Poste Italiane; Cassa Depositi e prestiti; GSE;  So.G.I.N; RAI; Consip; Gruppo Ferrovie dello Stato italiane, etc. etc.) che, a loro volta, generano centinaia di “figlioletti” che coprono tutto lo scibile produttivo. Vediamoli tutti.

Abbiamo, poi, ben 165 Società di secondo livello , dalle prime originate, che generano -a loro volta- circa 500 Società “nipoti”.  Trattasi, complessivamente, di quasi un migliaio, ripetiamo, un migliaio di soggetti.

Ciascuno dotato di Consiglio di Amministrazione, etc. etc.

Una immensa dote monetizzabile, la prima caratteristica blindata di quel “potere” che tutti “schifano”, ma a cui tutti mirano.   É la “ciccia”, bambole.

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