SI PUÒ VIVERE IN ITALIA NON DI TRASFERIMENTO PUBBLICO ECONOMICO?

Sarebbe interessante sapere cosa pensi la politica riguardo la possibilità che l’Italia possa vivere nel libero mercato e non di puro assistenzialismo e statalismo dirigista imperante.
Bisognerebbe chiedere cioè agli attuali ostinati temporeggiatori politici a costo della distruzione economica totale del Paese, nonché affossatori di qualsivoglia anelito e crescita in senso liberale della Storia d’Italia, se dietro al disastro dello Stato assolutista prepotentemente autoritario e violativo del legittimo diritto democratico a votare, se si ritenga possa esistere un’Italia diversa, produttiva e liberale , in crescita.
La domanda è: “oltre che di Stato sovietico assistenzialista ed inquisitore giustizialista, oltre che di trasferimento economico pubblico di tipo assistenziale tipico della decrescita infelice, si può vivere o , meglio, si pensa e ritiene, si possa vivere in Italia? Lo si chiede e ci si pone oggi con una certa preoccupazione e angosciosa inquietudine la domanda perché il nostro Paese, l’Italia, sotto l’attuale presidenza della Repubblica (individuata dal solo ineletto Matteo Renzi ) e i governi non eletti – precedentemente con il presidente vetero comunista Giorgio Napolitano, ed i governi ineletti di Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni 1 e Paolo Gentiloni 2 – e – successivamenre con il presidente Sergio Mattarella e i governi dell’ineletto Giuseppe Conte 1 e Giuseppe Conte 2- l’Italia ha aumentato dall’ottantacinque per cento circa al novantacinque per cento circa la presenza e soprattutto la dipendenza economica degli italiani dallo Stato. Sono di questi giorni le implementazioni degli impiegati pubblici dipendenti economicamente dallo Stato, vale a dire dalle tasche degli italiani.
Ci si chiede allora, stante l’aggravarsi del pan comunismo in Italia e della situazione impositiva autoritaria in violazione della democrazia di stampo sovietico, e della Costituzione italiana: “si può vivere in Italia non di trasferimento pubblico economico”?
Si chiede qui alla politica in Parlamento e al governo sinistro, specificamente ai governi non eletti e che oggi utilizzano l’emergenza sanitaria per ostacolare il voto democratico : “può esistere in Italia il lavoro produttivo ed il libero mercato”?
Gli imprenditori, in Italia, appaiono davvero essere carne da macello, mucche da mungere, per arraffare cioè dai produttivi i soldi da dare agli improduttivi.
Il capitalismo e l’impresa, l’imprenditorialità e la produttività, sono cioè stati resi – dannosamente – schiavi ed in funzione di assistenzialismo e dissipazione , e sudditi gli imprenditori, da “scarnificare” per dare da mangiare alla stragrande maggioranza di improduttivi italiani .
Ci si chiede e si chiede allora: “in Italia si può vivere ed esistere non di trasferimento pubblico”?
In che momento è previsto il punto di “non ritorno” , quando cioè le tasse esose e lo spennamento ed il depredamento degli italiani produttivi saranno non oltremodo possibili e non più sostenibili nè pagabili, e tutto intero l’assistenzialismo dello Stato autoritario inquisitore e giustizialista presente, destinato a deflagrare ?
In Italia, oltre che di sovvenzione e assistenzialismo pubblico statalista , si può vivere? Capovolgendo i termini della questione: la politica pubblica dipendente economicamente pensa sia possibile e permesso, lecito, si possa vivere in Italia non come lei? Prendiamo ad esempio il caso di un ex professore universitario appartenente ad una delle tante università pubbliche economicamente fallite in Italia, il quale – sempre per esempio- sia nominato giudice della Corte Costituzionale , come noto, iper retribuita con stipendio pubblico statale pagato con le tasse dei cittadini italiani, e facciamo il caso limite, ad esempio, che sia in seguito divenuto persino presidente della nostra Repubblica stipendiato insieme a tutto il Quirinale più dell’intero staff della Casa Bianca a Washington – compreso l’attuale Presidente Trump -, con stipendio pubblico statale, cioè pagato da tutti gli italiani. A tale pubblico dipendente doc è interessante porre la questione : è possibile, in base alla esperienza vissuta, vivere in Italia non di trasferimento pubblico economico? E, se sì, come? In Italia, tra politici, giudici, ministeriali, eccetera, lavorare nel libero mercato è riservato a pochi. Dunque, è importante chiedere e stabilire , se si possa vivere in Italia non di trasferimento pubblico statale – assistenzialista, di solidarietà, da reddito di cittadinanza, e via dicendo-, e soprattutto come. Si Immagini, ad esempio , una vita diversa da quella assistenzialista e statalista retribuita pubblicamente da noi tutti a pannaggio della maggioranza degli italiani oggi, e ci si dica se sia possibile la produttività da libero mercato in Italia, e come.

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