“Siccome non vogliamo cambiare noi, deve cambiare l’Europa: o far finta di non vedere nulla (perchè il perdono sarebbe una grande umiliazione) di tutto quello che fa il figliol prodigo”. Guardando bene e scrutando al fondo il concetto, ci starebbe questa cruda e assurda presunzione sovranista dietro a molti nostri atteggiamenti. Perché, di fatto, da quando l’Italia ha cominciato a “tirare i remi in barca” (e parliamo della fine degli anni ’60, con incursioni previdenziali sindacali negli anni ’80), il Paese ha cominciato ad andare.. in “debito di ossigeno”. Con un inevitabile aggravio da quando la “globalizzazione” è diventata vieppiú stringente e i margini di guadagno si sono ridotti, al punto tale che in molti stanno pure impegnando i gioielli di famiglia. Di fatto: se pure l’Italia, quando aveva la possibilità di farlo per mezzo della svalutazione della propria moneta sovrana, riusciva a dare l’illusione ottica di essere un Paese in buona salute economica nonostante il gravoso debito pubblico che la soffocava per tutta una serie di azioni assistenzialistiche decise a “cuor leggero”, oggi -imperante la moneta unica europea- essa, di fatto, non respira più .  Il re è nudo, insomma. Soprattutto perchè le altre nazioni non tollerano più il suo vivere a sbafo.
Anzi, di più, non siamo stati capaci di cogliere pure le occasioni che ci passavano davanti, soprattutto quando c’era da mettere a frutto -prima che esso fosse disperso per mille rivoli clientelari- quel piccolo patrimonio che pure eravamo riusciti ad accumulare nel dopoguerra. Sintetizzando al massimo il concetto: mentre, forse, prima potevamo compensare con la svalutazione della lira la nostra vita che iniziava a divenire dissennata dopo l’autunno “caldo”, oggi il margine non ci è più concesso e  dobbiamo fare i conti con noi stessi, con quello che siamo diventati, sulla nostra capacità di sacrificio e pure con i costo eccessivi del nostro assistenzialismo d’accatto. In più, gli ultimi dati (pubblicati dal Sole 24 Ore di giovedì 12u.s.), numericamente e impietosamente, dimostrano quanto quella grande, presunta, “vittoria” del governo giallo-verde, già pomposamente denominata “Reddito di cittadinanza”, sia stato un grande, clamoroso buco nell’acqua fatto da un governo pezzente i che è inventato l’ultima forma di “assistenzialismo accattone”.
Perché i numeri che ci hanno riportato ANPAL, INPS e Ministero del lavoro, certificano come meno di un quarto dei percettori (740.000 persone, tra cui molti titolari “opinabili”) di questa forma di carità abbiano trovato davvero lavoro.  Se colleghiamo questo bluff a quell’altra genialità già denominata “quota100” abbiamo già scolpito la lapide da porre sulla tomba del “Conte1”. Quale nuovo epitaffio -perchè ci sarà pure quello, statene certi- dovremmo vergare sulla porta della eterna dimora del “Conte2”?
Si accettano scommesse.
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