di Luca Borreale

Il governo ha puntato tutte le sue carte in sede UE nel tentativo di lanciare i CoronaBond (nome terribile, si fa preferire il nome EuroBond). E’ stato un clamoroso errore!  Il tentativo a più riprese è stato rispedito al mittente dai paesi che fanno riferimento a Germania – Olanda e già Lunedì 30 Marzo l’ex premier Paolo Gentiloni, intervistato a RadioCapital, aveva escluso categoricamente che il blocco del Nord potesse accettare gli Eurobond. Il governo ha perso quasi due settimane, in un momento in cui ogni settimana di ritardo ci costa miliardi di euro, invece di perseguire strade alternative.

In cambio di questo no agli EuroBond la UE ha rilanciato con alcune proposte che sono però insufficienti e che soprattutto creano un enorme fraintendimento quando, alcuni, parlano di “piano Marshall per la UE”.

Il Piano Marshall del secondo dopoguerra fu efficace perché non appesantì l’Europa di nuovo debito pubblico in quanto per l’85% era un fondo perduto, finanziato all’epoca dagli USA, per realizzare infrastrutture, lavoro e rilanciare il nostro continente. Tutti gli strumenti messi in campo dall’Europa invece, il Quantitative Easing da 750 miliardi (beninteso, una fortuna esista), il SURE da 100 miliardi, il famigerato MES, sono tutte forme di finanziamento a debito. Aderire a queste proposte significa per le nazioni europee aumentare il proprio debito pubblico e fra l’altro, nel caso del MES, un debito che potrebbe comportare forti condizionalità.

“Non esistono pasti gratis” si suole dire in ambiti europei. Ma questa è una verità di comodo perché esistono diverse soluzioni praticabili. Una di queste, come ho descritto insieme al Dott. Massimiliano Napolitano in un recente articolo qui citato, è la emissione di titoli irredimibili (titoli su cui va pagato solo un tasso di interesse e che non prevedono la restituzione della quota capitale).

La BCE ha già da anni attivato il processo denominato nella vulgata popolare come “stampare moneta” e ha impiegato questa moneta per finanziare sul mercato secondario l’acquisto di titoli di debito italiani ed europei con il quantitative easing, anche in modo non proporzionale (cioè ben di più titoli italiani che tedeschi ad esempio).

Perché allora la BCE non finanzia nel medesimo modo dei titoli, in tutto o in parte irredimibili, emessi dalla Commissione UE o la BEI (Banca Europea degli Investimenti)? Soggetti entrambi che potrebbero facilmente pagare un basso tasso di interesse e potrebbero, con questi fondi, finanziare a fondo perduto iniziative di ricostruzione delle economie dei singoli paesi europei.

Sarebbe una “arma nucleare economica” che con il meccanismo della leva potrebbe trasformare 800 miliardi di titoli / finanziamenti a fondo perduto in 3.000 – 4.000 miliardi di opere e investimenti.

Questi finanziamenti quindi non cadrebbero sulle spalle dei singoli stati come nuovo debito e l’unico soggetto ad indebitarsi, ma in una forma irredimibile e assolutamente sostenibile e nei confronti della BCE, sarebbe la Commissione UE o la BEI (che è un po’ come se la mano sinistra creasse moneta e la consegnasse per sempre, con un piccolissimo tasso di interesse, alla sua mano destra). Tale pratica andrebbe eseguita per importi ben misurati, onde evitare gli effetti collaterali quali inflazione o svalutazione dell’Euro verso monete straniere, che comporta l’eccesso di “stampo di moneta” (effetti collaterali che a dire il vero che in tanti anni di QE non si sono mai notati).

Sarebbe per davvero un nuovo Piano Marshall Europeo.

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