Margareth Thatcher risollevò la Gran Bretagna da una profonda crisi economica, attraverso una coraggiosa ed intelligente politica di privatizzazioni che, purtroppo,  da noi venne solo colpevolmente abbozzata (nella II^Repubblica) ad opera del duo Bersani-Prodi, finendo per mantenere vivo e vegeto -come abbiamo visto- il vetusto sistema delle Partecipazioni Statali, pur cedendo ad amici, finanzieri d’assalto, banchieri spregiudicati e industriali senza alcun progetto, importanti asset e formalmente liquidando l’IRI. Il nostro paese in realtà non ha realizzato le necessarie privatizzazioni, entrando in conflitto con l’Europa.  Ben si guarda, Rivoluzione Liberale, di fronte a episodi di incuria grave (il ponte Morandi di Genova ne è un esempio) che fanno pagare al privato utente il prezzo più alto, di contestare radicalmente ogni forma di presenza “tout-court” dello Stato nella gestione delle opere pubbliche, ma intende fare una netta delimitazione dei rispettivi campi di responsabilità.

Mentre il Governo giallo rosso minaccia nuovi interventi pubblici, in presenza di situazioni di effettivo interesse nazionale (es. acciaio, ILVA), il Parlamento con maggioranze qualificate dovrebbe introdurre regole chiare o clausole di “golden-share” (che collocano ogni concessionario di infrastruttura pubblica sotto il controllo dello Stato, vero proprietario di un’opera che ha realizzato con il denaro dei cittadini), con l’inasprimento delle pene per i reati penali  ai privati concessionari inadempienti e  – infine- con il sistematico controllo ispettivo (ecco il vero  compito dello Stato) da parte di funzionari pubblici. Inoltre dovrebbe essere ceduta in gestione a privati qualificati l’intera gestione delle tante attività economiche attualmente svolte dallo Stato: in vista di una totale dismissione proprietaria delle stesse da parte di quest’ultimo. Si tratta di una vera rivoluzione, in grado di capovolgere, con un importante mutamento di quadro, tutto lo scenario della geografia economica italiana e di incidere significativamente sulla riduzione dell’ingente debito pubblico, migliorando al contempo la qualità dei servizi resi.  Una realtà che al momento attuale, riguarda ben 191 soggetti, che -a loro volta-  originano o compartecipano in varia misura altre realtà produttive, ma si assommano ad altre centinaia di soggetti economici detenuti da Enti locali. Questo è un vero, profondo, sfregio che il pubblico ha fatto alla intraprendenza privata: di fatto precludendo ad essa importanti spazi di vita economica, produttiva e operativa. Perché questo insieme di soggetti -di fatto statali- hanno organi di governo, consigli di amministrazione, di gestione, legali, personale, sedi, uffici,  auto, aerei, rappresentanze estere, logistica e inoltre spendendo  in tutte le direzioni oltremisura e fanno assunzioni clientelari, sfuggendo ad ogni controllo.

E ancora (il caso Alitalia é patologicamente la prova) non rientrano mai all’interno di regole commerciali, di vera concorrenzialità…. tanto paga Pàntalón!  “La famiglia Benetton é azionista del 30% di Atlantia”, “Le notizie di questi giorni sugli scarsi controlli ci stupiscono e ci sorprendono in modo grave”, si è giustificato il “patron” della famiglia Benetton, Gilberto. “Ci sentiamo feriti come cittadini, come imprenditori e come azionisti”, ha soggiunto.Ne prendiamo atto: solo che il crollo di un ponte, con morti e feriti non è equivalente a un errato acquisto di lana che si infeltrisce. L’indignazione che sale dal cuore non è affatto mitigabile con la “penale” di entrare nel pool di Alitalia e, infatti, Atlantia non ci è entrata, ci auguriamo per un barlume di linearità. Ogni altra interpretazione comporterebbe considerazioni molto gravi!

Quanto è successo potrebbe essere accostato (e infatti in molti ne parlano) a una “strage di Stato”, da cui l’azionista principale non dovrebbe “chiamarsi fuori”, come non potrebbe neanche chi avrebbe dovuto per legge esercitare il controllo. Non è mai stato mestiere dello Stato quello di fare l’imprenditore: ma di controllare quale uso venga fatto di opere che pure esso ha ideato e costruito con il denaro del contribuente e, nel momento in cui queste passano di mano, nessuna indulgenza dev’essere concessa a chi si è macchiato di colpa grave.

Ecco perché non è affatto facile l’impegno liberale oggi in Italia: in un Paese ancora troppo presente lungo la via della ingorda presenza statale in economia, come attraverso una RAI, che fornisce una informazione lottizzata, pagata dal contribuente con un inutile canone, mentre raccoglie pubblicità in concorrenza con i privati.

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here