Banca Marche, Banca Etruria, Cariferrara, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Casse di Risparmio di Rimini Cesena e San Miniato, Monte dei Paschi di Siena, Carige, Banca del Fucino, Banca popolare di Bari, una serie ininterrotta di dissesti degli ultimi anni, che, a spanne, pesano sulle finanze pubbliche per una somma pari a circa trenta miliardi di Euro, più di quanto sarebbe costato il Ponte sullo Stretto di Messina. Con una somma simile sottratta ai contribuenti, si sarebbe invece potuta portare lalta velocità ferroviaria in tutto il Sud, compresa la Sicilia, avviando, anche se tardivamente, il doveroso riequilibrio tra le due Italie. In nome della Presunta difesa di risparmiatori, come di quella dei lavoratori (Alitalia, ILVA, per citare i casi più eclatanti e di attualità) si sono buttati e si continueranno a buttare in discarica decine di miliardi estorti ai contribuenti  da un fisco con una pressione rapace, degna del peggiore usuraio. Questo è il risultato della Rivoluzione mediatico giudiziaria, che, un quarto di secolo fa, ha distrutto una intera classe dirigente, che, pur con comprensibili errori ed una diffusa corruzione, (principalmente per finanziare la politica ed, in alcuni casi, per arricchimento personale) aveva garantito mezzo secolo di benessere, di ricostruzione, di crescita economica e culturale, di sostanziale stabilità dello Stato democratico. Una classe politica, che insieme a pochi  imprenditori visionari, aveva consentito allItalia la conquista del rango di quinta potenza industriale del pianeta, nonostante lopera quotidiana di demolizione da parte dellopposizione del tempo ostile al progresso, sempre connivente con il mondo sindacale e con una burocrazia corrotta, nellintento di frenare la crescita. Eppure  alcuni settori ancora sono trainanti, principalmente nel campo delle medie imprese manifatturiere e di  alcune aziende agricole o agroalimentari. Moltissimo resterebbe da fare, solo che la legislazione non cambiasse ad ogni ora  e la burocrazia si limitasse con diligenza a farla applicare in modo efficiente, anziché dedicarsi allo sport preferito di bloccare ogni passaggio, nella migliore delle ipotesi solo per far valere il proprio potere, o a volte, peggio, per taglieggiare chi intende investire e produrre. La borsa italiana, nonostante tutto ha reagito bene ed ha evidenziato uno degli indici migliori, segno che nella nostra impresa, principalmente media e piccola, una certa vitalità resiste. Basterebbe uno Stato meno avido in materia di pressione tributaria, meno burocratico, impegnato nella realizzazione delle infrastrutture, capace di difendere il Made in Italy  e di garantire una giustizia effettiva e rapida. Invece il furore popolare ha mandato al potere una nuova classe dirigente di analfabeti, attratta dal mito della decrescita felice. Dopo le ultime performance di  Di Maio e Bonafede, finiremo col rimpiangere persino Toninelli. Lignoranza è un pozzo senza fondo, che ci riserva sempre delle sorprese.

Adesso sono arrivate nelle piazze le sardine con il compito di rivitalizzare una sinistra morta ed un PD paralizzato nelle pervicace difesa dei propri equilibri interni. Dopo i girotondi, il popolo viola, il movimento delle lenzuola, i professionisti dellantimafia, si tratta sempre della stessa sinistra, che insoddisfatta di se stessa, cerca di rigenerarsi. Qualcuno si domanda chi manovra questa massa di piccoli pesci, chi li finanzia, chi ne ha determinato la nascita, concepito il ruolo e con quale obiettivo preciso? Non è facile rispondere, se non cercando di capire a chi giovi. Ed a chi, quindi, se non alle grandi centrali finanziarie, ai poteri sconfinati dei pochi padroni del web che vogliono difendere lo status quo e ribaltare i rapporti di forza, che i sondaggi danno a favore delle forze politiche moderate di centrodestra. Lo scontro appare titanico ed è di carattere mondiale. La libertà e la democrazia appaiono ai poteri fortissimi, che con la globalizzazione si sono impadroniti della finanza internazionale, un pericolo per la loro crescita inarrestabile ed il loro predominio, fondato sulla emigrazione dei profitti verso i paradisi fiscali. Essi hanno la forza di non consentire la creazione di un ordine mondiale delleconomia e di una valuta unica, che porrebbe fine al bluff finanziario delle banche centrali, che stampano moneta in modo continuo e virtuale, tanto che il relativo valore appare ormai del tutto disancorato dalla realtà, spingendo tutte le economie nazionali verso una catastrofe generalizzata. Continuando così tra pochi anni la ricchezza effettiva dellintero pianeta sarà nelle mani di quattro o cinque gruppi, evanescenti, perché basati su un business soltanto aereo, virtuale, senza stabilimenti e realtà industriali palpabili, ma più forti degli Stati, che, superindebitati, di fatto, avranno perso la sovranità effettiva e saranno nelle loro mani.

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1 COMMENTO

  1. Ho letto: la drammaticità dello scenario appare in tutta la sua tragedia. Ma non andremo verso la bancarotta che è, invece, caratteristica di “malagestio” e di corruttela e di incapacità e di “favori agli amici”, e della invadenza di una politica che, dimenticando d’essere al servizio del popolo, traguarda obiettivi inconfessabili ma concreti. Andremo, invece, verso la progressiva inarrestabile depauperazione delle classi deboli, cui oggi partecipa anche la borghesia, e verso la perdita inesorabile delle identità culturali e dei collegati diritti civili che sono il vero humus per la crescita, l’innovazione e lo sviluppo. C’è da chiedersi cosa possa fare l’idealità liberare del 3° millennio per frenare il declino e invertire la rotta. E’ necessaria una “terza via”, diversa, da un lato, dal pensiero unico e dallo statalismo demenzialmente burocratico; dall’altro, diversa dal sovranismo e populismo fine a sé stessi; atta a produrre progettualità fattibili, non utopiche: una terza via capace di distillare interventi politici efficaci. E’ una sfida epocale che non è detto che si vinca.

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