In occasione dell’annuale parata delle Forze Armate a Teheran, il presidente Ahmadinejad aveva nuovamente accusato gli Stati Uniti di seminare la discordia tra sciiti e sunniti, e di alimentare la tensione tra l’Iran e gli arabi. Ma “il loro piano fallirà”, affermava il presidente, perché grazie alla vigilanza dei politici che rappresentano l’Iran e grazie al suo popolo, “non prevarrà il nuovo complotto da parte dell’arroganza mondiale”, guidata dai “capi sionisti” e dagli USA, emergerà sicuramente un nuovo Medio Oriente, che però non sarà dominato né dagli USA, né dallo Stato ebraico. Il leader iraniano è certo che anche i popoli della regione lo vogliono, sarà un Medio Oriente che si “materializzerà con la divina grazia di Allah”. Il Presidente ha così risposto all’intimazione del Consiglio di Cooperazione del Golfo, di porre fine alle interferenze della Repubblica Islamica negli stati vicini.

Negli ultimi anni Arabia Saudita e Barhein hanno più volte manifestato agli Stati Uniti i loro timori non solo al possibile sviluppo di armi nucleari da parte dell’Iran, ma anche rispetto all’influenza che esso svolge nei confronti della politica irachena. I timori dei Paesi del golfo non sembrano essere infondati. La prima cosa da considerare è che l’Iran ha un numero di abitanti superiore alla somma degli abitanti della penisola araba, a questa forza demografica si deve aggiungere la forza economica che risiede nei suoi giacimenti petroliferi, inoltre, attraverso lo stretto di Hormuz controlla, insieme all’Oman, una delle principali rotte petrolifere del mondo. Attraverso le sue relazioni economiche, l’Iran mantiene la sua influenza non solo nella regione mediorientale (soprattutto in Afghanistan), ma anche in Africa e in America Latina. Particolarmente “inquietanti” sono poi i rapporti con l’Iraq post-bellico, dove l’Iran è entrato in competizione con l’Arabia Saudita. E’ intervenuto nell’economia irachena attraverso investimenti in vari settori, tra cui quello della ricostruzione. Nelle elezioni parlamentari del 2010, ha appoggiato gli sciiti (escluso  il partito dell’ex Primo Ministro Allawi, sciita laico contrario a qualsiasi ingerenza straniera in Iraq), contrapposti ai sunniti sostenuti dall’Arabia Saudita. Eventi contingenti hanno poi favorito l’Iran: la fine dell’Unione Sovietica e del regime dei Talebani in Afghanistan hanno fatto si che l’Iran non avesse più “concorrenti”  nella regione. Non bisogna poi sottovalutare che l’Iran, attraverso l’ideologia riesce ad essere un forte catalizzatore sia per la propaganda contro gli USA e Israele, sia come punto di riferimento per l’islamismo, che viene appoggiato anche attraverso il finanziamento diretto di movimenti come Hamas e Hezbollah. E’ oggettivamente una minaccia alla stabilità per i paesi dell’area. Il Consiglio per la Cooperazione del Golfo, fondato in occasione della guerra Iran-Iraq, tenta di mantenere il controllo. Sebbene nel 2008 ci sia stato un tentativo di avvicinamento con l’Iran, fallito a causa del programma nucleare iraniano e, in Barhein nel dicembre 2010, il CCG abbia ridiscusso di sicurezza  invitando anche Iraq, Iran, Afghanistan e USA (vista la loro importanza nelle politiche di sicurezza dell’area), ancora una volta  l’Iran ha sostenuto che l’unica minaccia fosse l’ingerenza internazionale, non volendo assolutamente scendere a compromessi. Una prova è il fatto che a capo del Ministero degli Esteri sia stato nominato il capo del programma nucleare Salehi.

L’equilibrio è fragilissimo e se l’Iran scegliesse di proseguire nel suo programma nucleare, non si può escludere un intervento armato israeliano. Cosa farebbero allora il CCG? Probabilmente non interverrebbe né a fianco di Israele né a fianco degli USA, perché la minaccia che questo intervento porterebbe agli equilibri interni sarebbe troppo grave. E l’Iraq? L’Iraq è in una situazione di stallo per quanto riguarda la formazione definitiva del governo e sta scivolando in una crisi sempre più profonda. Le ingerenze di Teheran sono un modo per affrontare Washington in un contesto estero, mentre i paesi arabi sunniti e la Turchia sono allarmati dalla prospettiva di una dominazione iraniana e sciita sull’Iraq, e stanno sfruttando i loro legami con i sunniti iracheni per giustificare il loro coinvolgimento nel paese. Questo scenario non fa che acuire la crisi irachena, esponendo il paese a un pericoloso vuoto politico mentre tenta di uscire dalla guerra civile e contenere le divisioni settarie. E’ facile che diventi un satellite di chi lo lavorerà meglio ai fianchi.

Ma l’Iran potrebbe non essere più inaffondabile. I “Verdi” (i giovani che da tre anni stanno tentando la “loro” rivoluzione) fanno più paura di quello che si vuol far credere. Il 12 Giugno (22 Khorad 1390), hanno nuovamente manifestato per le strade di Teheran nell’anniversario dell’elezione” di Ahmadinejad. I marciapiedi dei viali Vali-e-Asr e Vanak erano stracolmi di una folla pesantemente silenziosa e ordinata, le loro rivendicazioni le urlano in rete, e i filmati di you tube parlano chiaro . Le forze dell’ordine erano ovunque, ma hanno avuto difficoltà a trovare lo “spunto” per arrestare qualcuno. Questa giornata di mobilizzazione si iscrive in un contesto di intensa lotta ai più alti vertici dell’Iran. Il clan di Ahmadinejad è sotto il fuoco incrociato dei conservatori, vicini al leader della Rivoluzione Khamenei. La tensione tra i due gruppi non è mai stata così palpabile. Sembrerebbe che il suo controverso Capo di Gabinetto sia agli arresti domiciliari e il Parlamento ha invalidato diverse misure del Presidente, oltre ad aver firmato una petizione che lo richiamerebbe a chiarirsi davanti ai deputati. Sarebbe la prima volta dal 1979. Ma lui non sembra voler mollare e, riprendendo le promesse fatte in campagna elettorale, si è impegnato a creare 2,5 milioni (proprio così) di posti di lavoro entro un anno e di sradicare il “cancro” Israele (termini a noi “familiari”). Ahmadinejad sta tentando il tutto per tutto perché teme le elezioni legislative del 2012 e le presidenziali del 2013? Cambierà qualcosa ? Non dimentichiamoci che l’interlocutore non è dei più teneri. Chissà se quei “granelli di polvere”, come vengono definiti in modo sprezzante i verdi, voleranno via o diventeranno una tempesta di sabbia che riporterà la cultura persiana protagonista della sua storia.

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