A Washington sono cresciute, negli ultimi lustri, ma soprattutto sotto la guida di Trump, le perplessità su di una Comunità Europea a trazione tedesca: perché -sotto sotto- il timore è che Berlino si incammini sulla strada di una  egoista neutralità.
Del resto, le prove sono rappresentate dal pratico allineamento dei tedeschi con i russi e i cinesi sulla questione libica; dal sabotaggio USA alla mediazione teutonica nella rivolta di Euronaidan nel 2014; ovvero con l’inserimento della Bundesrepublik nella lista dei Paesi sospettati di manipolare la moneta nel 2016; per giungere fino alle pubbliche critiche della amministrazione Obama sulla pratica di austerità economica tedesca; per non parlare -infine- delle esplicite avversioni del Presidente Trump ad A.Merkel. Tutto un crescendo di distonie.
C’è un punto fondamentale, però, che a tutti non dovrebbe sfuggire: la Germania protegge i propri interessi nazionali spacciandoli per europei.
Cioè essa stessa si arroga indisturbata il diritto di rappresentare tutta l’UE: soprattutto coltivando e rafforzando l’idea di una Europa a due velocità.
Questo dovrebbe essere il futuro tavolo di confronto e l’elemento essenziale della nostra politica estera non appena passato il dramma della pandemia.
Anche perché il nostro Paese non dovrebbe scordarsi di quell’insieme di sgarbi belli e buoni che, anno dopo anno, vengono posti sul tavolo dei Commissari europei, i quali valutano i nostri documenti contabili quasi dovessero usare per forza come pistole, sempre cariche, le cd. “clausole di salvaguardia”.
Quante volte proprio noi italiani siamo stati messi sotto attenta osservazione e pure dietro la lavagna da una Europa -di fatto tedesca- spesso preoccupata della stabilità entro cui far muovere la “sua” moneta unica? Ma non si sa tutto di questi controlli.
Il racconto che ci ha fatto il Ministro Giulio Tremonti di un episodio accaduto il 5 agosto 2011 è significativo. Quel giorno la BCE, tramite Bankitalia, inviò al governo di allora una lettera:in cui si intimava -in soli 3 giorni- di fornire dei convincenti chiarimenti sul Bilancio. Un fatto che suonò assai “strano”, in quanto solo un mese prima il Governatore della Banca d’Italia aveva detto che  “le condizioni necessarie all`Italia sono inferiori a quelle necessarie negli altri Paesi della UE”, perchè erano -di fatto- sostenibili.
Quali furono le ragioni per indurlo a un così repentino cambio di rotta?
La giustificazione che Tremonti rivela è assai urticante, se vista alla luce delle drammatiche crisi bancarie (tedesca in primis) che si sono succedute in tutta Europa.
Nella primavera del 2011 venne discusso un “Fondo Salva Stati” per proteggere non solo le Istituzioni, ma pure le banche. Quale avrebbe dovuto essere il contributo che ciascuna nazione avrebbe dovuto portare a quel Fondo? Come doveva calcolarsi il medesimo?  Lì si disveló l’arcano.
Perché il governo italiano pose la condizione (poi accolta) che il contributo non dovesse essere calcolato in base al PIL, bensì calibrato sul rischio bancario verso la Grecia: laddove la Germania e la Francia erano esposte per circa 200 miliardi e l’Italia per soli 20.
Senza farcelo capire, fu lì che i tedeschi ce la giurarono, anche perché la nostra proposta voleva far uscire allo scoperto un altro punto: la crisi -sempre possibile- non è dovuta tanto all’andamento dei bilanci degli Stati, quanto alla alta approssimazione e leggerezza  con cui le banche franco-tedesche elargiscono i prestiti a Stati, famiglie e imprese.
Da quell’evento -arguì Tremonti- per ritorsione, nacque l’apposizione delle cd. “clausole di salvaguardia” ed è da lì che esplose, solare, quel sorrisetto complice che si scambiarono il cancelliere tedesco Merkel con il Presidente francese Macron.
387

2 COMMENTI

  1. la posizione geografica dei paesi del Nord Europa, ora non più con l’ ammodernamento del canale di Suez, privilegia i rapporti commerciali con i paesi dell’ Oriente; un banale esempio i prodotti cinesi sbarcano tutti nei porti tedeschi e vengono pagati in dollari, quale moneta di scambio privilegiata nei rapporti internazionali, distribuiti a tutti i paesi europei sia CEE che extra in valuta euro. La differenza valutaria è la ricchezza che lì rimane. La vecchia rotta Venezia-Cina ? Costruiamo un efficiente Porto nell’ Alto Adriatico e parte di quella ricchezza potrebbe rimanere da noi.

  2. Bisogna, Cesare, prima di tutto trovare il modo -almeno- di dimezzare il nostro debito pubblico e poi reimpostare uno Stato con più libertà conomica: ora compressa da troppa statalizzazione, che ha allargato a dismisura il senso del “sociale”. Ciao

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here