di DIREZIONE REGIONALE  SICILIA – PLI

La recente ordinanza del Presidente della Regione Siciliana dell’otto aprile 2020, è l’ultimo atto in ordine di tempo, sia a livello centrale che locale, lesivo delle nostre libertà individuali, tutelate dalla Costituzione della Repubblica Italiana, sancite dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e conquistate dal popolo italiano dopo dure e sanguinose lotte.

Infatti, come recita l’articolo 2 dell’ordinanza, è fatto divieto di circolare liberamente se non esclusivamente una volta al giorno, uno per nucleo familiare e solo per esigenze che lo stesso Presidente indica in maniera del tutto arbitraria. Ne consegue che è permesso uscire a passeggio con il proprio cane e non con un familiare convivente che sia la moglie o i figli, un’aberrazione del concetto di sicurezza sanitaria e salute pubblica che qui viene piegato per imporre misure liberticide ed anticostituzionali che peraltro creano un pericolosissimo precedente nella storia della Sicilia, come  dell’Italia.

Sono stati lesi e compromessi, sia dal Governo Conte che da quello Musumeci in Sicilia, gli elementari diritti universali dell’Uomo, come quello di circolare liberamente e di scegliere la propria residenza, quello alla proprietà privata visto che è vietato e passibile di sanzione potersi recare presso una seconda abitazione o in un proprio fondo rurale anche nello stesso territorio comunale, quello di professare la propria religione e quello ancora più preoccupante del diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.

Colpisce ancora di più il permanere della chiusura ad oltranza della scuola e dell’Università, che compromette il diritto allo studio, all’educazione e all’istruzione dei nostri giovani, con gravi ripercussioni psicologiche e perdita del senso della socialità, che nonostante le lodevoli attività volontarie, non normate ed imposte con circolari ministeriali, di didattica a distanza stanno causando lo scollamento della comunità scolastica che si fonda sul rapporto tra docenti e discenti, diretto ed in presenza senza l’utilizzo di un mezzo asettico e freddo come un terminale informatico, che rischia di sostituirsi alla figura del “maestro” quali riteniamo siano i nostri insegnanti, ancora una volta cavie di un esperimento sociale, che vede sotto ingiusta “reclusione” un intero popolo alla mercé dell’iniziative, spesso oltre ogni limite sopportabile, di sindaci ed amministratori locali che intendono sostituirsi al Parlamento o più banalmente dimostrare di essere i più bravi a vessare le persone con provvedimenti assurdi e liberticidi, per cui è privilegiata per esempio l’apertura dei fiorai rispetto a quella dei librai. In questa disperata corsa a chi è più bravo a porre divieti, per esempio, il sindaco di Ribera Carmelo Pace ha imposto ai propri concittadini di fare la spesa un giorno alla settimana secondo un ordine alfabetico, come se lui potesse decidere aprioristicamente quali siano i bisogni quotidiani di ogni singola persona residente nel Comune.

Possono Regioni e Comuni sostituirsi allo Stato e ai suoi ordinamenti e ai principi sottoscritti sul piano internazionale? Possono decreti e ordinanze cancellare diritti fondamentali dell’uomo tutelati dalla Costituzione? Noi crediamo di No, pur ritenendo che la salute degli Italiani sia un bene prezioso da tutelare, c’è un valore imprescindibile che si chiama Libertà da salvare. Stiamo pericolosamente scivolando verso un Paese in cui prevalgono i divieti, mentre per un liberale, dovrebbe essere esattamente il contrario. Tutto è consentito nell’esplicazione del bene supremo che è il diritto alla libertà di ciascun individuo, tranne pochissimi, motivati, ragionevoli e limitati divieti connessi a ragioni superiori di ordine pubblico a tutela della salute o dell’autorevolezza, non della mera autorità, dello Stato.

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