Mai, Karl Marx e Friedrich Engels scrivendo il Manifesto del Partito Comunista, avrebbero trovato che il vero grimaldello per “scassare” le libere economie occidentali sarebbe stato quello della cointeressenza pubblica in campo economico. Ebbene, dopo di aver piú che adeguatamente dettagliato ciò che lo Stato italiano céla sotto il proprio materasso, Rivoluzione Liberale completa il quadro svelandovi quella vera e propria valanga di partecipazioni che possiedono gli Enti locali. Queste finiscono per generare notevoli insiemi debitori che esulano molto spesso dai conteggi ufficiali, questi sì posti  all’attenzione della pubblica opinione.

Invece gli “assestamenti di bilancio” sono degli atti perlopiù approvati nell’immanenza delle ferie estive e, perciò, vengono sottratti alla attenzione di una opinione pubblica già con il costume da bagno in mano.

Una notevole invasione di campo, quella social-catto-comunista, che ha finito per spingere sott’acqua (a maggior ragione dopo la sopraggiunta immanenza UE) il capo di una economia -la nostra-, ahinoi, troppo spesso ansimante: finendo per determinare dei notevoli passivi miliardari e pure infettando, con consistenti virus clientelari, la causa della buona politica.  Questa forma di vecchio assistenzialismo appare -pertanto- del tutto imprevidente nel mondo globalizzato di oggi:  e noi liberali ci sentiamo in pieno dovere di denunziare quanto il nostro Paese non riuscirà più a risollevarsi, in una economia  con bassi margini di profitto, se -in primo luogo- non verrà liberato da tutto quel piombo che -da mezzo secolo almeno- lo zavorra per ogni dove. Senza girarci troppo attorno, a tutto il mese di aprile 2019, erano ben >>32.213<<  le partecipazioni  detenute da Amministrazioni pubbliche locali e  -sottrate le 6 partecipazioni estere-  segnaliamo un >32.207< “sovranista”, italico al 100%. Società pubbliche che sono attive per il 68% nel settore terziario (con una prevalenza per lo sviluppo del territorio), per il 31% in quello secondario (utilities) e per l’1% nel campo primario.   Nel nostro precedente articolo (“il barbone e il materasso”) già avevamo accennato alla moltitudine di balzelli locali che assai stressano il nostro civico portafoglio.  Qualche volta “opportunamente”, perchè Regioni, Provincie, Città Metropolitane (CM, ndr.), comunità montane (cmnt) e Comuni, prestano pure dei servizi eccellenti…, ma in qualche altro caso (è il tipico esempio della Giunta pentastellata di Roma) -nella logica del “no”- ci offrono pure servizi di pessima qualità.  Ebbene, le oltre 8.000 Amministrazioni locali detengono azioni delle Società indicate di seguito tra parentesi:

>20 Regioni     (758);

>104 CM e Provincie  (973);

>7.163 Comuni (26.362);

>241 Unioni di Comuni e cmnt (671);

>641 altre Amministrazioni locali (3.443).

Abbiamo così 8.169 soggetti territoriali con 32.207 Società operative.

È questa una linfa vitale che da decenni viene sottratta alla nostra intraprendenza, alle libertà imprenditoriale, giovanile, economica, di creatività, pure di fantasia gestionale e operativa. Tutte forme di “originalità”, queste, che non mancano di coinvolgere l’evasione contributiva: che vede soprattutto alcune regioni del Mezzogiorno svettare in quanto a mancato pagamento (una evasione attorno al 40%), come ha recentemente testimoniato uno studio mirato della CGIA di Mestre. Insomma, in una parola, questa dose di “sonnifero social-comunista” che un vero liberale non potrà accettare, mai.

 

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