La storia de “l’Unione Edilizia Nazionale”, un ente inutile già soppresso con regio-decreto legge del 24 settembre 1928 n. 2022 e che ha continuato a far riscaldare le poltrone per ulteriori 70 (dicesi settanta) anni, chiudendo definitivamente i battenti nell’anno Domini 1998, deve far riflettere ogni onesto contribuente italiano.

Così come le allucinanti dichiarazioni rese ieri dal ministro triestino M5S Patuanelli, che non esclude di voler rispolverare l’IRI che fu di Prodi.

Un esempio ci torna alla memoria.

Un episodio occorse al già ministro Roberto Calderoli che, in pieno spolvero anti-spreco, annunciò con gran clamore che… erano ben 34.000 gli enti inutili, salvo poi ridurre gli stessi a quota “714”. Non saremo così incauti, perché Rivoluzione Liberale ama parlare con le carte alla mano…  Quale arcano motivo sta dietro alla immortale vita di Società decotte o del tutto anomale rispetto agli scopi sociali e comunitari che pure erano la motivazione per giustificare la transitoria, limitata e contenuta temporalmente, immanenza dello Stato nella nostra economia?

Questo giornale, anche questa volta, amerà scavare sino in fondo una vera miniera:  che, liberando una valanga di risorse,  potrebbe essere destinata alla copertura di buona parte del nostro debito pubblico, riportandolo a condizioni medie più accettabili e anche per coprire una parte della riduzione della pressione fiscale.  Con una Europa che non potrà che applaudire uno degli Stati fondatori che si è riportato, finalmente, in linea con tutti. gli altri soci. L’operazione completa, ovviamente, dovrebbe essere compiuta ad opera di un personale politico finalmente con la testa sulle spalle, del tutto incorruttibile sotto ogni punto di vista e fedele ai valori repubblicani.  Perché ogni politico deve ben sapere che sta temporaneamente lavorando non per sé o per la propria gloria, ma per le generazioni future. Nei precedenti articoli attinenti la materia, Rivoluzione Liberale era partita indicando -al solo livello nazionale- ben 30 Società definite di “Primo livello” (cioè direttamente partecipate dal MEF). Ora le indichiamo tutte per nome e cognome. Non senza di aver premesso che esse (tra parentesi le quote azionarie possedute dal MEF, che in qualche caso può esercitare pure la cd.”golden share”) sono -a loro volta- generatrici di altri soggetti economici che toccano tutto lo scibile economico.

#MPS (68,2); #ENAV(53,3%);#EUR(90%);
#RAI (99,5%); CDP (82,7%); #ENEL (23,5%);
 #ENI (3,9%); #LEONARDO (32,4%);SOSE(88,9%); #SOGEI(100%); #SOGESID (100%);SOGIN(100%);
#CONI SERVIZI (100%); #CONSAP(100%);
#EQUITALIA GIUSTIZIA(100%); #EXPO205(40%);
#FF.SS. (100%);#GSE(100%); #INVIMITsgr(100%);
#IPZS(100%);#ISTITUTOLUCECINECITTÀ(100%);
#MEFOP(58,1%);#RAM(100%);#SGA(100%);
#STMHolding(50%);#STUDIARESVILUPPO(100%)
#POSTE ITALIANE(29,7%);AREXPO(39,2%);
#CONSIP(100%); #INVITALIA(100%).
Come si potrà ben arguire questi sono solo i semi da cui, a livello centrale, scaturisce una figliolanza di tutto rispetto (in quanto a numeri e attività economico-produttive), che si incunea in ogni rivolo economico produttivo di una economia che, di fatto, se non si può definire socialista in senso stretto, poco ci manca.
Non è, questa, una economia né liberale e neppure in linea con l’Europa: che, di fatto, non perde occasione per richiamarmi quantomeno con un minimo di sintonia con gli altri Stati.
Liberare queste energie economiche,  spazi imprenditoriali e produttivi potrà essere senza ombra di dubbio assai positivo per i nostri affaticati conti pubblici. È una lunga marcia quella che da oggi inizieremo su di un pianeta sconosciuto ai più. Non stupitevi di nulla.
CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here