FASE 2, IL RISVEGLIO DOPO IL SONNO

Dopo il sonno c’è il risveglio, la luce, l’attesa via d’uscita. E’ ciò che ci stiamo apprestando a vivere in questa cosiddetta ‘Fase due’ che dovrà garantirci la ripresa verso la normalità. Decine di milioni di italiani stanno progressivamente uscendo dalle proprie case, divenuti rifugi in cui ripararsi, nidi protettivi in cui sono emerse crescenti e talvolta pericolose solitiduni. Il graduale processo di rinascita sta passando necessariamente attraverso il recupero delle libertà individuali, per molto tempo compresse e compromesse. I rapporti sociali, lo sport, lo stare insieme dovranno essere gli elementi fondamentali di questo graduale ritorno alla quotidianità pre Covid-19.

Chi si ostina a voler dormire non ha ancora maturato la necessaria consapevolezza frutto di un’analisi serena della realtà: è in preda al panico, all’ansia, privo di un sano razionale ottimismo. Il peggio è passato. L’emergenza virale è per fortuna alle spalle sebbene sia ancora utile seguire precise raccomandazioni al fine di evitare probabili nuovi contagi, o terribili ricadute. Lo sanno bene i residenti nelle aree del Nord Italia, che in alcuni casi fanno ancora i conti con la terribile pestilenza. E’ chiaro che sarebbe da stupidi frequentare luoghi affollati, non mantenere il necessario distanziamento sociale, oppure trascurare l’igiene personale. Capitolo a parte è quello che riguarda le mascherine divenute in breve tempo oggetto del desiderio, non sempre utili alla causa ma che garantiscono un senso di sicurezza diffuso in una popolazione ancora vittima di tanta paura anche grazie ad un racconto mediatico enfatizzato e ispirato da scenziati amici del potere politico.

Appare chiaro che il decisore ha compiuto una scelta: consegnare le chiavi del Belpaese in mano ai comitati tecnici abdicando in tutto o in parte al prorpio ruolo. Strategia precisa, figlia della codardia per tutelarsi in caso di un ritorno del male oscuro. Da qui le molte scelte bislacche compiute, spesso prive di chiarezza e per niente coerenti con la concretezza della quotidinaità e che stanno contribuendo a diffondere in particolare tra gli operatori economici sfiducia e rabbia. Si pensi alle prescrizioni e ai protocolli proposti per riaprire bar, ristoranti, centri estetici e lidi balneari.

La politica, però, è ancora in tempo nel far prevalere il buon senso mettendo alla porta coloro che soffiano sul vento dei timori generalizzati al fine di ridare nuovamente fiato all’economia reale e ad una necessaria ripresa della socialità, ancora mortificata da prescrizioni oltremodo severe. Più di qualcuno dimentica che in gioco c’è il futuro prossimo dell’Italia che prima e più degli altri Paesi del Vecchio Continente ha proceduto con un lockdown drastico di ispirazione cinese i cui effetti presto saranno drammaticamente tangibili. Una strada che ha causato un blocco del lavoro e delle attività e che probabilmente non ha prodotto gli effetti benefici sperati. Presto i nodi verranno al pettine soprattutto se l’erogazione dei sussidi e dei contributi continuerà a ritardare alimentando il forte disagio esistente compromettendo la pace sociale esistente.

L’augurio è che la primavera possa segnare la rinascita dal letargo, la voglia di tornare a respirare e gioire con lo sguardo rivolto al sole e all’orizzonte. I presupposti ci sono ma a dover fare la propria parte dovrà essere Palazzo Chigi stimolando la tenatacolare burocrazia a fornire ai cittadini riscontri celeri e soddisfacenti. Il cammino da percorrere è ancora lungo e irto di ostacoli.

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