L’esordio del ventesimo secolo con la devastante prima guerra mondiale e, dopo, con la seconda ancor più tremenda, fu certamente molto negativo. Tuttavia successivamente si era determinata una linea di forte divaricazione tra le democrazie liberali rappresentative ed i regimi totalitari, prima il Nazismo ed il Fascismo, battuti con le armi, dopo il comunismo, sconfitto dopo quasi un cinquantennio di guerra fredda.

Il ventunesimo secolo, dopo appena un ventennio dal suo esordio, fa sorgere preoccupazioni forse più gravi, non soltanto, come sarebbe ovvio, per il potenziale distruttivo degli armamenti nucleari moderni nel caso di nuovi venti di guerra, ma per quella che sembra una svolta involutiva profonda nella cultura politica mondiale. Un lungo percorso di circa tre secoli sembrava aver definitivamente affermato il valore assoluto della libertà degli individui e la superiorità dei sistemi liberali, fondati sulla democrazia rappresentativa, con la separazione ed il bilanciamento dei poteri, la sovranità della legge e l’obiettivo di preservare la pace. Si va invece registrando una volontà diffusa di abbandonare quella che era sembrata, attraverso l’illuminismo, la più grande conquista di civiltà, che consisteva nel progressivo abbandono delle ideologie autoritarie di qualunque segno, con la sopravvivenza di regimi personalistici o non democratici soltanto in Paesi di recente sviluppo o legati ad arretrate visioni teocratiche.

La novità più rilevante è che gli Stati Uniti da un decennio hanno rinunciato al ruolo, quale maggiore potenza industriale e militare del mondo, di porsi come difensori della libertà e custodi della pace nel mondo, in seguito alla scelta di chiudersi in un isolazionismo egoista, che, anche al proprio interno, ha finito con l’esprimere un leader dal profilo tendenzialmente autoritario. La Gran Bretagna, culla del liberalismo, ha abbandonato il porto dell’Europa e sembra voler navigare in acque neo imperialiste e comunque caratterizzate da un conservatorismo egoista. L’Europa continentale sembra condannata ad un declino inarrestabile, che le impedisce di riprendere il cammino della iniziale ispirazione verso la creazione degli Stati Uniti d’Europa nei luoghi in cui storicamente erano fiorite le più grandi civiltà e che era il principale baluardo di difesa dei valori della democrazia liberale.

Ovunque si registra l’insorgere di movimenti nazionalisti o sovranisti ed il modello prevalente ha finito con l’essere quello dittatoriale di Cina, Russia o Turchia. La NATO ha perduto ogni ruolo, mentre il medio Oriente appare in preda al fondamentalismo islamico, con le sue feroci rivalità interne e venature terroristiche, comunque sempre più evidenti e pericolose dopo l’abbandono americano, ma sotto l’influenza di Russia e Turchia, che tendono a spartirsi l’egemonia attraverso nuovi sistemi di stampo neo sovietico e neo ottomano. Sull’Africa cresce rapidamente il peso della Cina, che, con la sua enorme forza economica, si è assicurata il predominio nell’intero Antico Continente.

Si avverte la sensazione di attraversare uno di quei periodi di drastica frattura del processo evolutivo della storia dell’umanità, come dopo la caduta dell’Impero Romano o di fonte al buio profondo del Medio Evo. Il tentativo di rifugiarsi nelle piccole patrie e nell’egoismo del proprio privato interesse, senza una visione del futuro del mondo nel segno del progresso, sono una contraddizione rispetto alla straordinaria avventura della modernità, che continua a far registrare passi avanti che potrebbero essere entusiasmanti per nuove generazioni animate dalla voglia di affrontarne l’avventura. Accanto al progresso tecnologico e scientifico tuttavia non si dovrebbe mai rinunciare alla crescita culturale e civile ed al perseguimento del fine supremo della libertà di ciascun individuo. Invece grandi concentrazioni di capitali e di potere, anche subliminale, nelle mani di pochi individui e di un sistema bancario finanziario e mediatico spregiudicato condizionano la vita contemporanea in termini negativi, favorendo atteggiamenti miopi ed egoistici, che inducono a limitare lo sguardo dentro se stessi o nel proprio giardino di casa. Al medesimo tempo viene ignorata la fragilità di una natura della quale gli esseri umani hanno abusato, ignorando le opportunità di sviluppo, non soltanto materiale, che una maggiore attenzione potrebbe offrire. La stessa inevitabile espansione del tempo libero, rispetto ad un passato di concentrazione massima nel lavoro, potrebbe, oltre che migliorare la qualità della vita, riconsegnare alla attualità del pensiero e del suo affinamento nuovi traguardi di miglioramento e raggiungimento di obiettivi superiori nella ricerca, nella produzione artistica e culturale in genere, nella conquista di ulteriori traguardi di civiltà, mentre siamo costretti a registrare, rispetto al passato, notevoli rallentamenti, determinati da un materialismo sospinto dai   media e dal web in mano alle centrali del potere finanziario ed economico, all’insegna di un esasperato consumismo del quale tutti siamo rimasti vittime.

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