La “Continuità” e “discontinuità” : è attorno a questi due parametri di riferimento, in politica e -soprattutto- in economia, che si misura la concreta capacità di un Paese di mutare la pelle, rinnovandosi di continuo. Va, però, posta subito una domanda cruciale per la nostra Italia: con tutti i cambiamenti vissuti nei vari sistemi elettorali, nelle coalizioni, nei partiti e pure negli uomini di governo, c’è stata davvero una qualche mutazione? Oppure tutti noi abbiamo vissuto solo dentro un grande bluff? Quello che, in verità, partì negli anni ’70 e prosegue ancora, del tutto intonso e tranquillo generando figli, nipoti, nipotini e pure pronipoti che -pur vestendo casacche diverse, con coalizioni differenti e talvolta contrapposte- finisce per perpetuare in eterno lo stesso schema di gioco economico? Perché questo in realtà accade.
Prima ci fu la DC con i partiti laici; poi venne l’era “esplosiva” di Bettino Craxi; deflagarono Tangentopoli e Silvio Berlusconi; indi Romano Prodi; a seguire Massimo D’Alema e Renzi, il tutto inframezzato da governi “tecnici” (Dini e Monti). Cambio di cavallerie ed ecco il M5S: dapprima con Salvini (Conte1) e poi con Zingaretti (Conte2). “Allora un cambiamento c’è stato, eccome!” , direbbe un disattento elettore. Invece NO, signori e signore.
Sapete qual’è il “fil rouge” che tiene insieme tutto e – come un essere alieno- danneggia sempre questo “pianeta Italia” ?
È il colossale debito pubblico, da sempre evolvente verso l’alto, in più costantemente alimentato da una spesa pubblica colossale, nazionale e locale, che -di fatto- zavorra pesantemente la nostra vita: come avviene per famiglie e imprese, tutti costretti a dimostrare -punto punto- le spese, quasi che le azioni delinquenziali (che pure ci sono, è inutile negarlo) dipendano solo dal nostro scarso senso civico. No, non è proprio così.
Il portato diretto della invadenza economica dello Stato e degli Enti Locali (come questo giornale sta dimostrando, carte alla mano) é proprio ciò che ci fa tenere il fiato sospeso ogni anno in attesa (ci sarà o no?) del giudizio CE sui nostri conti pubblici. Un giudizio salutare, peraltro, perché “tiene in riga” questo monellaccio. Questo è il punto.
Abbiamo una classe politica che fa solo finta di rinnovarsi, ma quando arriva al dunque non può far altro che piegare la testa e dire “signorsì”. Con tutti quelli che tentano di capovolgere questo schema di gioco che vengono tenuti fuori, quasi fossero sottoposti a una sorta di T. S. O. politico.
Perché, di fatto, lo Stato si impossessa delle nostre esistenze: dal parto alla sepoltura, facendoci pagare sempre. Prima i nostri genitori, poi noi e i nostri discendenti.
Non è, beninteso, che questo sia un male, però tu da quel labirinto non riesci più a uscire. E se questo può essere pure un vanto per le buone prestazioni previdenziali che abbiamo erogate (pagando il giusto prezzo fiscale), non è altrettanto giusto che, lì dietro, si annidino insetti di corruzione, corruttela, malversazione e intimidazione di ogni sorta.
Così come non è giusto che alcun progetto alternativo possa avere la giusta udienza. Alcune cose é opportuno che lo Stato le faccia, ma pure no. Non è affatto ammissibile che, per prendere il bambino, bisogna pure ingurgitarsi tutta l’acqua sporca.
Ebbene, questo è il periodo più propizio per ripensarlo questo Stato.
Nessuno può tirarsi indietro e questo giornale lo sta facendo senza sconti.

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