Il documento firmato da Gualtieri e approvato dall’eurogruppo del 9 aprile è una innegabile sconfitta delle tesi italiane, frutto di una strategia che appare sbagliata (insistere unicamente sui coronabond) e affidata ad un negoziatore che, per storia e formazione politica molto “élite friendly”, non appare esattamente come il miglior centravanti schierabile oggi dal nostro paese. Persino il premier Conte nella sua ennesima diretta televisiva del 10 aprile ha sconfessato questo accordo.

Come è possibile che si sia parlato così poco sui media di questa eurodebacle?

Oltre all’innegabile morbidezza dei principali media verso il governo in questo tempo di guerra (cosa comprensibile) c’è stato il colossale errore comunicativo del duo Salvini – Meloni.

L’opposizione ha subito puntato il dito contro la avvenuta firma del MES, fatto inesistente a dire il vero, invece di evidenziare come Gualtieri avesse firmato sostanzialmente tutto il pacchetto Tedesco – Olandese che da ben quattordici giorni era già sul tavolo, non ottenendo in pratica nulla.

In modo astuto il premier Conte ha usato questo assist attaccando in modo palesemente poco istituzionale i due leaders avversari e confezionando una colossale opera di distrazione di massa. Conte oltretutto ha commesso, forse volutamente, un errore nei riferimenti temporali (Lega e Meloni nel 2012 non votarono il MES) che ha ampliato il can can mediatico, con effetto di azzerare il dibattito su cosa avesse per davvero sottoscritto il suo ministro delle finanze.

Ma cosa ha firmato Gualtieri? Un pacchetto di proposte totalmente insufficiente.

Partiamo però da una premessa importante: senza la BCE oggi l’Italia sarebbe già “spacciata”. Invece l’effetto combinato del blocco del patto di stabilità e dell’attuale rinnovo del Quantitative Easing da parte della BCE (oltretutto asimmetrico) crea una situazione per la quale l’Italia non ha alcun problema a emettere ingenti quantità di nuovo debito pubblico a tassi molto bassi (per questo Conte dice “faremo da soli”, intende che venderemo alla BCE più debito pubblico).

Lo scopo della cooperazione europea quindi non dovrebbe essere ottenere altre forme di debito pubblico ma ottenere finanziamenti a fondo perduto o spostare parte del debito sul bilancio europeo (con eurobond o altri strumenti). Lo scopo insomma è evitare di finire a fine anno al 160-170% del rapporto debito / PIL. Ma nessuna delle proposte sottoscritte da Gualtieri va in questa direzione.

In primis il MES, trasformato de facto in un fondo di finanziamento delle spese mediche da Covid19 senza condizioni aggiuntive, rappresenta un qualcosa da cui potremo attingere nuovo debito pubblico. Con una particolarità: lo abbiamo finanziato anche noi il MES con una quota di 14 miliardi ceduti a fondo perduto mentre oggi riceveremo in prestito una quota non maggiore di 20-23 miliardi (la maggior parte dei paesi europei ma non tutti vorranno accedervi). In pratica abbiamo dato 14 miliardi a fondo perso, avremo 20 miliardi in prestito, che quasi varrebbe la pena dire “sciogliete il MES e ridate a ciascuno i propri soldi”.

Un secondo strumento è il SURE, finalizzato a finanziare le casse integrazioni per 100 miliardi da distribuire a tutta la UE. Sono fondi a cui potremmo accedere sempre in prestito,

a debito, con la beffa che la Commissione UE per finanziare il SURE necessita anche delle garanzie dei paesi che ne aderiranno. Un po’ come ottenere un prestito da una banca dando in garanzia una parte di casa.

La terza azione è un vero capolavoro: una linea di liquidità alle imprese della BEI per (udite udite) ricchissimi 200 miliardi per tutta l’UE. L’Italia da sola ne ha già previsti 400 miliardi (la Germania 500). Con la beffa che la BEI va ricapitalizzata dagli stati, pertanto dobbiamo versare soldi a fondo perduto per far ottenere prestiti a debito alle nostre imprese o proposte. Ma è così difficile prevedere che la BEI sia finanziata dalla BCE e non dagli stati?

L’insieme delle tre misure principali è totalmente insufficiente sia nelle modalità che negli importi (non si arriva a 500 miliardi quando ne occorrerebbero almeno il triplo). Si parla della possibilità di un Recovery Found europeo ma è al momento poco più di una chiacchierata di cui non si sanno né importi né modalità.

Il governo oggi deve mettere in campo due azioni: la prima è bypassare il tema dei coronabond e spingere su altre forme di possibile finanziamento degli stati (ne ho parlato in un recente articolo); la seconda è individuare un diverso negoziatore, una persona della statura di Mario Draghi, che possa davvero scardinare le resistenze nord europee.

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