I cinque finalisti del Premio Strega 2011 (sessantacinquesima edizione) sono stati annunciati, ma le polemiche non mancano. Come quella che riguarda l’eccesso di premi vinti da libri editi da “Mondadori” (guarda caso dietro c’è il solito Silvio Berlusconi), casa editrice che ha messo in cascina una cosetta come tre degli ultimi quattro riconoscimenti assegnati. Nel 2007 Come Dio comanda di Niccolò Ammaniti e l’anno successivo Paolo Giordano con La solitudine dei numeri primi, seguiti poi dalla vittoria di “Einaudi” (che poi è sempre “Mondadori”) – un altro dei nomi che dettano legge nell’ambiente – casa editrice di Tiziano Scarpa e del suo discusso Stabat Mater. Casi della vita o casi del potere.

I ‘pacifisti’, quindi, si augurano che qualunque sia il trionfatore del 7 luglio prossimo, a Roma, presso il museo etrusco “Ninfeo” di Villa Giulia, i contrasti restino nell’ambito di una sana rabbiada competizione.

Vediamoli questi scritti che a “Casa Bellonci” (Roma) sono stati considerati degni dell’ultimo atto della competizione, che si annuncia alquanto combattuta: dopo la votazione, 393 su 430 votanti (a questi si aggiungono in questa edizione anche trenta lettori segnalati da altrettante librerie distribuite sul territorio italiano) presieduti da Antonio Pennacchi (vincitore nel 2010 con Canale Mussolini, “Mondadori”): Storia della mia gente (“Bompiani”) di Edoardo Nesi (al primo posto con 60 voti), L’energia del vuoto (“Guanda”) di Bruno Arpaia (49 voti); Ternitti (“Mondadori”) di Mario Desiati (49 voti); La vita accanto (“Einaudi”) di Mariapia Veladiano (45 voti); La scoperta del mondo (“Nottetempo”) di Luciana Castellina (45 voti).

Storia della mia gente (E. Nesi), un libro che riunisce in sé più generi per ritrarre la perdita delle illusioni italiane – specie quelle della provincia – attraverso lo smascheramento della bugia della globalizzazione e del miraggio di un benessere diffuso, sullo sfondo dell’irreparabilità della crisi economica e di una rovina che sembra sempre più collettiva; L’energia del vuoto (B. Arpaia), un padre è in fuga con il figlio, pur senza sapere da cosa. La moglie e madre dei due, responsabile di un importante esperimento, è invece sparita nel nulla il giorno prima. Originale l’idea dell’autore, che osa con il materiale scientifico per portare poi il lettore a interrogarsi sulle grandi domande dell’esistenza, riscoprendo il dilemma di sempre tra scienza e arte; Ternitti (M. Desiati), l’eternit, promessa di lavoro per migliaia di migranti, porta la protagonista adolescente a lasciare con il padre la Puglia per lavorare in una fabbrica svizzera. Anni dopo, di nuovo nella regione d’origine e a sua volta con una figlia adolescente, Mimì cercherà un riscatto finale per sé, per la sua vita turbata e per la sua gente. Una denuncia sociale, capace però al contempo di intrecciarsi anche ai grandi temi della vita; La vita accanto (M. Valediano), Rebecca è nata irreparabilmente brutta. Sua madre l’ha rifiutata dopo il parto, suo padre è un inetto. A prendersi cura di lei, la zia Erminia, il cui affetto però nasconde qualcosa di terribile, e la tata Maddalena, affettuosa e piangente. Ma Rebecca ha mani bellissime e talento per il piano. Grazie all’anziana signora De Lellis, Rebecca recupera un rapporto con la complessa figura della madre, scoprendo i meccanismi perversi della sua famiglia. E nella musica trova un suo modo singolare di riscatto, una vita forse possibile. La Veladiano racconta senza sconti l’ipocrisia, l’intolleranza, la crudeltà della natura, la prevaricazione degli uomini sulle donne, l’incapacità di accettare e di accettarsi, la potenza delle passioni e del talento; La scoperta del mondo (L. Castellina), l’autrice, giornalista del “Manifesto” e con un passato da militante comunista, ricorda le fasi della sua vita e la sua scoperta del mondo fra sogni e forti ideali, unendo alla voce della ragazza prima e dell’adulta poi quella del Paese alle sue spalle.

La curiosità riferita al passato, è che ‘giganti’ come Fenoglio, Sciascia, Calvino, Pasolini, Arbasino, Manganelli, non vinsero mai uno Strega. Non che ne abbiano sentito la mancanza o abbiano patito a tal proposito il complesso del fallimento.

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