La Costituzione italiana, pur se frutto di compromessi, quindi criticabile sotto svariati aspetti, ha una sua sostanziale coerenza di fondo ed ha assicurato molti decenni di stabilità, grazie principalmente alla separazione ed all’equilibrio tra i diversi poteri dello Stato. Tuttavia i Costituenti, certamente in tutte le parti politiche espressione di un livello qualitativo elevatissimo, commisero un grande errore. Non riuscirono infatti a mettersi d’accordo sulla definizione di un sistema elettorale da introdurre nella Carta Fondamentale, che avrebbe messo il metodo di elezione delle Camere al riparo dalle incursioni parlamentari, a volte selvagge, cui abbiamo assistito nell’ultimo quindicennio.

Grandi polemiche aveva suscitato la Legge voluta da De Gasperi e dalle opposizioni definita “legge truffa”, che prevedeva un modesto premio di maggioranza alla coalizione che avesse superato il 50% più uno dei voti, che tuttavia non era stato raggiunto e quindi non aveva prodotto effetti: pertanto ne venne deciso il successivo affondamento. Per molti anni quindi aveva funzionato egregiamente una legge proporzionale quasi pura, con il solo vincolo del raggiungimento nel territorio nazionale di almeno un quoziente pieno. Il vento tempestoso degli anni 1992/1994 travolse tale sistema, cui pretestuosamente venne attribuita la colpa di aver favorito la corruzione, a causa del voto di preferenza. Quale membro del Parlamento, sia pure con qualche modesta riserva su aspetti di minore importanza, votai a favore della nuova legge, che fu definita Mattarellum dal nome del suo relatore. Essa aveva una coerenza di fondo poiché si sforzava di stabilire, attraverso collegi uninominali abbastanza piccoli, un collegamento tra eletto e territorio, mentre prevedeva anche una quota proporzionale per assicurare una rappresentanza a tutte le diverse correnti, che avevano partecipato alla competizione.

Successivamente, per il degrado della qualità delle forze politiche e la complicità dei media alla ricerca di gossip anziché di idee, l’immagine della democrazia cominciò a diventare una sorta di irriconoscibile maschera tragicomica, con l’intento principale di abbagliare gli elettori, anziché corrispondere alla necessità di garantire un’adeguata rappresentanza delle diverse opinioni politiche radicate nel Paese ed alle aspettative del popolo sovrano. Anzi le formazioni identitarie cominciarono a sbiadirsi e progressivamente a scomparire per far posto a partiti padronali, protestatari e populisti. Conseguentemente, le diverse leggi elettorali che si sono via via succedute hanno recepito gl’interessi delle maggioranze politiche del momento, costringendo la Corte Costituzionale, per ben tre volte, una delle quali riferita ad una legge mai applicata, a dichiararne l’incostituzionalità. Un’ulteriore riforma approvata nel 2017 in vista delle elezioni celebrate poi il 4 marzo 2018, è attualmente soggetta ad una simile censura ed a breve la Consulta dovrà pronunciarsi. La conseguenza pratica è che, da oltre un quindicennio, il nostro Paese ha avuto Parlamenti illegittimi, che hanno continuato a legiferare ed a svolgere le loro altre funzioni, soltanto in nome del principio di continuità degli organismi dello Stato. In questi giorni, dopo l’approvazione di una estemporanea legge costituzionale di riduzione del numero dei parlamentari al di fuori di un qualunque disegno riformatore, si sta parlando di cambiare ancora una volta la legge elettorale ed ogni forza politica spinge per quella che la soddisfa maggiormente, ignorando del tutto l’interesse generale, che in una riforma finalmente duratura, dovrebbe invece prevalere.

Per parte nostra, ci siamo da tempo espressi a favore di un sistema a doppio turno alla francese, ma tale scelta comporterebbe anche l’elezione diretta del Capo dello Stato per garantire un sistema coerente. Se invece nelle attuali condizioni parlamentari, dominate dalla confusione e dall’ignoranza, si preferisse scegliere, ed al momento sembrerebbe più saggio, di non modificare l’impianto costituzionale, si potrebbe tornare al Mattarellum, con modeste correzioni. Una intesa sul ritorno alla legge del 1993 potrebbe essere costituzionalizzata per evitare altri interventi estemporanei da parte di maggioranze parlamentari occasionali. Al medesimo tempo, per correggere l’errore imposto dalla improvvisazione di Cinque Stelle, si potrebbe elevare il numero dei deputati a cinquecento e dei  senatori a duecentocinquanta, onde evitare collegi elettorali troppo grandi con scarso rapporto tra elettori ed eletti. Ma sappiamo che la saggezza al momento non abita in quei palazzi e prevale il pessimismo.

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