“E’ meglio correre il rischio di salvare un colpevole piuttosto che condannare un innocente”. Questa celebre frase attribuita a Voltaire, filosofo francese del Settecento, pare vacillare sotto i colpi dei “manettari” e dei giustizialisti di casa nostra.

Da quando l’equilibrio tra i poteri è saltato facendo pendere la bilancia a favore di quello giudiziario  anche i principi basilari delle democrazie liberali sembrano possano essere messi facilmente in discussione. Basti ricordare che l’art.27 della Costituzione stabilisce che “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”, sottolineando cioè l’esistenza della presunzione di innocenza. Ciò nonostante, a causa di un uso spropositato da parte della magistratura della carcerazione preventiva, ogni anno finiscono nelle patrie galere numerosissimi cittadini in attesa di giudizio. Innocenti in carcere, non da condannati ma da imputati: un aspetto non secondario che getta discredito sul sistema giudiziario italiano al di là dei risarcimenti successivi che molti riescono ad ottenere per aver scontato una ingiusta detenzione o ancora perchè vittime di clamorosi errori giudiziari.

Argomenti di cui si parla poco ma che invece dovrebbero occupare il centro del dibattito politico spesso ridotto a macchiettistica rappresentazione di interessi contrapposti.

Lo Stato proprio per sanare gli errori commessi ha previsto un apposito fondo da cui attingere risorse a favore di chi arbitrariamente ha pagato pur non avendo colpe. Secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze sono stati spesi 740 milioni di euro in indennizzi, decine di milioni di euro all’anno.

Come dimenticare i cappi sventolati in Parlamento, gli sputi e i lanci di monetine indirizzati a noti politici e fomentati sia da oppositori, che da una stampa forcaiola brava a creare finti mostri e finti eroi? Un quadro preoccupante che tende a ripresentarsi con ciclica puntualità senza che ci sia una sana presa di coscienza da parte di chi amministra la giustizia in tutte le sue sfaccettature.

A proposito di malagiustizia ritorna alla mente, poi, la tragica vicenda di Enzo Tortora e quella foto che lo ritrae con le manette ai polsi tra due carabinieri: sette mesi di ingiusta detenzione per associazione camorristica, spaccio e traffico di droga a seguito delle accuse di alcuni pentiti, poi risultate totalmente prive di fondamento.

Un caso eclatante a cui se ne sommano tanti altri che hanno avuto e hanno come protagonisti cittadini per niente noti e quindi doppiamente vittime di un giustizialismo dal sapore giacobino esercitato talvolta per rinsaldare in alcuni un sentimento di vanità frustrata.

Da qui la proposta di legge del piccolo, ma combattivo Partito Radicale di istituire la “Giornata nazionale delle vittime degli errori giudiziari” che dovrà trovare la necessaria sponda nelle aule parlamentari: un segnale forte teso a tracciare una discontinuità con il recente passato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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