Rimanere privi di referenti politici, nella Italia di oggi, finirà per essere letale alle comunità locali più piccole? Occorre un notevole sforzo mnemonico per richiamare alla mente le lunghissime code di persone in fila dietro la porta del deputato locale; con i telefoni che squillavano a più non posso; i modi abbastanza sbrigativi -ma pur sempre gentili- di segretarie particolari, sempre affannate a smistare gente a mò di ambulatori della mutua, per capire la grande dimensione di valore della politica passata. Oggi non esiste più nulla di tutto ciò e la perdita delle identità amministrative locali rischia di essere il portato diretto e consequenziale di questa politica maggioritaria e priva di opzioni di scelta: il che finisce per essere del tutto sordo alle legittime aspettative di una Italia con tanti piccoli Comuni, perlopiù amministrati da Liste Civiche, in una parola di un Paese che è pur sempre una penisola lunga e stretta.
Prendiamo, ad esempio, le minuscole Amministrazioni locali. Vi sono oltre 5.000 Comuni aventi meno di 5.000 abitanti e sono ben 1.883 quelli (lo denuncia il Sole 24 ore) in cui il costo del debito cumulato negli anni passati finisce per assorbire più del 12% della spesa corrente complessiva: una percentuale che sfiora il 18% per circa 700 di essi.
Il che sta a significare che quasi un quinto della previsione di uscita per quegli strumenti programmatori viene -di fatto- vincolata in quanto a destinazione finale. Se poi aggiungiamo a questa posta contabile, ordinaria e ricorrente, la logistica, di organizzazione e pure quella derivante da una recente, nuova, posta di spesa che è atta a gestire -un po’ di qua e un po’ di là- la crescente massa dei migranti che sono stati diffusi ovunque (i Comuni stanno anticipando una spesa che viene rimborsata con ritardo dal livello centrale di amministrazione), ne consegue una bombola respiratoria contabile del tutto esaurita. Che finisce per rendere ancor più drammatica una situazione che ha visto -dal 2012 al 2017- abbandonare oltre 300.000 residenti (che è pur sempre 3% della popolazione degli stessi) da queste piccole dimensioni di amministrazione locali che, a ben vedere, sono state la vera spina dorsale della nostra Italia. Infatti si trovano qui i veri depositi di una identità civica comunale che ha pure avuto in epoca medievale le proprie origini. In tal modo si rischia di disperdere assai l’articolazione delle nostre diverse radici (che non sono mai state amalgamate in una sola e unica identità nazionale, ma che ora rischiano di liquefarsi del tutto dentro poche grandi megalopoli che sono, di fatto, del tutto onnicomprensive), che sono poi la bellezza vera del nostro tratto nobile identitario.
Ove non fossero affrontate per tempo le questioni che la pesante denuncia che sta portando avanti L’ANPCI (Associazione nazionale dei piccoli comuni, che conta circa 30.000 associati) il tema dei barconi di migranti che arrivano sarebbe solo un dettaglio; importante ma pur sempre marginale della vera emergenza identitaria italiana.

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