Che succederà adesso a Matteo Salvini se, dopo il via libera al processo, venisse condannato dal Tribunale penale di Catania? Si va verso la fine della carriera politica del ‘capitano’? Cerchiamo di capirne qualcosa di più, facendo due premesse perché, si sa, noi liberali siamo affezionati alla tutela dei valori costituzionali di libertà.

La presunzione d’innocenza. Innanzitutto, in Italia vige ancora –se non lo hanno abrogato nottetempo– il principio cardine per ogni moderno Stato di diritto: ciascuno si presume innocente, sino a sentenza definitiva. L’art. 27 della nostra Carta Fondamentale trova un identico principio sancito dall’art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Non intendiamo affatto rinunciare alle garanzie, in nome di una tesi del tutto ideologica. La presunzione di non colpevolezza, insomma, consente di celebrare il processo, mediante il quale, eventualmente, si perverrà alla colpevolezza.

La legge è uguale per tutti. In secondo luogo, oggigiorno nessuno può ritenersi al di sopra della legge, in forza dell’art. 3 Cost. che sancisce un principio di uguaglianza. L’epoca del sovrano assoluto è finita da un pezzo, almeno in Europa, da quando Luigi XVI fu condotto in carrozza al patibolo. Con buona pace di Montesquieu, esistono ancora nel mondo monarchie assolute, ma non sono realtà ‘costituzionali’ e si può qui sorvolarne.

Il caso ‘Gregoretti’: una nave della Guardia Costiera italiana. La nostra imbarcazione militare, con il suo carico umano, rimase bloccata nelle nostre acque territoriali per ben quattro giorni, prima dello sbarco ad Augusta, il 31 luglio 2019, col suo carico di 131 migranti che erano stipati sul ponte di coperta e, secondo l’accusa, esposti agli agenti atmosferici a una temperatura di 35 gradi e numerosi casi di scabbia e tubercolosi, non gestibili da un mezzo destinato solo alla attività di vigilanza sulla pesca, con un equipaggio di soli trenta uomini.

La richiesta di archiviazione e l’accusa di sequestro di persona. Il Procuratore della Repubblica della città etnea, Carmelo Zuccaro, aveva già chiesto l’archiviazione per Salvini. Poi il P.M. è mutato e il Tribunale per i ministri di Catania ha attivato la procedura per il nulla-osta del Senato: in quanto la scelta di affrontare la gestione dei flussi dei migranti a livello europeo non potrebbe mai tradursi in un’inammissibile coercizione fisica di cittadini stranieri irregolari; il veto ministeriale allo sbarco dei naufraghi sarebbe stato perciò arbitrario. Salvini dovrebbe rispondere quindi dell’illegittima privazione della libertà personale per quei migranti malandati, posto che egli non avrebbe dovuto omettere d’indicare (al competente dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione) un altro porto sicuro.

Le convenzioni a cui l’Italia ha aderito, Unclos del 1974 e di Amburgo del 1979. Ci sono norme sovranazionali che presiedono ai ricollocamenti in altri Stati e al soccorso in mare dei naufraghi, nonché all’immediato loro trasferimento in luogo sicuro. Stabiliscono un limite sovranazionale alla potestà legislativa dello Stato (artt. 10, 11 e 117 Cost.), sono di stringente vincolatività e, pertanto, non suscettibili di deroghe.

L’autorizzazione a procedere. Il Senato ha concesso al Tribunale ordinario di Catania l’autorizzazione, ex art. 96 Cost., a procedere nei confronti dell’ex capo del Viminale. Il Senato ha escluso il ‘fumus persecutionis’ (l’uso politicamente mirato delle accuse di aver travalicato i suoi compiti istituzionali commettendo un reato) e, siccome per la Cassazione ‘la competenza a qualificare come ministeriale il reato spetta in via esclusiva al giudice ordinario’ (Cass. Pen., n° 10130/11; n° 1888/11) e non si è finora posto un ‘conflitto di attribuzione fra i poteri dello Stato’ (di spettanza della Corte Costituzionale), si spalancano le porte della giustizia ordinaria. È il ‘crepuscolo della democrazia’, avrebbe dichiarato l’ex ministro della Funzione Pubblica Bongiorno, tuonando contro l’abdicazione parlamentare: il rallentamento dello sbarco dei migranti in attesa di ricollocazione in Europa dovrebbe restare affare politico. Chi frequenta le aule della giustizia penale sa che un solo minuto di forzosa costrizione è già di per sé un sequestro. L’organo costituzionale ha concesso il via libera a dei giudici penali, non agli habitué del Papeete, né ai di lui detrattori politici o agli heaters. L’azione penale andrà esercitata per accertare, nel rispetto del contraddittorio e del diritto di difesa, se col veto opposto si sia spinto oltre gli angusti vincoli internazionali.

