Ebbene sì, care lettrici e cari lettori.
Questa volta le reiterate intemperanze solitarie del Presidente prof. Giuseppe Conte ci hanno assai deluso, perché sottolineano oltremisura quanto ormai, con un Parlamento di fatto chiuso, urga assai un intervento da parte dell’arbitro supremo: il Presidente Mattarella.
Perché, passata pure una Pasquetta agli “arresti domiciliari” e con la mutazione di una nostra identità (che si esplicava, di solito, con allegre gite “fuori porta”), i tanti limiti non possono accompagnarsi con una palese lobotomizzazione politica: che ha nella dissoluzione di ogni senso critico la sua massima espressione.
Così il Presidente Conte, novello Giulio Cesare irpino (no, meglio definirlo Catone il Censore pugliese), con dei lunghi monologhi, sempre privi di contraddittorio, ci presenta -quasi ogni sera, in TV-  l’usuale seduta psichica collettiva, posto che il predicare una qualche irripetibile lezione accademica forse non gli capiterà più nella sua vita. Forse.
Complice una opposizione che, ahimè, appare del tutto infantile nel portamento e pure assai balbettante in qualche sano concetto di dissenso: che viene splittato in 3 diverse versioni, vocali ed estetiche. Ma in cui, di fatto, manifesta sempre lo stesso vuoto pneumatico.
Questa situazione rischia, di fatto, per farci “ammirare” estasiati pure l’organizzazione dittatoriale cinese, di stampo comunista-capitalistico. Che -udite, udite- è riuscita a “esportare” nel mondo non solo un virus, ma pure una forma di democrazia light, in “stile pandemia”: essendo uscita dalla crisi -in musura proporzionale, s’intende, posto lo sconfinato e misero territorio che domina senza opposizione-  in modo relativamente efficace.
Azzerate da srmpre le discussioni, all’interno di una gigantesca area geografica, molto più facile da controllare dopo di averla sezionata -da parte a parte (cosa quasi impossibile da farsi nel nostro libero mondo occidentale democratico)-, tra Est e Ovest e tra Nord e Sud. Un Paese abitato da un  popolo assai più aduso del nostro a farsi lobotomizzare da un Grande Fratello unico, comunista, ancorché in una versione  “oligarchico-capitalistica” .
Così rischia di passare come ideale, incontrastato, tra i nostri giovani, pure il concetto di “dittatura del popolo”.
Qui da noi, invece, abbiamo il “Comandante Supremo” che si esibisce con sempre maggiore schizofrenia patria:  stretto – com’è- tra fogli scritti da altri e pure letti con sofferenza ma arricchiti da qualche variante libera: espressa  “a braccio” e perciò spontanea espressione della vera natura del personaggio.
Il tutto rigorosamente trasmesso a reti unificate.
Quasi che “Ciuseppi” fosse, ormai, il nostro Presidente della Repubblica.
Ma, mentre i primi format cartacei, di fatto, comprimono in modo forzato il secondo aspetto (caratteriale), quest’ultimo -non appena possibile- esplode in tutta la sua virulenza e caustica, “vis polemica”.
Ahinoi, poveri italiani, non abbiamo più quelle figure (un po’ scialbe) di Presidenti del Consiglio che dicevano tutto e il contrario di tutto, perché già costretti -dal galateo istituzionale e dal rispetto per tutti- a mantenere “l’aplomb istituzionale”.
No, qui – ormai- riponendo da parte i fogli dattiloscritti, quasi da guerriero che ripone nel fodero il fioretto, il Presidente pro-tepore si affretta a sguainare l’ascia e, menando a destra e a manca, si permette di dire ció che vuole.
Tanto la RAI la pagano i “Pantalòn” di turno, che poi siamo tutti noi.
Questa tipologia di insofferenza da premier l’avevamo già incontrata: quando, in un luogo ben più istituzionale (Senato della Repubblica), aveva riposto da parte i fogli scritti per lanciarsi in una intemerata -tutta a braccio- pulsione nei confronti del proprio Ministro degli Interni: al quale pure aveva dato carta bianca, scambiando la stessa con il suo voto di fiducia.
Si è aggiunta ora, quale bersaglio, insieme al “Nembo Kid padano”, pure la Meloni.
Di tal guisa, ormai, c’è un vero “pericolo rosso-Conte”, che scorazza  del tutto libero, Presidente Mattarella.
In qualche modo (posto che Lei ne è già stato capace) faccia ancora uno strappo alle regole: convocando Conte al Quirinale per fargli comprendere chiaramente quanto lui sia diventato un pericolo pubblico, che sbaglia per eccesso di egocentrismo.
Faccia presto, Signor Presidente: dopotutto siamo tutti “nella stessa barca”.
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