Cigno nero, è la definizione che molti hanno attribuito a questo periodo non semplice facendo riferimento ad una teoria elaborata dal matematico libanese Nassim Nicholas Taleb e racchiusa in un suo saggio del 2007 dall’omonimo titolo. Si tratta di un evento raro ed imprevedibile capace di agire in maniera inaspettata modificando stili di vita e relazioni socioeconomiche. Insomma, il classico imprevisto a cui chiunque può andare incontro durante il proprio cammino, sebbene nel caso specifico l’elemento caratterizzante è dato dal fatto che è dimensionato su scala globale e non individuale con i relativi effetti a cascata.

Eventi inattesi, impossibili da prevedere o solo da immaginare che disegnano scenari del tutto nuovi per affrontare i quali occorre molto tempo e tanta calma. Non sempre e non per forza il cigno nero è sinonimo di negatività, ciò nonostante esso tende a causare un senso di stupore e turbamento tale da indurre ad assumere comportamenti irrazionali dettati dalla componente emotiva, facendo prevalere il pathos sulla funzione raziocinante alimentando o facendo emergere un senso d’ansia collettiva. E’ quanto sta accadendo, in particolare in Italia, a causa del Coronavirus i cui effetti nel medio e nel lungo periodo sono ovviamente sconosciuti. Il cigno nero è quindi riconducibile alla non calcolabiltà di tutti gli accadimenti e agisce sulla componente psicologica generale. Da qui il senso di smarrimento che ne può derivare innescando un meccanismo che nel corso del tempo può assumere connotati preoccupanti.

L’emergere con prepotente forza del Covid-19 la narrazione amplificata, malamente elaborata da molti media e una comunicazione istituzionale poco accorta hanno prodotto e stanno producendo effetti deleteri che si alimentano grazie al diffuso panico figlio della irrazionalità. Solo negli ultimi giorni, avendo preso contezza degli errori commessi, molti stanno cercando di porvi rimedio ridimensionando il fenomeno con lo scopo di tornare lentamente alla consolatoria routine quotidiana. Non sarà facile rielaborare concetti e istruzioni che hanno indotto a compiere scelte errate, figlie della fretta e di una smisurata vanità di chi forse pensava di cavalcare il fenomeno per un puro tornaconto politico personale.

Considerazioni che molti stanno compiendo perchè stupiti del clamore enfatizzante che ha rimarcato evidenti differenze tra l’Italia e gli altri Stati d’Europa, più attenti a gestire la forte influenza evitando iperbolici eccessi con tutte le conseguenze del caso.

Il Belpaese ha agito in maniera “tafazziana” ovvero autopunendosi senza che ve ne fosse ragione, diffondendo oltre i confini una immagine di scarsa affidabilità igienico-sanitaria tale da spingere numerosi Paesi ad assumere provvedimenti conseguenti con ovvi risvolti economici.

Il cigno nero, l’evento imprevisto, ha sconvolto lo Stivale sottolineandone il suo precario equilibrio: una lezione importante per tutti gli attori della filiera istituzionale e per gli operatori della comunicazione a vario titolo coinvolti.

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