Ieri (17 maggio 2020) ricorreva la giornata mondiale contro l’omofobia e il Presidente della Repubblica è intervenuto con un lungo discorso.
Molteplici sono le varie problematiche che ruotano attorno al tema, per una piena difesa di chi viene discriminato oggi per la propria libera scelta relativa all’orientamento sessuale. Passi in avanti sono stati fatti in Italia (ancora ne dovranno essere fatti per la realizzazione di una società più libera, meno bigotta, arrogante nel decidere i valori e le libertà di un soggetto e oscurantista), la situazione tuttavia a livello globale è disomogenea e a volte preoccupante.
Vorrei ricordare il genio di Alan Turing, in cui mi sono imbattuto nei miei studi sull’intelligenza artificiale e sugli algoritmi, la cui vicenda personale deve sempre essere ricordata nella lotta all’omofobia.
Il suo contributo scientifico è ancora oggi rilevante: grandissima influenza ha prodotto sull’informatica, grazie alla sua formalizzazione dei concetti di algoritmo e calcolo mediante la macchina di Turing, antenata del moderno computer.
È considerato il padre della scienza informatica e dell’intelligenza artificiale, da lui teorizzate già negli anni trenta del ‘900; in particolare proprio sulle I.A. il test di Turing è ancora oggi un elemento quotidiano di ricerca nel settore.
Si deve inoltre al genio matematico parte del merito della sconfitta dei regimi totalitari e della fine della seconda guerra mondiale: si rilevò un grabdissimo crittoanalista e decifrò i messaggi scambiati da diplomatici e militari delle Potenze dell’Asse tramite la macchina tedesca “Enigma”, creando una macchina analoga “Bomba”.
Egli morì a soli 41 anni, in seguito alle persecuzioni post conflitto bellico perpetrate dalle autorità britanniche a causa della sua omosessualità.
Il 31 marzo 1952 Alan Turing fu arrestato, condannato per omosessualità, costretto a scegliere tra una pena a due anni di carcere o la castrazione chimica mediante assunzione di estrogeni. Scelse la seconda alternativa e per oltre un anno si sottopose a trattamenti che provocarono in lui un calo della libido e la ginecomastia. La depressione legata al trattamento e all’umiliazione subita fu, a parere di molti storici, il motivo che lo condusse, il 7 giugno 1954, al suicidio.
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