L’emergenza sanitaria in corso ci restituisce la necessità di scelte chiare, condivise e nel rispetto delle libertà. Politica e scienza devono interloquire stabilendo una strategia e una visione condivisa al fine di traghettare il Paese fuori dalle palude sanitaria e socio-economica in cui è immerso. Sbaglia chi assume come modello di riferimento per usicre dal pantano la Cina comunista: occorre guardare all’Occidente e non certo a Stati totalitari di ispirazione marxista. E’ compito del potere esecutivo, quindi, assumere le decisioni in ossequio ai principi liberaldemocratici e costituzionali al di là del presenzialismo polifoncio di tanti virologi che affollano i salotti televisivi ad ogni ora del giorno e della notte.

La restrizione domicilaire imposta da Nord a Sud, unica misura contenitiva del contagio realmente applicata, è portatrice nel medio e nel lungo periodo di un pericoloso messaggio liberticida che si concretizza in una involuzione degli spazi di movimento individuali con un effetto dannoso anche da un punto di vista psicologico. Gli esseri umani, in verità anche gli animali, non sono fatti per vivere in gabbia, ma per coltivare la propria attitudine alla socialità a prescindere dall’aspetto anagrafico. Gravissimo errore sarebbe escludere gli anziani da forme di reinserimento nei contesti di appartenenza siano essi familiari, professionali, politici.

In attesa di un farmaco o addirittura di un vaccino salvifico sarebbe utile e giusto che la tanto auspicata ‘fase due’ guardi con rinnovata attenzione alla necessità di ristabilire, pur con le dovute precauzioni, la libertà dei cittadini ora forzosamente costretti a questa innaturale reclusione domiciliare. Gli scenari futuri dipendono dai decisori che non possono non tener conto del clima di disincanto e di sospensione che avvolge l’Italia come fosse in una bolla. L’idea che si possa arrivare ad una linea piatta di contagi prossimi allo zero per ripartire è pura illusione utopistica. E’ pertanto impensabile che gli italiani debbano continuare a sopravvivere alla propria esistenza grazie alla virtualità dei social media sebbene utili strumenti capaci di fornire un’ancora di salvezza, una ciambella di salvataggio nel mare agitato della solitudine di questo triste periodo.

Da qui la necessità di guardare a tutto tondo le diverse problematiche che stanno interessando il Paese. Non ci può essere crescita collettiva nazionale se non grazie ad una rinascita delle individualità ora mortificate. E’ necessario che prevalga una visione pragmatica frutto di un’analisi sul campo anche per arginare finalmente, sia a livello centrale che periferico, provvedimenti e comportamenti al limite delle legittimità e della legalità. L’esecutivo giallo-rosso ha nominato una task force composta da diverse professionalità per elaborare una lenta e programmta ripresa verso la desiderata normalità. Un organo consultivo la cui funzione va a sommarsi a quella di altre strutture già operanti nella direzione di una condivisione delle responsabilità, sebbene rallentando la catena di comando. L’auspicio è che a partire dal prossimo mese di maggio si possa ridare ai cittadini la piena libertà di movimento pur nella necessaria gradualità. Insistere ancora con provvedimenti costrittivi potrebbe innescare un pericoloso cortocircuito capace di rompere la pace sociale sino ad oggi ancora esistente.

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