Questa riflessione sarà assolutamente indigesta per i cd. “leaders” di partito o di coalizione, ma certamente sarà più comprensibile e digeribile ai cd. “peones” che, sempre più spesso, si trovano di fronte a dei veri e propri problemi di coscienza nel votare (o meno) degli atti indigeribili, sia da una parte che dall’altra.
Dicesi “mobbing” quell’insieme di atti prevaricatori la professionalità, il giudizio e pure la personalità morale, del lavoratore e che si configurano sia come abuso -che pure è un diritto del datore di lavoro attento-, sia come comportamenti anomali da sottoporre al vaglio della Magistratura del lavoro.
Per il parlamentare o per il singolo amministratore locale avviene lo stesso?
Applicato poi alla “coalizione di partiti” il fenomeno diventa ancor più pervasivo, fino a giungere all’estremo limite del leader unico: padrone della vita e della morte di un paese, di una coalizione, di un partito delle sue correnti interne, per non parlare del singolo beatificato parlamentare.
Insomma, un monarca assoluto (come, del resto, la pandemìa sta già facendo per
l’attuale Capo del governo).
Al quale pure quell’altra figura istituzionale -l’unica ad esso sovraordinata-, il Presidente della Repubblica, sta ormai assecondando tutto: incluso l’utilizzo di dpcm chilometrici, onnicomprensivi, che usano il Parlamento come un brutto soprammobile. Ma ritorniamo in tema.
L’obbligo di tutelare la salute psicofisica dei prestatori d’opera ha l’altro pilastro portante nello Statuto dei Lavoratori e nel dlgs. 626/94, attuativo -tra l’altro- della direttiva n.1989/391 CE, ma pure di tutte quelle che ad essa si sono susseguite.
L’impianto di prevenzione del lavoratore può dirsi, quindi, abbastanza “blindato”.
E quello del “temporaneo prestatore d’opera politico”?
Ossia per quello che, una volta, era un vero rappresentante del popolo: eletto a suon di preferenze, conquistate -una per una-, palmo a palmo, in territori comprendenti migliaia di frazioni locali, centinaia di Comuni, in più Province e Regioni?
In più, “bollinate” casa per casa, cena dopo cena, sezione per sezione di partito, riunione dopo riunione, categoria per categoria di lavoratori, dopo che il tapino si era conquistato l’agognato posto in lista, accanto a decine di concorrenti agguerriti quanto lui?
Allora non c’era il fenomeno del “mobbing”, e, in politica, e la bocciatura era un responso degli elettori, volgarmente detto… “calcio in culo”.
Oggi non è più così.
I cosiddetti “miracolati” sono scelti dai cd. “capi” e vengono eletti “a prescindere” dal lavoro svolto: semplicemente in forza di simpatie o antipatie personali del dio di partito o, peggio, nel ristretto giro degli estensori dei “listini” di coalizione, o di collegio, a seconda dei casi.
Pollice in alto e sei “beatificato”, pollice verso e sei “defunto”, sotterrato senza nemmeno la corona di fiori.
Schiere di “yesmen” riempiono le Aule delle
nostre Istituzioni e può capitare -persino- che una sera ti squilli il cellulare e che
-dall’altra parte del filo- un “giggino” qualsiasi ti dica: “Ciuseppi, sei disponibile?”
I legami con la gente, con i territori, con i partiti e pure con le coalizioni contano la classica… “cippa”!
Ecco, questo è il quadro entro cui ci troviamo ad affrontare l’emergenza più grave che la storia italiana ricordi.

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