Al tempo del fascismo c’era il papà della RAI che si chiamava (maschilisticamente, secondo il virilismo allora imperante) EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche).

Il Duce del Fascismo, però, non amava le ”conferenze” (stampa e popolari) ma le “adunate oceaniche” che faceva a piazza Venezia.

Era lì e in altri spazi vasti all’aperto che il gregge italiano (il popol mortodi Carducci) si recava disciplinatamente e ordinatamente e osannava a Mussolini senza alcun bisogno dell’accensione delle luci (“applauso”) degli studi radiotelevisivi.

Questo “lusso” oggi è consentito solo al Papa, epidemie permettendolo.

Neppure l’attuale Presidente del Consiglio italiano può aspirare a tanto.

La “figlia” dell’EIAR, la RAI, messa ripetutamente incinta da tutti gli uomini politici succedutisi al governo del Paese e divenuta “mamma RAI” con una pletora di mezzibusti, funzionari, impiegati e operai più potente dell’Invincibile Armata di Filippo di Spagna, può supplire abbastanza allo scopo. Basta predisporla a ciò.

La RAI, però, non è la BBC (come dice la canzone) e in mancanza del balcone di Piazza Venezia (e, oltretutto perdurando gli “arresti domiciliari” di tutti gli Italiani impossibilitati a recarsi nelle località all’aperto)  ha ritenuto di assolvere al proprio compito (di “oggettività” e di “pluralismo dell’informazione”, secondo le leggi…ma chi pon mano ad elle), dando la parola unicamente al suo “padrone pro-tempore”.

E ciò, sostanzialmente, per consentirgli di fare un comizio contro i suoi avversari all’opposizione e parlare del rafforzamento del suo potere con la costituzione, niente di meno, che di una “task force” (potenza della lingua inglese!).

Naturalmente, la RAI, da mamma estremamente prolifica di una prole che l’adora (anche se congiunta, dopo la scuola materna, in “giuste nozze” con  altre sigle radio-televisive), e da figlia divenuta per prassi pluridecennale  “voce del padrone”  in carica di governo, si ritiene, secondo il noto brocardo latino, superiorem non recognoscens.

Ecco perché gli accorati inviti all’unità nazionale, alla necessaria solidarietà di tutte le forze politicheper fare fronte a un’eccezionale calamità, come è la pandemia del Covid19, provenienti da cariche istituzionali, sedenti in edifici diversi da  “palazzo Chigi”, sono tenute in non cale, anzi, per dirla tutta, sostanzialmente sbeffeggiati.

Orbene, a parte gli arresti domiciliari che potrebbero essere anche volontariamente accettati da una popolazione responsabile, perché consapevole del rischio epidemico; a parte la minaccia governativa di una task forceche intende affidare a un ennesimo personaggio privo di ogni suffragio o anche minimo  consenso popolare il destino del “gregge” italico; a parte il sottinteso ma chiaro disprezzo per tutto ciò che in altre sedi, pur prestigiose (e da ritenere, probabilmente “sovraordinate” o non è più così?) è detto e ripetuto….usque tandem(=fino a quando) gli Italiani continueranno a credere di vivere in una democrazia e in un clima di libertà?

E’ possibile che in un Paese, detto “dalle cinque polizie”(e sarebbe il meno)  ma più veridicamente  “dalle tante, misteriose e occulte dipendenze” (e non è roba da poco) , la conferenza a reti unificate di un quisque de populo(=un tale) da nessuno eletto e chiamato a governare il Paese, per alchimie pur comprensibili in una situazione difficile  e delicata (anche a dispetto di una bene ipotizzabile volontà popolare a lui contraria e che non riesce a manifestarsi soltanto per un rinvio del voto elettorale) nessuno, in un qualsiasi “alto loco” , pensi di fare una “pubblica” e “ufficiale” tirata di orecchie al discolo?

Possibile che per difenderci dai fascismi occulti o camuffati bisogna attendere la  voce dei fascismi conclamati?

Solo con un tale popolo-gregge e con una tale classe politica incolta, grossolana e incompetente al potere del Paese si può capire, pur senza minimamente giustificarla nella sostanza, la scritta di un buontempone  che apparve nel dopoguerra sulle mura delle città, distrutte dalla guerra voluta e persa da Mussolini: A ridateci er puzzone nostro!

Anche oggi, l’Italia dei “barzellettari” pensa di poter risolvere i suoi problemi con vignette e scritte spiritose. Purtroppo non è così, e, forse, è tempo che che se ne accorga!

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