Ogni qual volta si avvicina un appuntamento elettorale emergono alcune contrapposizioni: giovani-anziani, uomini-donne, progressisti-conservatori. Aspetti che fanno compagnia al corpo elettorale nel tentativo di fornire chiarimenti circa i candidati da votare. Dibattito che si aprirà da qui a non molto e che riguarderà molte Regioni e tanti Comuni.

Le speranze e le attese sono le solite, tipiche di contesti che ormai vivono con silenziosa e talvolta indifferente indignazione la volontà di uscire dal pantano per esprimere al meglio le porprie potenzialità. Una giusta aspirazione per tante comunità che in termini individuali evidenziano lodevoli eccellenze ma che non riescono a fare sistema rimarcando con il trascorrere degli anni un decadimento che non è solo urbanistico e commerciale, ma anche sociale e comportamentale. Un vero dispiacere se si considerano i tanti cittadini che in Italia e all’estero riescono a raggiungere in forma singola e associata ottimi risultati.

Da qui la necessità di imprimere un sostanziale, concreto cambiamento nella gestione degli Enti grazie ad attente e adeguate guide politiche. E’ dalla macchina amministrativa che si propanano gli effetti sui territori, spesso in questi anni non lusinghieri. Un aspetto che va tenuto nella dovuta considerazione visto che l’attuale normativa separa in maniera netta la funzione politico-esecutiva in capo al presidente della giunta regionale e ai sindaci, da quella gestionale-amministrativa demandata agli uffici preposti. In sostanza, un qualsiasi Ente pubblico per ben funzionare deve essere dotato di un apparato solerte, efficiente e capace di lavorare per il raggiungimento di obiettivi avendo come faro illuminante il superiore interesse collettivo. In assenza di ciò chiunque può fare poco o nulla con la conseguenza di successivi scarsi risultati tangibili.

E’ in questa cornice che si inseriscono le varie candidature di cui tanto si sta scrivendo ma ancor più si scriverà nei prossimi mesi.

E’ in questi casi che si crea un conflitto tra il presente e il passato, il nuovo e il vecchio, i giovani e gli anziani: un duello rusticano che vorrebbe esaltare una categoria a discapito dell’altra.

Il ridimensionamento del ruolo dei partiti, la chiusura di sedi e sezioni, la progressiva scomparsa dell’impegno associativo al di là di quello strumentale in quanto esclusivamente pre elettorale ha determinato in maniera incontestabile un lento, anzi lentissimo ricambio della classe politica e dirigente salvo esperimenti un pò grotteschi che alla prova dei fatti hanno inanellato e inanellano figuracce e fallimenti.

Spesso per suffragare un’ipotesi di presunto cambiamento si inneggia ai giovani che nell’immaginario collettivo dovrebbero rappresentare la parte sana e avanzata della società. Ciò non sempre è vero, anzi spesso si tratta di un pericoloso falso storico. Talvolta è meglio fidarsi di vecchi-giovani dotati di visione e voglia di fare, piuttosto che dei giovani-vecchi ancora bisognosi di un necessario excursus esperienziale. Amministrare gli Enti pubblici è cosa difficile e seria, l’improvvisazione potrebbe costare cara, molto cara.

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