Dove è finito il popolo italiano?

Davvero ci siamo trasformati tutti in eroi da divano e da tastiera, moralisti dal balcone di casa che guardano dall’alto in basso chi esce (spesso per andare solo a lavorare), che guardano alla televisione il paese sprofondare verso la sua ora più buia e verso una crisi economica che ci metterà in ginocchio per anni e anni, senza avere la voglia o il coraggio di dire: “no, gli anziani e i deboli rimangano a casa, io il paese lo voglio salvare, non imbracciando un fucile (non è una vera guerra, quella che combattevano i nostri nonni) ma facendo il mio dovere!”

Io non ci credo!

E’ vero, vi hanno terrorizzato, vi hanno fatto credere che fosse sufficiente mettere il naso fuori di casa per “prendervi una pallottola” o farla prendere a qualche altro italiano. Vi hanno nascosto le statistiche perché le statistiche, quelle vere, vi avrebbero portato fuori dalla vostra casa e in quel momento era invece giusto e necessario avere un rigido lockdown.

Perché questo dannato virus è bastardo, si trasmette più facilmente di un raffreddore e colpisce e si accanisce soprattutto con la parte della popolazione più debole, più fragile, gli anziani, gli immunodepressi, coloro che già soffrono per precedenti patologie. Oltretutto la nostra nazione si è trovata senza posti letto, senza mascherine, senza il coraggio di capire veramente quanti contagiati avevamo (per non essere ancor di più additati come gli untori del mondo), senza persino reagenti e laboratori per fare sufficienti tamponi, totalmente impreparata ad affrontare un picco dei contagiati, con centinaia di migliaia di persone lasciate fuggire dalle zone rosse e con il primo provvedimento davvero rigido e giusto preso solo 18 giorni dopo il caso Codogno1 (complimenti, tanti complimenti al governo).

Perché in quel 11 di marzo era giusto e inevitabile allora chiudere tutti dentro casa ma per farlo non si poteva dire la verità (“scusateci, abbiamo sbagliato tutto”) e allora si è usato il mainstream, le statistiche totalmente sballate provenienti dalla Cina e dall’OMS, nonché le dirette per atterrirvi, spaventarvi, convincervi persino che i ventimila morti che avreste dovuto affrontare erano colpa di qualche persona che usciva di casa.

E’ stato giusto il lockdown. E’ stato sbagliato tutto il resto.

Non mi addentrerò troppo nelle statistiche. L’ Istituto Superiore della Sanità ha detto sin dai primi report che dei tristissimi 20.000 morti italiani appena 200 sono di persone con meno di 50 anni e appena 8 (otto…) sono di persone con meno di quaranta anni senza precedenti patologie. Confermando come il virus bastardo si accanisca soprattutto sui deboli. Oggi inoltre vi dicono che coloro che sono entrati in contatto con il virus non sono i 150.000 dichiarati e tamponati, ma sono dai 6 ai 10 milioni di italiani (milioni….).

Solo pochissimi hanno poi fatto la vera domanda: ma per i soggetti che non fanno parte delle categorie a rischio, per tutti coloro senza precedenti patologie e con una età da lavoro che potrebbero tornare attivi, quale è il vero tasso di pericolo? Quale è la letalità e la possibilità di finire in terapia intensiva? Impossibile dare una risposta conclusiva oggi perché nessuno di coloro che davvero è in possesso dei dati la ha cercata. E chi rappresenta i lavoratori, ad esempio i sindacati ma non solo, preferisce la propaganda e tornare a frasi da sinistra anni settanta di cui tanto hanno nostalgia.

Però è chiaro che, se abbiamo milioni di italiani entrati in contatto con il virus e duecento morti con meno di cinquanta anni, il pericolo per la popolazione attiva esiste ma è molto molto (molto) meno di quanto vi hanno fatto credere.

E allora torno con forza al punto di inizio.

Serve una voce autorevole, qualcuno che spieghi la reale situazione e il baratro economico verso il quale stiamo per finire e dica agli italiani: “Come popolo dobbiamo salvaguardare e prenderci cura degli anziani e di coloro che sono fragili, come si faceva nei tempi di guerra ma gli altri concittadini si preparino a combattere. Nessuno vi chiede di imbracciare un fucile, nessuno vi chiede di correre un rischio inaccettabile, oltretutto ci sono milioni di persone, medici ma non solo, che non hanno mai smesso di lavorare anche nel momento più duro e pericoloso. Quello che vi chiediamo è di non avere paura, di prendere sempre le dovute precauzioni e di tornare a lavorare. Perché c’è un paese da salvare!”

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