Vivere nel rincorrere la bellezza, il sapere, il sogno, l’utopia, l’elevazione, la grande speranza, non morire nel tugurio arido di un’anima incolta. Cercare la ricchezza spirituale e materiale, circondarsi dal bello per elevarci, per raffinarci, per inseguire all’infinito una perfezione irraggiungibile, ma che, in se stessa, è motore di ogni vita degna di essere vissuta. Abitare il mondo, la propria stessa vita, con l’ansia insaziabile di gustare il profumo dell’avventura, di ricercare la bellezza e rendersi capaci di produrla, significa aver capito l’essenza del nostro essere. Mai accontentarsi di morire ogni giorno, precipitando nel gorgo più  buio dell’anima, nella rinuncia a sempre più elevati traguardi, che non sono la inesistente perfezione, ma la continua superiore aspirazione onirica del perseguimento dei nostri sogni. Chi vive,anzi si limita a sopravvivere, soltanto nell’oggi, disprezzando il primario istinto dell’uomo a migliorarsi, muore in ogni istante e se l’involucro dentro il quale è rinchiuso, la macchina del proprio corpo, continua ad esistere, sta soltanto sprecando il prezioso carburante della vita girando a vuoto, rimanendo fermo, a volte, peggio, andando indietro senza neppure guardare. La decrescita felice, di cui alcuni ignoranti  parlano, può soltanto portare verso il deserto o il burrone.

Un’umanità che si pieghi a tale condizione è già finita e trascina la realtà che la circonda verso la stessa meta disumana. Nati non foste per viver come bruti! Purtroppo la lezione del poeta non è stata imparata. Vivere è fatica, ma siamo venuti al mondo per attraversare questa meravigliosa avventura; non vi sono altre strade, altri traguardi. L’ignoranza, la perfidia, l’odio verso il prossimo, specialmente se più dotato di risorse materiali, intellettuali o morali, significa far prevalere la morte, che è sempre in agguato dentro di noi e cerca di rubarci una porzione di vita, come un nemico che vuole trascinarci un gorgo dal quale sarebbe difficile, forse impossibile, uscire. L’istinto suicida, che pervade gli esseri deboli e che, sovente, diventa esaltazione verso  quello collettivo della società, non è un peccato verso dio, che ci avrebbe dato la vita, ma verso noi stessi. Esso consiste nel desiderio di rinunciare alla lotta esaltante per  affrontare con intensità e passione l’unica vita che ci è stato dato di poter attraversare, con i suoi pericoli, le sue avventure, le inevitabili sconfitte, la caduta ed il trionfo, il confronto con gli altri esseri umani, lo scambio di idee e di sentimenti, l’attrazione verso l’altro sesso, l’amore e lo stesso odio, che ne è un surrogato.

La ricchezza delle nazioni è rappresentata dall’uomo che sa abitare la propria vita, quindi viverla al massimo dell’intensità, consapevole che essa è importante non solo per sé stesso, ma per tutta l’umanità, perché lo rende partecipe della meravigliosa avventura del progresso, finendo col regalare qualcosa al mondo intero,  perché lo rende partecipe dell’universale. La vita infatti è un percorso nel quale si va incessantemente avanti. Anche il riposo, non rappresenta un fermarsi, ma è il momento un cui si raccolgono le forze per riflettere e recuperare la necessaria energia per andare avanti. Un giorno uguale al precedente, facendo assentare l’anima dalle ragioni del proprio cammino, è sprecato, un giorno drammaticamentevissuto come da morti. L’uomo è fatto per incedere, non per indietreggiare. Infatti gli eserciti in rotta volgono le spalle al nemico e come conseguenza sovente vengono sterminati.

Nella storia talvolta ha prevalso il desiderio di fermarsi, di tornare indietro, di cancellare la civiltà. Sono sempre stati periodi bui in cui la barbarie ha avuto il sopravvento. Purtroppo abbiamo l’impressione di vivere oggi uno di questi momenti, in cui le pulsioni verso il regresso sembrano prevalere, ma dobbiamo ricorrere alla sempre efficace medicina naturale dell’inguaribile ottimismo insito nell’animo umano. Assistiamo soltanto a sterili proteste, che si manifestano attraverso confuse grida assordanti o vuote adunate silenziose. L’enorme forza del progresso, nonostante tutto incessante, finirà con lo spazzare via ogni istinto regressivo di rinuncia all’avventura della vita, con il restituire il coraggio della passione e la volontà di realizzare il sogno che anima da sempre ciascun individuo. Le grandi civiltà del passato ci hanno consegnato la bellezza dell’arte, la grandezza del pensiero filosofico, la forza equilibratrice del diritto rispetto al brutale istinto primitivo della vendetta privata, il fascino della conquista degli spazi e dello spazio, la esaltante avventura del progresso tecnologico, sufficienti a definire in tutta la sua bellezza la vita che abbiamo il privilegio di vivere. I poveri di spirito che non lo capiscono, anzi che persino tentano di negarlo, sono soltanto morti che camminano.

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