Strana sensazione quella che sta provando l’uomo di oggi: quella di percorrere un territorio sconosciuto dalla propria, supponente e invincibile, scienza e coscienza.
Noi, che abbiamo cercato di ricreare le condizioni per scoprire nientepopó di meno che le origini dell’universo, il “bosone x”, il circuito Primordiale e che ci siamo arrogati pure il diritto di conoscere com’è nato.. DIO, ecco, noi ci sentiamo oltremodo soli e impauriti, incapaci di dominare una volgare “influenza arricchita”, nata chissà dove, chissà per quale scopo e chissà da quale altra nazione, quando e perché: già, probabilmente in un laboratorio della parte economicamente vincente in questo mondo globalizzato.
Persino quella che pareva la parte più “blindata” del mondo dopo l’11 settembre, gli USA, appare del tutto basìta: annichilito con i morti che cadono come le mosche per terra e pure con il mitico ciuffo di Trump che si affloscia sempre di più. È la pandemia, ragazzi.
Il male oscuro che si sta impossessando di tutti noi: in unendosi all’interno dei nostri “spazi interstiziali”, tra i polmoni, facendoci morire da soli, a poco a poco.
Chi di noi non ha avuto qualche caro parente, o amico scomparso in pochi giorni?
Gli anziani -che poi sono la nostra vera identità–sono sempre i più esposti.
Però anche giovani, uomini di cultura, poeti, atleti, musicisti, immigrati regolari e irregolari… insomma uomini siamo tutti “sulla stessa barca”.
Ecco, se c’è un vero comunismo é proprio questo. Implacabile livellatore di tutto e di tutti.
È giusta questa punizione per il nostro voler andare sempre più in là, talvolta senza avere un minimo di coscienza etica?
Siamo tutti annichiliti: resi tutti fratelli dalla paura e dalla disgrazia, dalla disperazione insomma.
Ma, diciamo noi: dovevamo arrivare a tanto per calare la nostra cresta?
E domani ripartirà tutto come prima?
Anche se sarà così dovremmo avere la consapevolezza di avere un altro viaggiatore, implacabile assassino, in carrozza: certo COVID-19. Egli sarà sempre con noi, negli “spazi interstiziali” di una sanità pubblica riposta da parte perché non “in”, appunto in un mondo troppo attento agli aspetti finanziari.
Sempre attento, l’uomo ad essere “un gradino sopra a te”, capace di escludere il diseredato, l’ultimo, il barbone, dalla linea di successione anche per un pezzo di pane, un avanzo della festa. In un mondo da “Grande Fratello” eccolo qua, l’ospite inatteso: si chiama “COVID-19”.

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