L’economia Statunitense :
a) cresce in misura più che soddisfacente;
b) la Borsa nordamericana va, quasi costantemente, bene;
c) il lavoro aumenta in tutti gli Stati dell’Unione (solo in Novembre si sono creati 266.000 nuovi posti di lavoro, molto sopra le attese che erano di circa 180.000 unità) e
d) la disoccupazione non è stata mai così bassa negli ultimi decenni di storia americana (il tasso è calato dal 3,6 al 3,5, livello più basso dal 1969).

La forza del Presidente Donald Trump si esprime in vario modo e in molteplici direzioni:
a) colpisce l’attenzione del mondo per la maniera con cui tratta, sul piano doganale, la Cina, frenandone l’ingerenza nel mercato globale.
b) mostra il volto delle armi all’Unione Europea, definendola, in buona sostanza, parassita e mosca cocchiera, per troppi anni, attaccata al dorso degli Stati Uniti d’America;
c) attribuisce, chiaramente, all’Unione Europea e ai suoi trattati asfittici la crisi economica del Vecchio Continente che è crescente, persino, nella mitica Germania, il cui indice di produzione industriale (soprattutto dell’auto e dell’acciaio) è crollato del 5,3% su anno.
d) interpreta il senso di sgomento e di dolore delle madri d’America e dice, senza mezzi termini, che finalmente è arrivata l’ora di smetterla di versare sangue americano nelle zone calde del Pianeta, così trovando il consenso di Henry Kissinger, mostro sacro della politica statunitense, al tempo dell’espansionismo e l’approvazione della gente semplice che in America è stanca delle guerre che le tre religioni monoteistiche mediorientali, irriducibili e contrarie a ogni dialogo anche per effetto delle loro molteplici appendici, eretiche e scismatiche, si combattono tra di loro in modo sempre più furioso e selvaggio e alimentano, quasi da sole, l’industria delle armi, provocando il gaudio del sistema bancario che la sorregge.
e) interpreta in modo coerente con la sua etimologia il termine “politica” , leggendolo essenzialmente come cura della “polis”; concetto bene espresso dal motto del Presidente: America first.

Per converso, il Presidente Donald Trump non piace:
a) agli ambienti aristocratici del Pianeta, perché non sa inchinarsi secondo il rituale del codice di Corte dinnanzi alla Regina Elisabetta;
b) ai pii e devoti cattolici, perché non si è dimostrato sufficientemente umile, alla presenza del Pontefice, in occasione della sua visita in Vaticano;
c) agli pseudo intellettuali “ gauchisti”, perché rifiutando l’espansionismo (peraltro, da loro, sempre definito “imperialistico”) non è ritenuto sufficientemente universalistico ed ecumemico da porre il Bene dell’intero Pianeta al di sopra di quello degli americani che lo hanno eletto.

Sul fronte opposto, l’opposizione democratica anti-trumpiana:
a) non demorde anche se è in varia guisa divisa e frastagliata;
b) non riesce ad esprimere, per le prossime elezioni presidenziali, una candidatura veramente accettabile e il suo programma si muove nella “nebulosa” e nella zuffa permanente (tipica e nota, quest’ultima, in Europa, dove i vari leader dei partiti “gauchiste”non fanno altro che litigare per l’occupazione anche di modesti “cadreghini”).
c) si avvale di ambientalismi di piazza, tra cui quello facente capo alla leader-ragazzina, Greta Thunberg; di movimenti di rivolta ispirati a dichiarati propositi anti-corruttivi e pacifistici, assolutamente inconcludenti e soprattutto percepiti ormai dalla gente come del tutto ipocriti e troppo misteriosamente finanziati.
d) ottiene il suo sfrangiato consenso da un pout pourrì di altri nuovi (e sempre variamente denominati) rivoltosi da strapazzo, molto verosimilmente a pagamento.

In un tale scenario in cui la Sinistra, non soltanto negli Stati Uniti d’America ma dovunque, è in crisi, per il fallimento clamoroso dei suoi sbandierati e strombazzati “salvataggi” umanitari e universalistici, tutti naufragati immancabilmente nello scandalo dell’arricchimento dei capeggiatori, il sistema mass-mediatico, finanziato dalle Banche o variamente sostenuto per mezzo delle centrali finanziarie dell’Occidente, si crogiola in previsioni “ottimistiche” circa il successo dei Democratici nella procedura d’impeachment, promossa da Nancy Pelosi e preconizza una sconfitta di Donald Trump alle prossime elezioni presidenziali del 2020.
Anche fuori dai confini nord-americani, a causa dell’analoga situazione della stampa e della radiotelevisione esistente nell’Eurocontinente, illeit motivnon cambia.

Domanda finale: gli Statunitensi ascolteranno il canto delle sirene mediatiche o la voce dei propri interessi, contrari (come quelli degli abitanti continentali dell’Unione Europea) ai guadagni smisurati delle Banche ?

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