Il mio modo di pensare è ben lontano da inclinazioni anti-tedesche ma quello che è accaduto è un fatto che non va assolutamente sottovalutato.

 

La Corte Costituzionale tedesca di Karlsruhe ha emesso una sentenza che ha puntato il dito contro tutti gli organismi europei e ha sancito che il governo e il parlamento tedesco debbano adottare misure che contrastino l’acquisto di titoli pubblici da parte della Banca Centrale Europea (BCE), pertanto il Quantitative Easing (QE) varato da Mario Draghi. La sentenza è stata emessa dopo ricorsi presentati da imprenditori tedeschi.

Non va sottovalutata la gravità di questo atto, sebbene non sia appoggiato dal governo tedesco (che anzi viene censurato dalla sua Corte nazionale), specie considerando il periodo di crisi che viviamo e l’importanza primaria che assumono le corti costituzionali in tutti i paesi.

La gravità non si annida sul piano pratico, è auspicabile infatti che né la BCE né la Merkel si faranno dettare i comportamenti dalla Corte di Karlsruhe, ma risiede sul piano giuridico e sul piano simbolico. Con oltretutto possibili ripercussioni nella trattativa europea per il Recovery Fund (potrebbe essere non casuale che questa sentenza “stravagante” arrivi proprio ora)

 

Una cosa va chiarita: il QE della BCE non comporta alcun tipo di costo o danno al popolo tedesco anzi ha mantenuto inflazione e valore dell’euro nei giusti range (brutalizzando e semplificando il concetto quello che avviene è che la BCE “stampa moneta” per comprare, direttamente o indirettamente nel mercato secondario, debito pubblico dei paesi europei mantenendo bassi i tassi di interesse). Per l’Italia il QEo ha significato mantenere lo spread a livelli accettabili per 5 anni e risparmiare decine e decine di miliardi di tassi di interesse.

Oggi per l’Italia il QE significa la sopravvivenza. Perché il debito pubblico italiano è in crescita, il PIL è in crollo, i tassi di interesse sul debito potrebbero decollare (gli investitori stranieri potrebbero non voler più investire nel nostro debito) e solo il QE può salvarci (basti pensare al -50% della produzione industriale a Marzo e Aprile).

 

Sul piano simbolico si può tranquillamente dire che una corte tedesca ha appena intimato una banca straniera – su cui non ha giurisdizione – di annullare qualsiasi linea di credito una azienda italiana, in difficoltà ma ancora solida, facendola fallire. La sentenza della Corte tedesca, se applicata specie in tempi di coronavirus, ci metterebbe completamente in ginocchio.

E’ abbastanza chiaro che c’è una parte di Germania, anzi in realtà una parte di Europa, non solo restia alla solidarietà fra paesi (e personalmente posso anche comprendere che il contribuente tedesco non voglia pagare tasse per donare soldi al contribuente italiano) ma restia anche a qualsiasi forma di aiuto, seppur esistano forme di aiuto che non procurerebbero nessun danno o spesa ai tedeschi. Questa sentenza rappresenta questa corrente di pensiero.

Il problema è che quanto accaduto, inclusa la censura verso la Merkel, avviene proprio nel mese del negoziato per il Recovery Fund, cioè il fondo di aiuti che deve generare un nuovo Piano Marshall per l’Europa. La Merkel può ignorare gli input che provengono dalla propria Corte costituzionale? Io me lo auguro, ma va considerato che neanche il Presidente degli USA – che ha poteri molto più alti di qualsiasi primo ministro occidentale – ha mai ignorato una sentenza della propria Corte.

 

Sul piano giuridico poi esiste un conflitto chiaro con la Corte di Giustizia dell’Unione Europea che aveva già dichiarato legittimo l’intervento della BCE sui mercati. E’ un fatto così palese che a mio giudizio rivela appieno la natura politica della sentenza della Corte tedesca: perché sulle tematiche su cui decide la Corte di Giustizia dell’UE (che già si era espressa) non può giudicare nuovamente una corte nazionale per una ragione di competenze.

 

Ci sarebbe molto ancora da dire. Ad esempio il fatto che sia un’assurda follia voler mettere gli altri paesi europei (Italia in primis) in condizioni di rischio default considerando che, specie in tempi di coronavirus, se fallisce l’Italia sprofonda tutta la nave europea, sistema bancario e Germania incluse, a picco più rapidamente del Titanic. Ma quello che a me colpisce maggiormente è l’aspetto simbolico della vicenda.

 

Le corti costituzionali con le loro sentenze in tutte le democrazie occidentali hanno riscritto leggi e comportamenti, quasi sempre in meglio, spesso anticipando di molti anni i propri parlamenti (basti pensare alla recente sentenza in Italia sul fine vita).

La Corte costituzionale tedesca che legifera de facto per la fine dell’Italia e dell’Europa è, simbolicamente in tempi di guerra al Covid, e quantomeno politicamente, un nemico da sconfiggere. E per sconfiggerlo dobbiamo agire insieme alla parte sana della stessa Germania e dell’Europa.

 

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