Un eccesso di statalismo, collegato alla perdita di controllo sull’andamento del debito pubblico, sta affogando questo nostro Paese: che sarebbe già ridotto alla bancarotta ove non ci fossero state delle potenti iniezioni nell’acquisto di titoli pubblici ad opera della Banca Centrale Europea.
Perché il nostro debito pubblico è passato -se si esaminano due anni di raffronto- dal 120,4% del 2008, al 131,8% del 2017.
Questa crescita esponenziale é dovuta, negli ultimi tempi, ad una semplice ragione: quando il nostro Paese entrò nel Consorzio-€ esso non rispondeva affatto ai parametri debitori che Maastricht richiedeva a quelle Nazioni che avrebbero  dato l’avvio a quel percorso monetario.
Perché -in realtà- quel governo (Prodi I) si limitò fittiziamente (e forzosamente) a spostare sull’ignaro correntista bancario -che subì un buon prelievo- il problema dell’eccesso debitorio pubblico. Senza accompagnare questa azione (di fatto immotivatamente rapinatrice) con delle politiche veramente riformatrici.
Bisogna dire, per compiuta correttezza, che neppure Berlusconi -che con Prodi ha “incarnato” questa Seconda Repubblica- ci ha dato un qualche segnale economico diverso: essendosi di più concentrato sul tema “giustizia” (tema rilevante, é vero, ma meno sostanziale di quello economico pubblico).
Il solo Matteo Renzi, per dirla tutta la verità, ha abbozzato pure una qualche politica riformatrice di un andazzo di cose che prosegue, sempre uguale, da decenni.
L’Italia, così, non potendo più ricorrere alla leva del cambio, non è riuscita più a risalire la china in cui si è trovata a peregrinare.
Sinistra e destra (complice l’ectoplasma “centro”: uno e bino) sono entrambi corresponsabili di un andazzo che porterà il nostro debito pubblico (stima fine 2020) a superare la cifra  dei 2.560 miliardi di €!
Il dibattito sulla pandemia che caratterizzerà gli “Stati Generali”, convocati da Conte in vista del profluvio di denari pubblici annunciato e consentito -come spesa- dalla CE, riuscirà ad azzerare strutturalmente questo “eccesso di Stato” che tutt’ora abbiamo?
A ben vedere gli interlocutori che sono stati scelti e considerando gli slanci di vero assistenzialismo che stanno emergendo ci permettiamo di dubitarne assai.

 

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