Per chi è distratto, per la prima volta L’UE accetta di mutualizzare il debito.
Sono saltati, sotto il carico della pandemia, tutti i parametri che -ostinatamente- i Paesi del Nord con la Germania portavano avanti da sempre.
Per la ripresa la CE propone al Parlamento di Strasburgo un “pacchetto” da 750mld.€ di aiuti: tra cui spiccano ben 310mld. di sovvenzioni a fondo perduto e 250 come prestiti, che verranno erogati per mezzo di un nuovo Fondo, denominato “Recovery & Resilience facikity”.     È la svolta.
Perché ora ci sarebbero tutti i soldi che servirebbero per reimpostare dalle fondamenta tutta una serie di politiche: anche quella fiscale e che sappiano ridare senso alle nostre scelte economiche, pure con delle novative alleanze propositive internazionali.
 Esaminiamone due.
La tradizionale disfida produttiva nel campo militare, innanzitutto, potrebbe essere il nuovo campo di battaglia per un braccio di ferro europeo, sempre in corso tra il nostro Paese da una parte e l’asse franco-tedesco dall’altra.
Questo nonostante Parigi abbia fatto un bel po’ di shopping in Italia, opzionando su varie altre Aziende, partecipate dallo Stato (dall’1al 100%), in vari segmenti produttivi; ma non dovrebbe essere proprio quello industriale e di servizio il vero obiettivo finale dei francesi.
Perché la “ciccia” si dipana sulle industrie militari ed una potenza nucleare -come sono i transalpini- non può lasciare essa nelle mani altrui. Soprattutto perché tale materia attiene le più raffinate tecnologie: che sono quelle a supporto degli strumenti militari, su cui questo giornale vi ha già riferito quando parlammo del nuovo ordinativo in ordine al “bombardiere europeo”. Che escludeva la nostra produzione (assai pregiata in quanto a qualità), ma l’Italia fu lesta a reagire con un accordo stipulato con gli inglesi.
Questi ultimi, però, si sono “chiamati fuori” dai giochi europei e noi rischiamo di rimanere con il classico… cerino in mano!
Le nostre rappresentanze politiche parlamentari europee, per questo motivo, dovranno vigilare con particolare attenzione, affinché -nel medio periodo- i denari da noi versati con le tasse non servano a rigonfiare ancor di più i già grossi portafogli franco-tedeschi.
Quale potrebbe essere il business alternativo costruire, insieme ai francesi, per non essere “fatti fuori” dal core-business tecnologico europeo?
E se il canale giusto fosse proprio quello…. (tenetevi forte)… della immigrazione?
Non solo e non proprio quella del contrasto al vile commercio nella “tratta dei disperati” (ché sarebbe troppo facile e oltremodo indecoroso per un Paese che pure ha un alto livello di studio, progettualità e tecnologico, da poter mettere a frutto) , bensì per la vera edificazione di un grande Progetto futuro, del tutto novativo, studiato e proposto proprio con la Francia in primis (ma anche con la Spagna) e volto a fruttificare tutta una serie di grandi potenzialità inespresse.
Affinché il tema della gestione dei flussi umani dall’Africa sia, con la Francia (che di quel Continente ha pure piena contezza), una vera miniera di ricchezza per il futuro.
Su questa una tematica la Germania non potrebbe profferire proprio verbo alcuno.
Il giusto approccio alla questione potrebbe strutturarsi su tre livelli di attenzione e cura.
1) Il primo sarebbe da realizzarsi proprio in Africa, creando tutte le condizioni affinché
-nei luoghi d’origine dei flussi migratori- si possano determinare diverse condizioni di vita, opifici produttivi, nonché sistemi di previdenza del tutto consoni. E l’Italia, in questo campo, sarebbe imbattibile.
2) Il secondo potrebbe da inverarsi proprio nel Mediterraneo, posto che questo è l’unico confine meridionale d’Europa e che da qui transita tutta una umanità da preservare con tutta una serie di strumenti tecnologici appositamente testati. Una umanità, poi, da formarsi per un Continente -il nostro- che si va sempre di più impoverendo in quanto a  professionalità umane di assistenza.
3) In terzo luogo, infine, potrebbero costruirsi tutta una serie di percorsi tutelati di accesso per quella nuova forza di lavoro, di buona specializzazione, che potrebbe -in via principale- operare nei luoghi da cui essa origina (radicalmente modificati in quanto a evoluzione produttive) , ovvero transitare verso una Europa finalmente posta in tranquillità; resa sicura anche di fronte ad un invecchiamento, irreversibile, della propria popolazione.
Come si può ben arguire é questo un angolo visuale che oggi ci difetta ancora:   si potrebbe ricalibrare lo stesso sul lungo periodo e nell’Occidente.
“L’Europa vive di crisi”, disse una volta il Cancelliere tedesco Helmut Schmidt; la sua politica economica ha sempre fatto dei vincoli il motore del suo essere, perché i Paesi del Nord prevalevano sempre  sui popoli mediterranei, considerati delle “cicale”.
Ecco, questa potrebbe essere una occasione propizia di recupero di spazi: perché anche l’anima -si può dire?- può essere generatrice di nuove ricchezze.
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