La difesa della Patria. Salvini ha dichiarato che lo rifarebbe. Non sappiamo se la sua convinzione di agire nell’adempimento di un dovere (tutela del patrio suolo e politica dei porti chiusi) possa valergli quale causa di giustificazione, ancorché putativa.

Cosa farà per il caso Gregoretti il gip catanese? Il procedimento è regolato dalla legge costituzionale n° 1/1989 e la Procura etnea potrebbe reiterare la richiesta d‘archiviazione; o il GIP potrebbe comunque ordinare un supplemento d’indagine; ovvero disporre l’imputazione coattiva o, infine, deciderne il proscioglimento.

Cosa rischia l’ex ministro? Per il sequestro di persona la pena base va da sei mesi a otto anni, ma se fosse applicata l’aggravante speciale ad effetto speciale del reato commesso in danno di un minore (art. 605 c.p., capoverso) la pena sarebbe una reclusione da tre a dodici anni. E sussistono ulteriori aggravanti che potrebbero far alzare la pena edittale fino a tre lustri. Se venisse ravvisata, poi, l’ulteriore aggravante (art. 4 l.cost.) del reato commesso da un ministro nell’esercizio delle sue funzioni e della presenza di circostanze di eccezionale gravità (ad esempio il fatto commesso su nave militare), l’inasprimento potrebbe giungere fino a un terzo di pena ulteriore e potrebbe così, in astratto, essergli comminata una pena fino a sedici anni. Ma ci sarebbero pure le attenuanti, il giudizio di comparazione, la dosimetria della pena ex art. 133 c.p., le scriminanti e una possibile sentenza con formula pienamente assolutoria. Ai forcaioli è bene ricordare come la pena di morte già sia stata abolita nel ’44 e che l’ergastolo ostativo (cioè senza alcun tipo di beneficio) sia caduto nell’ottobre scorso sotto la mannaia della Corte europea per i diritti umani di Strasburgo (Cedu).

L’insidia della legge Severino. In ipotesi di condanna di primo grado (per una serie di reati e per i reati contro la pubblica amministrazione) a una pena non inferiore a due anni di reclusione -per un delitto non colposo punibile fino a quattro anni)- potrebbe scattare la preclusione politica della sospensione dopo l’elezione o la nomina, per un periodo massimo di 18 mesi: uno stop forzato. Vi sarebbe una reintegrazione se successivamente intervenisse l’assoluzione, il proscioglimento, il non luogo a procedere o la sentenza di annullamento ancorché con rinvio. Invece, dalla condanna definitiva discenderebbe la decadenza dalla carica politica. La legge in materia di incandidabilità è anche retroattiva e, si noti, la sospensione non è automatica per i parlamentari, né per gli europarlamentari, né per gli incarichi di governo, a differenza di quanto previsto a livello regionale e per gli enti locali. Ma in caso di condanna definitiva con una pena superiore ai quattro anni la regola è l’incandidabilità e l’ineleggibilità. Non potendo ricoprire incarichi di governo coloro che siano incandidabili, l’estromissione di Salvini dai ruoli politici diventerebbe così un’astratta possibilità. Alla lunga, potrebbe rivelarsi un pericolo incombente per l’uomo e per le sue prospettive di governo. Ecco perché, nell’agone politico nostrano, il caso Gregoretti deve far riflettere.

I nuovi problemi giudiziari in vista. Il prossimo 27 febbraio è atteso anche il nulla-osta in Senato al processo a Salvini per i fatti della nave Open Arms. La Procura palermitana potrebbe poi chiedere anche un giudizio per diffamazione della capitana della Sea Watch, Carola Rackete.

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