Negli USA è cambiato radicalmente il vento verso la Cina.
Da Trump al Congresso, passando attraverso il Pentagono, si registra una unanimità -che è rafforzata dalla pandemia- tendente a riportare Pechino “in linea”, al suo posto.
È una grande svolta commerciale, quella a cui stiamo assistendo: che sta cercando di riportare in basso una economia che fa della invadente esportazione di uomini, esercizi commerciali e merci, il motore della sua attività; posta la pochezza della domanda che origina nel suo mercato interno.
Nella storia economica si sono registrate importanti modificazioni d’atteggiamento del mondo occidentale verso la Cina.
Senza risalire all’epoca di Marco Polo, vanno registrati -in tempi più recenti- almeno 3 approcci, da ricordare, nell’atteggiamento degli USA.
1. Quello, iniziale, di vanitosa supponenza, che si autoconvinceva del fatto che la Repubblica Popolare non avrebbe mai potuto costituire una minaccia strategica, posta la necessità cinese di riportare a un livello minimo di decenza i livelli di vita delle proprie diffuse e diverse popolazioni.
2.In tale contesto, il crollo del Muro di Berlino aveva fatto nascere la consapevolezza che l’unico avversario economico accettabile sarebbe venuto proprio dall’estremo Oriente e che ciò non era poi tanto male, tant’è che proprio gli USA avevano “venduto” ai cinesi la parte più consistente del proprio debito pubblico.
3. Quindi gli USA avevano tutto l’interesse che proprio la Cina continuasse a progredire.
Però è capitato un imprevisto: i cinesi si sono resi del tutto autonomi dal placet USA, fino ad affermare l’esistenza di  piú reti distributive commerciali, anche del tutto autoreferenziali. Infatti le “vie della Seta” sono state solo un esempio di percorso atipico.
Una scelta che solo il nostro.. “ingenuo” Ministro degli Esteri riteneva fosse un asse di “privilegio”, non rendendosi conto di come tanti lacchè stiano perfettamente, come variabili fungibili, nella equazione cinese.
Il controllo marittimo USA-GB ha cominciato ad andare in CRISI anche per quel che riguarda le strutture portuali.
Ciò ha acceso più campanelli d’allarme a Washington.
“Questi qua vogliono farsi da soli le proprie catene commerciali”, avranno turbato i sogni USA tanti cornuti diavoletti rossi.
Se aggiungiamo a ciò anche gli “sbalzi umorali” di simpatia Trump-Merkel tutto torna. “L’intera UE potrebbe essere fagocitata dal… rosso diavoletto”. Trump sarà sobbalzato sul letto a baldacchino.
Non ci è dato di sapere se il COVID-19 sia il portato di tutto ciò: peró è più che legittimo il sospettarlo. Soprattutto ove si consideri che la pandemia origina proprio da Wuhan, che è una delle aree più ricche di opifici nel Paese rosso.
La “politica dei corridoi commerciali”, del resto, é sempre stata la pratica ricerca di una sorta di indipendenza commerciale da chiunque: si chiude un corridoio, eccone un’altro pronto… È, più in grande, ciò che accade ai mercati rionali, verso i grandi Centri commerciali, che hanno “diserbato” un pó la rete dei piccoli negozi sotto casa.
E, come ogni guerra, anche questa sta lasciando sul terreno molti morti e feriti.
Non parlo solo delle povere persone che ci hanno lacerato il cuore, ma pure i piccoli e medi esercizi commerciali che stanno boccheggiando, avendo ormai esaurito il proprio piccolo salvadanaio.
A proposito: lo Stato italiano sta offrendo un pessimo esempio di distribuzione di denari in emergenza. Sopraffatto da regole codici, codicilli, asfissiante burocrazia pubblica, estenuanti procedure bancarie, etc.etc.
Così facendo rischiamo di mangiarci, con questo Stato troppo impiccione, farraginoso, lento e malfidato, tutto quel poco di credibilità che ci eravamo conquistati con il coraggio sanitario che abbiamo avuto dichiarando subito il lookdown.
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