L’Italia (questo fatto molto di rado viene percepito dalla pubblica opinione) andrebbe esattamente ponderata nella sua esatta dimensione internazionale per cui – nonostante le forzute levate di scudi vikinghe e nordiche europee, tedesche in primis – questa nostra Penisola sarebbe del tutto in grado di far partire da sola un tornado finanziario globale ché, al suo confronto, pure lo scoppio della bolla di Wall Street fu solo un potente starnuto.   Perché?
Molte ragioni potrebbero essere portate a sostegno di questa nostra tesi, ma ci pare che – di fatto – siano due gli elementi che, in via del tutto sommaria, questo giornale evidenzierà con assoluta prevalenza.
1. Il primo è rappresentato dalla nostra baricentrica collocazione geografica, che appare assolutamente strategica tra il nord e il sud, nonché tra l’est e l’ovest, della terra.
Siamo, cioè,  nel bel mezzo degli incroci globali commerciali, sia per via marittima che terrestre (assi viari e ferroviari) europea, tra Est e Ovest: un punto di snodo tra i flussi mercantili provenienti dalla Cina e pure in quellibche fanno leva sul Mediterraneo, verso l’Atlantico.  Se aggiungiamo a ciò pure il fatto che anche attorno al “Mare Nostrum” si aggirano movimenti di forza lavoro ancora non qualificata, ma che sono pur sempre una vera miniera aperta, abbiamo la completa ed esatta percezione di quello che abbiamo testé sostenuto.
2. Il secondo fattore è dato dalla certezza che ove questo “grande debitore” fallisse, esso trascinerebbe con sé, nell’abisso, tutto e tutti.    È un pó come il tapino che sta annegando: chè, se non vienetramortito prima, tanto si agita da trascinare con sé -nel fondo- il generoso soccorritore.
Tanto per intenderci, lo shock dell’Italexit (per fare un piccolo esempio limitato alla Eurozona) sarebbe del tutto ingovernabile: sia da Berlino che da Bruxelles.
Ragioniamo nel merito di questo aspetto.
La moneta unica, di fatto, fu il “pedaggio” che italiani e francesi imposero ai tedeschi in conseguenza della loro riunificazione tra Ovest ed Est.
 Perché, di fatto, una moneta comune doveva significare, come ha significato, che la Bundersbank sfosse sottomessa alla BCE. Questione che rimane tuttora aperta da qualche fiammata della Corte Costituzionale teutonica. I sovranisti tedeschi non hanno ancora digerito appieno questo fatto.
Va tenuto presente che noi -comunque- abbiamo una ulteriore arma nascosta: quella che fa del Mediterraneo il punto d’incontro tra i due mercati maggiori di questo nostro pianeta: l’europeo e l’asiatico.
A differenza di Francia e Germania, poi, noi siamo in ottimi rapporti con tutti: unico interlocutore globale, in ambito comunitario.
Non abbiamo neppure degli alleati preferenziali, per cui oggi neppure Russia e Cina si sono tirati indietro nel soccorso (ure con del personale medico) che ci sono arrivati in questa disgraziata…. vicenda coronavirus. Solo noi italiani, invece, sappiamo bene chi siano i nostri nemici (evitiamo specificazioni ma lo comprendiamo benissimo tutti, ricordando le… incursioni rapinatrici le tasche del fratello svenuto,… e non andiamo oltre sugli scopi della “golden share”) .
L’Italia, quindi, potrebbe tranquillamente “farsene un baffo” dei vincoli esterni: perchè siamo potenzialmente un perfetto egoista, un commensale del tutto scomodo.
Che, quando firma certi Trattati, sacri Patti europei (da Maastricht al Fiscal Compact), sa bene che -ove i sottoscrittori avessero la piena contezza di ciò che stanno per sottoscrivere- non lo farebbero mai, nemmeno sotto tortura.
Posti i cappi che il nostro terrificante debito pubblico ci stringe al collo e che mantiene pur sempre attivi.
Eppure, nonostante tutto, noi saremo ancora al centro: anche della fase di riprogettazione della nuova Europa che dovrà scaturire, con un po’ più di anima, dal dopo-pandemia.
Non possiamo essere esclusi dal club, perché la nostra rapida capacità di riposizionamento sarebbe letale per molti.  Lo sanno bene tutti.
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2 COMMENTI

  1. Egregio Sante, leggendo questo suo interessante articolo sulla rilevanza che l’Italia ha o per lo meno dovrebbe avere in Europa mi chiedo perche’ questo aspetto finora non sia stato sfruttato. L’Italia e’ uno dei paesi fondatori della UE ed ha avuto fino a non molto tempo fa un’economia importante, eppure da sempre la posizione italiana e’ apparsa (per lo meno a me) molto debole, ora poi che l’economia e la stabilita’ della nostra nazione appaiono cosi’ indebolite l’Italia pare quasi essere sopportata all’interno dell’EU.
    Cosa manca all’Italia per diventare un paese credibile a livello europeo? probabilmente una classe politica di qualita’ e spessore?! saluti

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