Con la scusa della pandemia e avvalendosi di una oppressiva legge sulla sicurezza applicabile dovunque sul territorio cinese (comprendente una Hong Kong di fatto assimilata), il regime comunista cinese sta stroncando sul nascere tutti i singulti democratici: e ciò non può non destare viva preoccupazione nel mondo democratico occidentale.

Già la livellatrice Pechino tentò -quasi 25 anni fa (era il 1997)- di far credere ad una finta forma di autonomia: bluffando, aveva promesso che sarebbe stata assicurata una rilevante autonomia alla ex colonia britannica (approfittando che sotto l’autorità della Corona britannica l’area non aveva mai conosciuto la vera democrazia) dall’oppressivo sistema “rosso” comunista, che ignora il valore di ogni persona umana e, di conseguenza, la sua libera creatività, in sintesi la libertà.

Perché Hong Kong, di fatto, rischia di divenire la prova del fallimento dell’utopico, forzoso,esperimento che aveva propagandato Xi Jinping:  per vedere se e come sarebbe stato possibile far convivere un passato nella libertà hongkonghese (che, di fatto, è pur sempre una vetrina aperta al mondo occidentale), con la rigida ortodossia comunista, che tiene sotto scacco tutto l’immenso territorio nazionale (pieno pure di popolazioni, tradizioni e culture, diverse), con una forza oppressiva e violenta di Stato.  

Così a Hong Kong, invece, la più rigida ortodossia comunista avrebbe dovuto essere, di fatto, assai annacquata: con Xi che vorrebbe -mentendo- cercare di imporre “il modello cinese”, riproponendolo per l’intero modo. 

Hong Kong, poi, gode tutt’ora di una posizione logistica assai importante: essendo, di fatto, l’ombelico del Pacifico che ricongiunge il Mar Giallo con il Mar Cinese Meridionale, proprio di fronte all’isola di Taiwan. 

L’ex Protettorato è diventato, poi, una sorta di isola terrestre: anche dal punto di vista fiscale e finanziario, entro cui transitano -indisturbati-ingenti capitali, del tutto sottratti dal controllo cinese e -come avviene per tutte le aree “free”-pur possibile fonte di corruttele, imbrogli e malversazioni, capaci di danneggiare la presuntuosamente perfetta macchina “rossa”. 

Si tratta (ma molto più in grande, ovviamente. Il paragone è fatto per semplicare il concetto) come lo sono San Marino (per l’Italia), o la Svizzera (per l’intera Europa, Italia inclusa). 

Quindi è più che comprensibile la volontà del dittatore rosso di Pechino di voler riportare sotto controllo prima di tutto quel sistema bancario e finanziario: infatti esso è stato la prima, vera, sturadelle timide rivolte civili, che poi sono andate, man mano, allargandosi (nei mesi successivi) fino a coinvolgere grandi masse di persone, di tutti i ceti e di tutte le età.  

Questo perché, al di là degli accordi  sottoscritti e delle parole d’onore pure date, Pechino non potrà mai tollerare che Hong Kong diventi una democrazia di stampo occidentale, come oggi finalmente, avendone compreso il significato i cittadini della ex colonia britannica richiedono manifestando rumorosamente.  

Troppo pericoloso per.. i “rossi”! 

Questo è il punto. 

Tutta la immensa baia di cui abbiamo parlato in premessa – e che abbraccia Formosa-dovrebbediventare, nella mente di Xi, un unico grande contenitore da poter riempire di capitali, uomini, merci e tecnologie 3.0, che poi -alla fine- sarebbero tutti controllati dal “Grande Fratello” cinese. 

Una sconfinata area-pilota, incubatrice di tutte le civiltà e le umanità del futuro: con delle colorazioni “rosse” capaci di conquistare tutto e tutti, ché la vecchia URSS fa ridere al confronto! 

L’insieme venoso di questo Impero non potrà che essere rappresentato da un fluente trasporto marittimo, anche perché sono immense le distese di terra che separano la Cina dall‘Europa. Così si può capire bene quale sia lo spessore del Risiko che il “grande vecchio” statunitense (una esclusiva superpotenza militare) sta cercando di contrastare, sia pure in modo goffo ed a volte contraddittorio, come è nel suo stile rozzo

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