Da sempre gli esseri umani parlano di anima, raramente chiedendosi cosa sia o in quale parte del loro corpo, se dovesse esistere, essa risieda. In effetti nel parlare di anima, si è sempre pensato ad un qualcosa di immortale, nascosto dentro di noi. Le risposte sono state molteplici. Si è cimentata sul tema, anche se sempre con scarso successo, la filosofia. È stata materia che ha impegnato la religione, tutte le religioni, qualcuna parlando di reincarnazione, altre, come quella cristiana, dimmortalità. È indiscutibile, che ciascun individuo rappresenti qualcosa di diverso, anzi di unico e che, oltre al suo aspetto fisico, direi principalmente, è identificabile in  quellinafferrabile elemento che lo caratterizza, costituito dal suo modo di porsi, dalle sue credenze, dalle conoscenze, idee, sentimenti, dal bagaglio di esperienze e passioni; insomma da quel nucleo indefinibile, ma determinante che ne descrive la personalità. Con la morte fisica, secondo molti indirizzi di pensiero sopravviverebbe per volare in unaltra superiore dimensione? Credervi è certamente affascinante e consolatorio rispetto allamara accettazione dellidea di doversi distaccaredefinitivamente dagli affetti, dalle molteplici relazioni, dal lavoro, dai beni materiali e dagli stessi oggetti a cui si tiene, dalle proprie abitudini e principalmente di perdere quel bagaglio di inestimabile valore costituito dalla personalità , dalla conoscenza e dallesperienza. Tuttavia la scienza, che ha fatto enormi progressi, dice di no, evidentemente con delle buone ragioni.

Tranne esperimenti bizzarri, infatti, nessuno si è posto la domanda di dove risiederebbe lanima al nostro interno e con quale processo avverrebbe  la sua trasmigrazione, se avviene. La scienza ha individuato in quale o in quali parti del cervello risiederebbero almeno i suoi elementi più caratteristici, come  conoscenza, ricordi, cultura, inclinazioni, abitudini. Resta più problematico definire il luogo dove possano risiedere i sentimenti. Da millenni, francamente non se ne comprende come, si è radicata la convinzione che lo scrigno che li conterrebbe, sarebbe il cuore. Si tratta di una diffusa convinzione planetaria, tanto estesa, quanto impossibile, quindi scientificamente errata. Il cuore è  un muscolo, che assolve ad una importantissima funzione vitale, come quella di assicurare la circolazione sanguigna nel nostro corpo, ma oltre a tale rilevante compito, non può certo affermarsi che al suo interno possa essere collocata la sede dei sentimenti, che altrimenti, nei casi di trapianto, finirebbero col migrare e lesperienza ci ha confermato, ove fosse stato necessario, che non è così. Al massimo, questo sì, il cuore risente dei messaggi emotivi che riceve dal cervello: paura, felicità,  gusti, pulsioni amorose o altro che possa avere unimmediata conseguenza con lequilibrio emotivo di ciascuno.

Sgombrato il campo da tale equivoco, che potrebbe, se sufficientemente divulgato, avere conseguenze, anche commerciali, enormi, (basti pensare alle innumerevoli immagini pubblicitarie con limmagine stilizzata del cuore o al contenuto di poesie, poemi e canzoni sempre riferite al cuore) si tratta di individuare il luogo dove i nostri sentimenti invece trovino rifugio. La risposta non può che essere: il cervello. La scienza moderna, che ha cominciato a fare notevoli progressi nelle difficili indagini intorno a tale organo complicatissimo, ha già dato alcune risposte, ma potrà andare molto più a fondo e spiegarci perché amiamo oppure odiamo una certa persona, od una certa categoria, che cosa spiega, a parte i condizionamenti positivi o negativi dellambiente in cui siamo vissuti, la preferenza per una tendenza esistenziale od unaltra, ladesione a determinati valori e le conseguenti scelte di vita e di collocazione politica e culturale. Infine, e principalmente, potrebbe rispondere alla domanda delle domande: come mai, a parte linfluenza del caso, sempre determinante, scegliamo di legarci affettivamente ad una persona, perché tra due soggetti nasce quel meraviglioso sentimento,  il miracoloso appuntamento del destino, che chiamiamo amore?

Forse presto avremo la risposta scientifica che quella che noi chiamiamo anima e che vorremmo fosse immortale, non è altro che una parte, per quanto importante e ancora quasi inesplorata del nostro cervello, la straordinaria macchina che la natura ci ha regalato, che non è un freddo computer, ma un complesso  meccanismo, sovente sconosciuto,  che ci rende quello che siamo, quindi la nostra vera, a volte nobile natura, purtroppo mortale, non ignorando che in alcuni, perché  così è il mondo, la nostra sensibilità, a volte persino la nosta  abiezione, fanno anchesse parte della vita e derivano da impulsi del nostro cervello.

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