Ieri sera,dopo rinvii tattici durati qualche ora,il premier Conte ha dato fiato alle trombe per comunicare alla nazione,attraverso la tv,lo stato dell’arte delle trattative economico finanziarie in corso a livello europeo.È credibile che più di un telespettatore sia rimasto perplesso quando ha assistito al suo inveire contro i rappresentanti dell’opposizione,colpevoli a suo dire di essere ipercritici nei confronti dell’operato suo e del governo.Di quanto stesse realmente accadendo in sede comunitaria,lo stesso ha dato notizie abbastanza generiche,concludendo che saranno loro,i capi di governo dei paesi UE,a definire a stretto giro il pacchetto di provedimenti economico finanziari.Gli stessi che dovrebbero permettere ai governi di accompagnare la ripresa in senso lato del post pandemia.
Si é avuta così conferma che dietro il discorso più surreale che tecnico del ministro Gentiloni,passato nella giornata diverse volte sul teleschermo,c’era poco più che una pia illusione.È bene soffermarsi sui fatti di casa nostra, usando per la loro quantificazione cifre sicuramente grossolane.Le stime di massima indicano il fabbisogno finanziario del Paese per il dopo emergenza in 1.500 miliardi di euro.A stento con quanto previsto dalla chiacchierata lampo dei ministri economici della Casa Comune,collegati in teleconferenza giovedì scorso,si arriverebbe sotto i mille.È difficile che,in queste condizioni,chi di competenza possa stare realmente sereno.Volendo completare il quadro dei preliminari,osservando l’evoluzione dell’epidemia dal suo insorgere,si ha l’idea che da più parti si pensi di poter abbattere la tigre con il fucile a piumini.In termini più espliciti,I disastri provocati dal flagello che si sta abbattendo sul mondo,sembrano per ora impossibili ad essere quantificati entro  un ambito seppur di massima.Per sola evidenza,in Italia siamo già,a ragion veduta,al terzo rinvio del termine della quarantena.Di conseguenza il fermo delle attività
produttive e l’utilizzo,ove possibile,di risparmio accantonato,fanno variare giorno dopo giorno l’entità della provvista finanziaria occorrente al sistema Paese.L’argomento non é di poca importanza.Voler credere che sia possibile risalire la china utilizzando solo ed eventualmente istituzioni come il MES o la BEI vale a significare di non aver elaborato le vere dimensioni del problema.Entrambi le due realtà indicate non possono essere ritenute,soprattutto la BEI,organismi talmente potenti da poter far fronte alle necessità finanziarie originate da eventi come quello attuale.Impongono,il MES soprattutto,una serie di parametri da osservare per poter intervenire che sono tutt’altro che formali.Ecco perché una delle soluzioni più perseguibili potrebbe essere la creazione e l’emissione di eurobond.È importante sottolineare che l’origine di questo strumento finanziario non é attribuibile all’attuale periodo di grande e generalizzata negatività.La sua formulazione Iniziò a prendere forma più di dieci anni fa,proprio in Italia,e fu ripresa,invano,dal Professor Monti ai tempi del suo governo.I corona bond non sarebbero altro che una loro serie speciale.La caratteristica di questi particolari titoli del debito pubblico deriverebbe dall’essere garantiti da tutti i paesi UE.Su questo requisito sono nate le avversità soprattutto di Germania e Olanda.Del resto proprio queste due nazioni,al momento delle prime realizzazioni materiali di banconote e monete espresse in euro,pretesero ed ottennero che gli stessi sarebbero potuti essere riconducibili alla nazione emittente.
Precisamente le banconote sarebbero dovute essere munite di un codice e per le monete una delle facce doveva recare un simbolo dello stato dove era avvenuto il conio.
Le riserve sulla concessione di garanzie verso gli stati partners é quindi cosa vecchia.Nel contempo l’euro ha attraversato e superato diversi marosi,anche violenti.Cionostante ancora oggi mantiene un rapporto di cambio con il dollaro soddisfacente,confermando la validità del sistema economico europeo di cui é espressione.L’Italia fino ad ora ha dimostrato di non essere un paese cattivo pagatore,quantomeno non più degli altri.A livello di espressioni politiche certamente non sta brillando da diversi anni ma,é proprio il caso,omnia munda mundis.La gestione dell’emergenza non ha visto nessun gesto efficace di solidarietà del Nord Europa nei confronti della parte rimanente,anche in termini di presidi sanitari o professionalitá.Il contrario invece é avvenuto da parte di tante nazioni del resto del mondo.
Alla fine la tessera,probabilmente la più importante, che manca per il completamento del puzzle finanziario é la fiducia.Olanda e Germania fanno capire,pur non dicendolo apertamente,che il Paese non ne merita a sufficienza per episodi poco edificanti che si verificherebbero all’interno dei suoi confini.Senza entrare nei particolari anche esse stesse hanno nei,di natura commerciale e fiscale,di grandezza tutt’altro che modesta.
Siamo nel pieno della settimana Santa e verrebbe da ricordare:”chi é senza peccato scagli la prima pietra”.
Con l’augurio che il periodo di pace legato a questi giorni faccia ragionare con la mente più sgombra i capi di governo.Essi si confronteranno quanto prima per cercare di trovare una soluzione definitiva ed onorevole per tutti.Tenenendo ben presente che Tempus fugit,come é scritto sui vecchi orologi a pendolo.Non potendolo fermare,bisogna assolutamente farne buon uso,senza sprecarne la benché minima parte.

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